La poesia

"Pagine corsare"
Poesia

Trasumanar e organizzar
di Pier Paolo Pasolini

Versi rifiutati

«Per leggere le poesie di Trasumanar e organizzar occore prima di tutto molta pazienza: un lettore di poesia novecentesca è abituato a versi brevi e a componimenti brevissimi. In secondo luogo, come quando si leggono le avventure marinaresche del capitano Achab, non si debbono saltare le pagine dedicate alla marineria: come esse sono la gabbia che sostiene la tragedia, così il discorso (o il discorrere) di Pasolini, veloce, privo di trapassi sublimi, mai ellittico, è sempre, o quasi sempre, la lenta e necessaria preparazione al senso che egli vuole dopotutto rendere esplicito. Pasolini, a differenza dei poeti della sua generazione, e di quella precedente, per non parlare di quelli venuti dopo di lui, non ha mai paura dell'esplicito. Si può essere sicuri che ogni sua poesia vuole, essendo antipoetica, dire qualcosa di assolutamente poetico, cioè di assolutamente vero, della verità che gli scaturiva dalla vita fin lì vissuta, vissuta quel giorno, vissuta un minuto prima.» (Dalla Prefazione di Franco Cordelli)

Giorgio Manacorda presentò nel 1999, in “Poesia ‘99” (Castelvecchi editore) - il sesto Annuario critico della poesia italiana -, alcune poesie pasoliniane “rifiutate” dall’autore stesso per la pubblicazione in Trasumanar e organizzar, (Garzanti, 1971). Nella fascetta editoriale che accompagnava l’edizione del volume, Pasolini stesso aveva scritto tra l’altro:

«Chi è la persona che ha scritto questo libro? Non lo so bene. Comunque essa è stata certamente guidata da una mezza dozzina di "principi" dettati da chissà che istinto.

Il primo di questi principi è stato quello di resistere contro ogni tentazione di letteratura-azione o letteratura-intervento: attraverso l'affermazione caparbia, e quasi solenne, dell'inutilità della poesia.

Il secondo principio di tale persona è stato quello di non temere l'attualità (in nome di qualcos'altro che la vanifica, e in cui peraltro essa crede).

Il terzo principio è stato quello di concedersi una certa libertà linguistica rasentante talvolta l'arbitrarietà e il gioco (cose in precedenza mai avvenute, perché le sue mistificazioni furono sempre ingenue, appassionate e zelanti).

Il quarto principio è stato quello di considerare fatale da parte sua la rassegnazione di fronte al persistere dell"oxymoron", o della "sineciosi" (vedi "Sineciosi della diaspora").

Il quinto principio è consistito nella scoperta, quasi improvvisa, che la libertà è "intollerabile" all'uomo (specialmente giovane), che si inventa mille obblighi e doveri per non viverla.

Il sesto principio (molto meno importante) è consistito nel non voler fare di tutti i principi sopraddetti, e di una forma di fedeltà a se stessa, necessaria ad adempiersi, un contributo alla restaurazione».

Le “poesie rifiutate” pubblicate da Manacorda sono contenute in una cartella dell’Archivio Pasolini presso il Gabinetto Viesseux di Firenze che reca l’intestazione Escluse e appartengono agli anni 1968-69 come tutte le poesie di Trasumanar e organizzar. «Le loro caratteristiche sono dunque le stesse di quel libro:», scrive tra l'altro Manacorda, «insistenza sull’aspetto “fàtico” del linguaggio, presentazione in sequenza di un testo e del suo rifacimento, paradossale esibizione di provvisorietà (poesie su ordinazione, lacune nel testo provocate da incidenti materiali, mimesi di “agenzie” giornalistiche, mancanza di punti fermi finali eccetera). 

Anche i minimi eventi biografici sono in comune: i viaggi in Etiopia (con gli inserti in amarico che troviamo anche in Trasumanar, nel Post-face di Propositi di leggerezza), il servizio militare di Ninetto ad Arezzo […], la ripresa dopo molti anni della voglia di dipingere […] Alcuni temi si inseriscono in catene tematiche di lungo periodo [...]. In altri casi ci troviamo di fronte a temi che saranno sviluppati in seguito: come l'elogio dell'ordine, o l'invettiva contro le barbe [...]

Quanto alle ragioni dell'esclusione, sono piuttosto chiare per testi brevi come Logos o Appunto: la vecchia "dimensione lirica" deve essere assente da Trasumanar proprio perché la riflessione sul destino della lirica è uno dei temi portanti del libro. Su un piano più generale, è proprio l'architettura "politica" di Trasumanar che espunge necessariamente i testi più legati a emozioni momentanee, idee improvvise, intenerimenti lancinanti e privati, quando l'elaborazione non abbia saputo surdeterminarli emblematicamente. Non si tratta invece, quasi mai, di esclusioni per scarsa tenuta stilistica, poiché la poetica del non-finito attuata nel libro esclude una simile distinzione».

Propongo qui di seguito alcune di tali “poesie rifiutate”, scusandomi per la qualità delle immagini che non è delle migliori. Inoltre, a seguire, un articolo di Francesco Erbani pubblicato da "la Repubblica" il 17 maggio 2000 e la poesia di Pasolini Comunicazione schizoide all'ANAC contenuta nell'Appendice a Trasumanar e organizzar.




Trasumanar e organizzar
di Francesco Erbani, "la Repubblica" 17 maggio 2000

È una confessione che brucia e che in parte trova riscatto in un gesto beffardo, in qualche modo eversivo. "Smetto di essere poeta originale", scrive Pier Paolo Pasolini negli anni a cavallo fra il 1968 e il 1969, "costa mancanza / di libertà: un sistema stilistico è troppo esclusivo. / Adotto schemi letterari collaudati, per essere più libero. / Naturalmente per ragioni pratiche". Sul finire del decennio Pasolini spinge la sua poesia verso un punto estremo. La scompone sino a concepire il suo rifiuto, rigettandone l' ordine e la stessa struttura, smantellando ciò che ancora la rende diversa dai tanti linguaggi che assordano la società di quegli anni - quello dei media, della politica o della contestazione.

Quei versi appartengono alla raccolta Trasumanar e organizzar, pubblicata nel 1971, due anni dopo la loro stesura avvenuta nel pieno di un turbamento fra i più laceranti della biografia pasoliniana: la scoperta di quanto sia perversa l'opera della borghesia italiana che, spinta dall'euforia neocapitalista, ha occupato ogni anfratto sociale, compresi quelli un tempo abitati dalle culture proletarie e sottoproletarie. Anche se non smetterà di scrivere versi, Pasolini considera che la lirica sia morta. E infatti in quella raccolta accoglie non solo la versione finale di alcuni testi, ma anche le redazioni originarie: supremo smacco alla poesia come forma assoluta.

Da quel gruppo Pier Paolo scarta un consistente numero di versi che chiude in una cartellina con la dicitura "Escluse". Quelle poesie, finora inedite, vedranno la luce su Poesia ' 99, annuario a cura di Giorgio Manacorda in uscita presso Castelvecchi. Sul perché Pasolini le abbia accantonate è possibile avanzare alcune ipotesi. Secondo Walter Siti, curatore dell' opera pasoliniana nei Meridiani Mondadori, "il taglio è dovuto all'indole stessa di Trasumanar e organizzar, così tesa intorno ad un impianto civile da non ammettere toni intimistici o troppo legati ad occasioni o emozioni contingenti".

In questi versi Pasolini si interroga sul futuro stesso della poesia. "Perché esiste la poesia lirica? Perché solo io / e nessun altro per me, sa quali lunghe tradizioni / ha il dolore nascente dalla tinta dell' aria che si oscura; / la sera e le nuvole annunciano, insieme, notte e inverno". Ma in essi risuona comunque il rombo di quegli anni. Dopo le contestazioni studentesche a Valle Giulia, Pasolini scrive la celebre Il Pci ai giovani, in cui striglia il conformismo borghese che permea la protesta. Gli umori si infiammano e il poeta prende fuoco. Fra queste poesie ne compare una, Esposto, in cui Pasolini replica con veemenza alle critiche rivoltegli su 'Paese sera' da Elio Pagliarani, poeta vicino al Gruppo 63 che lui vede come il fumo negli occhi (ricambiato di analoga considerazione). Scrive Pasolini in una nota al primo verso: "Ho esposto agli studenti ciò che andava esposto con vecchio amore al Partito comunista, ed essi mi hanno relegato tra gli Infrequentabili; ho poi esposto al Partito comunista ciò che andava esposto con inevitabile amore per gli studenti: e il Partito comunista mi ha relegato fra gli Infrequentabili".

Nelle prime poesie torna un tema che talvolta ricorre nei versi pasoliniani, la masturbazione (La maculata concezione, Rifacimento, Frammento della Caina). "Rivendicar la sua dignità", scrive, "e il suo rango di peccato come gli altri / Anzi, perché non una riabilitazione: / quel gesto è il gesto inutile nel mondo dell' utilità / è azione che si nega / con l'encomiato coito".

Ma è in ogni caso la dimensione pubblica che prevale. In questa stessa pagina pubblichiamo tre testi pasoliniani [qui è riportato integralmente Comunicazione schizoide all'Anac, ndr]. In quello intitolato Comunicazione schizoide all' Anac (che non riproduciamo integralmente: l' Anac è l' associazione autori cinematografici) si fa riferimento a varie denunce subite da Pasolini, a cominciare da quella per favoreggiamento per aver ospitato nella sua macchina due ragazzi dopo una rissa, fino all' accusa di rapina a mano armata ai danni di un giovane che lavorava in una pompa di benzina al Circeo. In questa poesia Pasolini rievoca anche un altro processo: glielo intentarono i produttori del film La ricotta, che gli imputavano di aver scritto un copione troppo scabroso e quindi di averli danneggiati. Leggere questi versi provoca la stessa impressione magmatica che, sostiene Siti, è la chiave per afferrare l'intera personalità letteraria di Pasolini.

Anche nelle poesie rifiutate Pier Paolo non fa che rimandare all' immagine totale di sé costruita nel corso degli anni - con la sua figura, con il suo stesso corpo - e ormai diventata imponente, al punto da ingombrare tutto lo spazio che altri occupano solo con la poesia, solo con il cinema, o solo con la denuncia.

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Comunicazione schizoide all'Anac
di Pier Paolo Pasolini

È ora di finirla.
Questa vostra tacita tema di tradimento da parte di chi non è come voi
mi fa comportare forzatamente sempre come se fossi sull’orlo del tradimento
Fatto questo preambolo

Più che di schizofrenia è il caso di parlare
del linguaggio fatico

Le clausole conative son tutte nelle forme interne

Restano appunto i perché e i percome, bel tempo,
«Poesie pratiche» sarà il titolo della mia prossima raccolta di versi,
in concorrenza a «Poesie comuniste» o «I primi sei canti del Purgatorio»
Il titolo più plausibile sarebbe, certo, «Da pubblicare dopo la mia morte»
ma come potrei resistere alla tentazione di pubblicarlo prima?

Questa lettera segue una rapida decisione subito declinata
forse stupidamente. L’avevo presa in un sogno mattutino:
«Mi dimetto dall’ANAC e mi iscrivo al Pci»

Dovete sapere
Da parte del soggetto che vive le cose, e non le rivive,
attraverso le informazioni, la realtà ha sempre un aspetto infernale.
Fu nell’Inferno che una corte mi condannò
per aver diviso due litiganti (adesso ogni volta che vedo
gente che litiga, taglio la corda. Grazie, Patria,
per avermi insegnato a tagliare la corda e commettere
almeno in caso di rissa - reato d’omissione, che nessuno m’imputerà.
È stato nel mio Inferno,
non ancora in quello della Repressione,
che un Pubblico Ministero (commedia dell’arte)
mi accusò di voler fondare una nuova religione
sostenendo che:

Stracci ejaculava fuori campo.

Inoltre fui condannato per essermi messo un cappello nero
in testa, essermi infilato dei guanti neri
nelle mani, aver caricato con una pallottola d’oro
una pistola, e così aver rapinato un cristiano di duemila lire.
In altre parole sono stato condannato per un’azione
accaduta nel sogno di un altro.

Accennerò solo di sfuggita
a un’altra condanna subita
per aver consegnato una sceneggiatura
che essendo apparsa brutta e scandalosa

Il produttore disse di non aver potuto fare il suo film
perché la mia sceneggiatura era brutta e scandalosa,
e pretendeva quindi i danni. Il tribunale gli diede ragione!!
Cari, colleghi, questo è un precedente: e siamo nel ’62 o ’63.

Il Libro Bianco delle Sentenze
stilato contro di me dalla Magistratura Italiana
sarà il libro più comico

Per me è stata una tragedia:
ma non temete. Fingo che le mie spalle siano fragili:
in realtà sono più forti di quelle di Simone.
Ma fatemi fare il bravo cittadino per qualche mese
se no, non potrò fare più il cattivo cittadino per tutta la vita.

Pier Paolo Pasolini, Trasumanar e organizzar. Appendice
Garzanti, Milano 1971

 
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