La poesia
 


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"Pagine corsare"
Poesia

Le ceneri di Gramsci
Marissa Calfe
Dickinson College Blog
marzo 2006

I versi poeticamente più compiuti di Pasolini sono nelle Ceneri di Gramsci. La raccolta, una sorta di romanzo in versi, nasce in un contesto ricco di nuove esperienze culturali e di vita. La scoperta di una nuova realtà antropologica molto più densa di quella casarsese, e il contatto con una cultura non provinciale, mentre si traducono in una frenetica attività nelle direzioni più svariate, rendendo più complesso e problematico il rapporto dello scrittore con il reale. Si può constatare sempre di più una contraddizione di fondo tra una natura decadente volta ad un sentimento del passato e una volontà di impegno progressista, due mondi che Pasolini cerca di conciliare pur disperando di riuscirci. la lettura è comunque impegnata e non da prendere sottogamba come libro passatempo.

"Le ceneri di Gramsci" è grande poesia nata dalla realtà. Chi vive a Roma può trovare la tomba di Gramsci a Piramide e lì fu abbozzata questa poesia che palpita vita. Le terzine sono state riempostate in chiave moderna con poche rime e poca musicalità ma sono comunque intense e pregne di vitalità. Il poeta ragiona sulla vita politica dell'italia e sulla sua vita: divisa fra le 2 vite (private, pubbliche, politica, apolitica...). Da leggere perchè Pasolini è un grandissimo manipolatore della lingua scritta e ne dà prova ardua in questi versi. La poesia che dà il titolo al libro è forse la migliore ed andrebbe letta sotto i cipressi del cimitero protestante di Piramide, di fronte alla tomba di Gramsci.

Di questa raccolta segnalo due poemetti: "Le ceneri di Gramsci" che dà il titolo al libro e "Il pianto della scavatrice" che è la poesia che preferisco. Sono i titoli di più ampio respiro e insieme, fortunatamente, di lettura più agevole e piacevole. [...]

* * *

"Le ceneri di Gramsci" (1954)

Come ricorda l'autore stesso in calce alla poesia, Gramsci (il padre del comunismo italiano) è sepolto a Roma in una piccola tomba del Cimitero degli Inglesi, tra Porta San Paolo e Testaccio, non lontano dalla tomba di Shelley. E' il pomeriggio di una giornata uggiosa e davanti alla tomba di Gramsci (ma non molto distante da quella di Shelley, poeta romantico: la cosa è significativa come si vedrà più oltre, perché tra queste due uomini, simbolicamente, è contesa la vita di Pasolini) il poeta riflette sulla sua vita di uomo maturo, che ha alle spalle gli stenti dei primissimi anni romani e ora è "vestito dei panni che i poveri adocchiano in vetrine". Sente il bisogno di fare il punto perché la sua vita è cambiata e anche l'Italia, intorno a lui, sta cambiando. Pasolini non ama tali mutamenti, anche se in questa poesia il suo dolore è appena accennato se si confronta con quanto scriverà, appena due anni dopo, ne "Il pianto della scavatrice" né è un dolore disperato. Il suo atteggiamento è dubbioso, si domanda quale sarà il suo posto di uomo e intellettuale in un mondo che sente ideologicamente distante: 

"e se mi accade 
di amare il mondo non è che per violento 
e ingenuo amore sensuale 
così come, confuso adolescente, un tempo 
l'odiai, se in esso mi feriva il male 
borghese di me borghese" 
Si domanda inoltre quale sarà il suo ruolo di comunista intimamente antiprogressista e dichiara con forza, in ciò, la sua distanza dal fratello e compagno Gramsci: 
"Lo scandalo del contraddirmi, 
dell'essere 
con te e contro te; con te nel core, 
in luce, contro te nelle buie viscere;" 
Quasi una dissociazione. Comunista nel cuore e in luce (la luce della ragione) ma qualcosa d'altro nelle viscere e nel buio. Cosa lo bruci intimamente lo dichiara oltre: 
"attratto da una vita proletaria 
a te anteriore, è per me religione 
la sua allegria, non la millenaria 
sua lotta: la sua natura, non la sua 
coscienza: è la forza originaria 
dell'uomo, che nell'atto s'è perduta, 
a darle l'ebbrezza della nostalgia, 
una luce poetica: ed altro più 
io non so dirne, che non sia 
giusto ma non sincero, astratto 
amore, non accorante simpatia..." 
È la passione per una vita che è ai margini della storia e che solo lì può germogliare. È il populismo di Pasolini che è più forte e radicato del suo comunismo. Questa sua religione è minacciata dal progresso e gli impedisce di essere un comunista "ortodosso". Di più, gli fa sentire vicino coloro i quali, come lui, amano la vita con passione romantica, quasi ciecamente, dietro il loro sogno estetico. In fondo egli non coltiva una passione antiquaria? Non vorrebbe eterni i costumi popolari, contro la storia, così come un esteta gode della bellezza d'un quadro che sfida il tempo? Ecco che affianco a Gramsci (la luce, la ragione) si profila la figura di Shelley (il buio, la passione). 
"Ah come 
capisco, muto nel fradicio brusio 
del vento, qui dov'è muta Roma, 
tra i cipressi stancamente sconvolti, 
presso te, l'anima il cui graffito suona 
Shelley... Come capisco il vortice 
dei sentimenti, il capriccio (greco 
nel cuore del patrizio, nordico 
villeggiante) che lo inghiottì nel cieco 
celeste del Tirreno; la carnale 
gioia dell'avventura, estetica 
e puerile" 
Così Pasolini termina la sua confessione, dichiara la sua eresia. La pecca che tanti gli rimproverarono di essere un nuovo D'Annunzio, distante politicamente da questi ma allo stesso modo votato allo scandalo, vanitoso, sensuale è dunque fondata. Per Pasolini però non era un difetto e egli sentiva che strappargli questa esuberanza era come strappargli "il buio delle viscere", gli sarebbe rimasta la luce ma: 
"nella desolante 
mia condizione di diseredato, 
io possiedo: ed è il più esaltante 
dei possessi borghesi, lo stato 
più assoluto. Ma come io possiedo la 
storia, 
essa mi possiede; ne sono illuminato: 
ma a che serve la luce?" 


"Il pianto della scavatrice" (1956) 

[...] Malgrado siano passati solo due anni da "Le ceneri di Gramsci", ne "Il pianto della scavatrice" Pasolini sembra aver consumato tutte le sue residue speranze e senza preamboli entra nel vivo del suo stato esistenziale, con versi cosi' belli e veri da togliere il fiato: 

"Solo l'amare, solo il conoscere 
conta, non l'aver amato, 
non l'aver conosciuto. Dà angoscia 
il vivere di un consumato 
amore. L'anima non cresce più." 
Prosegue poi riandando con la memoria ai primi anni romani (1950-53) quando "era povero come un gatto del Colosseo" e viveva in periferia, vicino al carcere di Rebibbia. Anni duri ma felici, proprio perché anni d'amore e d'apprendistato alla vita e alla letteratura. Contrappone poi a questa età ormai mitizzata i prosaici giorni che vive ora, in un quartiere borghese. Il richiamo dei sensi, felicemente simbolizzato ne "Le ceneri di Gramsci" attraverso la figura di Shelley, non è più sicuro, come se Pasolini si fosse disilluso anche sotto questo profilo, come se per lui non fosse più una risorsa ma solo un modo per continuare a sopravvivere. Qualcosa è accaduto nella vita del Poeta nei due anni che separano "Le ceneri di Gramsci" da "Il pianto della scavtrice", ma che cosa? Forse è l'urlo delle mille scavatrici che sventrano l'Italia e con ciò il mondo arcaico cui Pasolini era legato? 

Ciò che mi piace di questa poesia è la potenza dello stile, la ricchezza delle immagini. Sotto questo profilo Pasolini, in questi versi, è in stato di grazia. 

A conclusione si può dire che questo è un libro fondamentale per farsi un'idea personale di Pasolini. Questo è già qualcosa, considerato il personaggio controverso. Ma c'è di più e forse l'essenziale: che è un libro ispirato, coinvolgente in ciò che racconta, sicuro nello stile, soprattutto nei due poemetti maggiori (per importanza e lunghezza). Nel poemetto che dà il titolo alla raccolta troverete una confessione molto chiara dell'ideologia del poeta, in particolare della sua "religione del popolo". Ne "Il pianto della scavatrice", invece, troverete l'espressione del dolore per il tempo ormai andato della sua gioventù, che è anche il tempo andato di un Italia che cambia velocemente. 
 

La morte di un sogno: un’analisi 
della poesia Le Ceneri di Gramsci

Pier Paolo Pasolini era uno scrittore e regista italiano importante negli anni sessanta e settanta in Italia. Come poeta marxista e neorealistico Pasolini era influenzato dalle teorie comuniste di Antonio Gramsci che sostenevano la validità di una società anti-capitalistica. 

Nella poesia Le ceneri di Gramsci, Pasolini riflette con costernazione sulla situazione d’Italia dopo la seconda guerra mondiale e lamenta la perdita degli ideali della Resistenza per la costruzione della società più giusta. Nella poesia, Pasolini visita la tomba di Gramsci e usa le sue ceneri come una metafora del fallimento della visione di comunismo e i sogni persi d’Italia del dopoguerra. Alla tomba, Pasolini dice addio in modo figurato a Gramsci e ai valori che ha rappresentato. In seguito, Pasolini deve affrontare il mondo di valori persi e trovare il giusto mezzo tra il suo desiderio per la vita e la sua disperazione sulla condizione corrotta della società del dopoguerra.

Pier Paolo Pasolini è nato a Bologna nel 1922, l’anno in cui il fascismo saliva al potere. Mentre studiava all’Università di Bologna durante la seconda guerra mondiale, Pasolini ha cominciato a lavorare per il Pci. Nel 1949, è stato accusato di omosessualità, ed è stato sospeso dall’università ed espulso dal partito. Comunque Pasolini si identificava con i comunisti e si autodichiarava un “marxista cattolico” fino alla fine dei suoi giorni. Dopo l'espulsione dal Pci, Pasolini si è trasferito a Roma con sua madre dove abitava nella periferia della città. Qui sviluppava un interesse per la vita dei quartieri poveri, e ha cominciato a studiare e scrivere sulla lotta del proletariato e la criminalità della città. Nelle sue opere prime Pasolini usava l’approccio del realismo per descrivere la vita degli italiani e far aumentare la coscienza sociale. Le sue opere marxiste usavano la proliferazione di sessualità licenziosa come un riflesso del tumulto economico e politico in Italia durante il dopoguerra, una conseguenza del fascismo. In seguito alle sue opere scandalose e controverse, Pasolini spesso riceveva censure ufficiali dal governo italiano e si era attirato una reputazione di “intellettuale scomodo”.

Come comunista, Pasolini era molto influenzato da Antonio Gramsci, un teorico molto importante prima della seconda guerra mondiale e l'ascesa del fascismo. Come fondatore del partito comunista italiano, Gramsci promuoveva la necessità per la gente italiana di sovvertire il capitalismo e di sfidare l’egemonia culturale delle classi dominanti. A causa della sua opposizione a Mussolini, Gramsci è stato arrestato dai membri del partito fascista nel 1929 ed incarcerato fino alla sua morte nel 1937. Mussolini disse “dobbiamo impedire che questa mente continui a pensare”.

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Testi Consultati:
Andrews, Geoff. The life and death of Pier Paolo Pasolini. 2005. . 
Francese, Joseph. “Pasolini’s ‘Roman Novels,’ the Italian Communist Party, and the Events of 1956.” Pier Paolo Pasolini: Contemporary Perspectives. Ed. Patrick Rumble and Bart Testa. Toronto: University of Toronto Press. 1994.
Ireland, Doug. Restoring Pasolini. 2005. 

Jewell, Keala. The Poisesis of History. Cornell University Press. 1992. 
Moliterno, Gino. Pier Paolo Pasolini. 2002.  
Pasolini, Pier Paolo. Pasolini: Poesie e pagine ritrovate. Ed. Andrea Zanzotto and Nico Naldini. Roma: Lato Side. 1980. 
Pier Paolo Pasolini. 2003.  
Schwartz, Barth. “Anni Mirabili.” Pasolini Requiem. New York: Pantheon Books. 1992. 
Stillo, Monica. Antonio Gramsci. 1999. 

LE IMMAGINI: copertina del libro Le ceneri di Gramsci (ed. Garzanti); la tomba di Gramsci al Cimitero acattolico di Roma; Gramsci, una scultura di Fellicu Fadda (Ghilarza); Pasolini ritratto con alle spalle un manifesto del film Accattone.

 


Le ceneri di Gramsci, di Marissa Calfe
 

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