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Pasolini nei blog "In
sonno e in veglia", blog di Giorgio di Costanzo:
su Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, Garzanti 1975, prima edizione .
Si può essere in disaccordo
con parte delle polemiche qui riunite; ma non si può sottovalutare il
rovello che le muove, lo sgomento di Pasolini di fronte all'irruzione di
quella ch'egli chiama«civiltà consumistica di massa». È chiaro cosa
a Pasolini fa orrore; meno cosa egli “vuole” (oltre che ricordarci
tale “orrore” e ciò ch'esso ha distrutto). Sposterò il problema nei
termini, per me più chiari, in cui lo pose 50 anni fa Ortega y Gasset,
considerato a torto un conservatore da progressisti simili a quelli che
considerano un reazionario Pasolini.
Per Ortega lo sviluppo economico-sociale ha prodotto la società di massa. Gli uomini-massa (diffusi in tutte le classi, e anche fra gl'intellettuali), rimpinzati di luoghi comuni, affogati nel presente, sprezzanti verso tutto ciò ch'è debole o “superato”, vogliono anzitutto godere, consumare, possedere, apparire. L'uomo non massificato invece esige molto da sé, con tensione autocritica, insegue ideali di difficile realizzazione e modelli umani che onora. Sono sempre abbondati gli uomini-massa. Ma ora la diffusione d'idee illuministiche e ribelli (in sé valide), che lo sviluppo ha posto alla portata di masse sempre più estese, produce la prepotenza dell'uomo-massa, che rivendica ogni potere. In questo, secondo Ortega, c'è del buono: ne nasce l'enorme vitalità della vita moderna, e d'altronde ogni uomo (per quanto uomo-massa sia) ha i diritti di qualunque altro. Ma c'è un pericolo. Come l'aristocratico o il nato ricco, l'uomo-massa è un bambino viziato, che consuma ciò che non è merito suo. Non sa quali sacrifici è costata la civiltà, quanto costa anche solo conservare una convivenza decente. La sua prepotenza è distruttiva, la sua soggezione suicida. Partendo da Ortega, si capisce meglio Pasolini. La «civiltà dei consumi» estende le tendenze massificanti. Potere economico e politico, mettendo l'accento sui diritti al consumo più che su doveri e sacrifici (come invece potere religioso e politico sempre fecero nelle società povere), estende di molto il numero di quelli su cui fin dall'infanzia peserà il modello dell'uomo-massa, che consuma e rivendica soddisfazioni (legittime), ma è sordo all'esigenza d'istanze di vita più ardue. Di rado fra gl'intellettuali democratici c'è coscienza del problema. Pasolini lo impone con toni drammatici, anche se con qualche confusione di piani. Un tempo, religione e politica inculcavano una condotta virtuosa con la pressione del costume, e la imponevano con leggi repressive o col ricatto economico. Oggi il costume tradizionale crolla, e non si può accettare la costrizione politica alla virtù. Un democratico sarà ostile a forme autoritarie di virtuosismo (imposto agli altri), e trovo sbagliatissima la residua ammirazione di Pasolini per esempi sovietici o per lo stile politico, intimamente autoritario e unanimista, dei nostri comunisti. Modelli di vita non massificata si possono proporre solo a livello etico, pedagogico, estetico: è il compito d'intellettuali, di religiosi, e anche di politici e di chiunque suggerisca ideali implicanti sforzo e differenziazione individuale. Ma, per influenze romantiche, sadiche, utopico-marxiste, pseudo-freudiane, marcusiane, troppi intellettuali di sinistra oggi tendono al contrario: credono solo nella liberazione degli istinti (o dei risentimenti), e nell'affermazione incontrollata del soggetto. Spesso essi sono padri così “antiautoritari” che producono i figli più autoritari e smarriti. E, quanto agli artisti, le “avanguardie” hanno elaborato la mentalità massificata del consumo d' “élite”: culto della “novità” purchessia, e disordinata inflazione dell'inconscio. Pasolini ha da tempo polemizzato contro l'avanguardia. Ma resta il problema: chi elabora poi uno “stile” che esprima l'esigenza d'un diverso modo di vita? Le opere artistiche di Pasolini rispondono a quest'esigenza? Che senso hanno i suoi film recenti in rapporto a ciò ch'egli grida in questi saggi? Quanta parte della sua anima Pasolini ha venduto al diavolo?
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