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La poesia Trasumanar e
organizzar Lo devo ammettere: i veri lettori di questo libro sono coloro che gli possono conferire una certa oggettività attraverso un interesse professionale. Ciò, è vero, accade in Italia per tutti i libri di poesia: ma per questo, credo, in modo particolare, perché almeno per la prima metà esso è costituito da "documenti", o privati (a testimoniare una vita) o letterari (a testimoniare una evoluzione linguistica e intellettuale). Tuttavia, per quanto privo di illusioni, continuo sempre a credere nell'esistenza almeno ideale di un lettore ingenuo, disposto a prendere come fatti obbiettivi e di consumo non ignobile, anche le cose più intime, stravaganti e personali. Così, è a questo lettore che voglio specialmente dire che non dipende da me se Trasumanar e organizzar può già apparire, nell'aprile del 1971, leggermente anacronistico: le involuzioni sociali sono sempre traumatiche e perciò rapide. E' vero che da quasi un anno ho cessato la collaborazione a un rotocalco perché era impubblicabile una mia osservazione riguardante uomini influenti, i quali si dichiaravano "equidistanti" dai gruppi sovversivi di destra e dai gruppi sovversivi di sinistra: e prevedevo dunque con questo che si sarebbe arrivati all'attuale situazione, in cui si è costretti a ricordare il '19 se non addirittura il '22. La dichiarazione di equidistanza dai due corni estremi è oggettivamente un appoggio al corno destro. So bene poi che sono molto pochi i lettori che leggono interamente, dal principio alla fine, un libro di poesie: perciò indicherei, a chi avesse una scusabile fretta, le sezioni "Trasumanar e organizzar", "Charta (sporca)", "Poemi zoppicanti" e "Manifestar", come le più interessanti. So anche che ci sono dei lettori che, di un libro di poesie, ne leggono solo una: in tal caso consiglierei "La poesia della tradizione". Chi è la persona che ha scritto questo libro? Non lo so bene. Comunque essa è stata certamente guidata da una mezza dozzina di "principi" dettati da chissà che istinto. Il primo di questi principi è stato quello di resistere contro ogni tentazione di letteratura-azione o letteratura-intervento: attraverso l'affermazione caparbia, e quasi solenne, dell'inutilità della poesia. Il secondo principio di tale persona è stato quello di non temere l'attualità (in nome di qualcos'altro che la vanifica, e in cui peraltro essa crede). Il terzo principio è stato quello di concedersi una certa libertà linguistica rasentante talvolta l'arbitrarietà e il gioco (cose in precedenza mai avvenute, perché le sue mistificazioni furono sempre ingenue, appassionate e zelanti). Il quarto principio è stato quello di considerare fatale da parte sua la rassegnazione di fronte al persistere dell"oxymoron", o della "sineciosi" (vedi "Sineciosi della diaspora"). Il quinto principio è consistito nella scoperta, quasi improvvisa, che la libertà è "intollerabile" all'uomo (specialmente giovane), che si inventa mille obblighi e doveri per non viverla. Il sesto principio (molto meno importante) è consistito nel non voler fare di tutti i principi sopraddetti, e di una forma di fedeltà a se stessa, necessaria ad adempiersi, un contributo alla restaurazione. Su tutto è
sempre prevalsa l'idea, disperata ma rassegnata, che la propria
vita si fosse rimpicciolita: ma che comunque fosse aumentato il
piacere di vivere, in ragione della materiale diminuzione del
futuro. una nota su Trasumanar e organizzar di Massimiliano Valente
"Trasumanar e
organizzar. Con questa espressione voglio dire che l'altra
faccia della 'Trasumanizzazione' (la parola è di Dante, in
questa forma apocopata), ossia dell'ascesa spirituale, è
proprio l'organizzazione. [...] Ci sarebbe molto da dire sui popoli
che, secondo noi, agiscono solo a livello pratico, pragmatico; sono
sempre ascetici e profondamente religiosi." (1) "Smetto di essere poeta originale, costa mancanzaL'abbandono dello schema "stilistico" ha un connotato polemico, e grazie a questo la poesia pasoliniana torna ad assumere gli aspetti stilistici utilizzati agli esordi, quando "per ragioni pratiche" cercava una funzione orale e immediata, come nei "Manifesti murali" del dopoguerra friulano. Questi manifesti si occupavano di cristianesimo e comunismo, di De Gasperi e di La Malfa, mentre Trasumanar e organizzar si occupa di Panagulis, di Kennedy, di Nixon, della restaurazione di sinistra e di un libro di Elsa Morante (Il mondo salvato dai ragazzini). Mutano quindi i riferimenti dell'attualità ma non muta l'approccio stilistico del poeta. Dalla fuga dalla letteralità si ricava un proprio tono, che paradossalmente si evince proprio dall'assenza di un tono. La poesia di Trasumanar e organizzar è finalizzata alla discussione delle contraddizioni civili. Si cerca la reazione del lettore che convinca il poeta dell'efficacia della trasgressione e della contaminazione letteraria che viene sperimentata. Pasolini abbandona le strutture stilistiche dei suoi libri precedenti, anzi esibisce noncuranza stilistica, e dimostra ottime doti di improvvisazione. I risultati sono oscillanti ma è un rischio che Pasolini affronta consapevolmente. Il tono polemico di Trasumanar e organizzar sarà usato da Pasolini nei celebri interventi polemici dell'ultimo periodo della sua vita. (1) Pier Paolo
Pasolini, Il sogno del centauro |
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