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Pasolini nei blog Il ragazzo che non
parlava mai
A Torpignattara vivevano anche Franco e Sergio Citti. Loro due, insieme a Pier Paolo Pasolini e a Ninetto Davoli andavano spesso a cena in una trattoria con l'entrata proprio su via di Torpignattara Un locale intasato di odori intensi, sempre immerso nel fumo delle tante sigarette accese, che si apriva improvvisamente in cortiletto interno a cielo apero, stretto tra le mure dei palazzi circostanti. Tra Torpignattara e Villa Certosa, un agglomerato di casupole quasi isolato su una modesta altura, c'erano ancora solo pratoni, piccoli orti e stradine sterrate. Ci andavo con gli amici a "giocare a pallone" su campetti improvvisati, dove lo spazio delle porte era segnato da barattoli arrugginiti. Tra questi ce n'era uno taciturno. Talvolta si univa a noi. Calciava benissimo. Nessuno però gli dava confidenza, né lui la cercava. Finita la partitella se ne andava senza dire nulla, senza salutare nessuno. Sapevo che abitava in una casupola della borgata Gordiani, assieme alla madre e alla sorella. Quando chiedevo notizie di lui i miei amici si guardavano tra loro e sorridevano senza commentare. Una domenica mattina lo incontrai, assieme alla sorella, su un pullman che transitava per via Torpignattara e che, assieme ai miei genitori, prendevo per raggiungere il lido di Ostia. Il Pullman era gestito da un privato e offriva il servizio Roma Sud-Ostia solo il sabato e la domenica. Giunto ad Ostia si fermava a richiesta davanti gli stabilimenti. Nel tardo pomeriggio faceva il medesimo percorso al contrario. Lui e la sorella scesero al Vittoria, lo stesso dove andava la mia famiglia a quei tempi. Ricordo una passeggiata sulla spiaggia assieme alla sorella. Aveva un visino anonimo e un seno già prosperoso nonostante l'età. Credo mi piacesse. Ad un tratto ci raggiunse il fratello e finimmo la passeggiata insieme, senza scambiarci nemmeno una parola. Se cerco di visualizzarlo mi viene in mente l'immagine di noi tre sulla battigia, tra le grida dei ragazzini, le signore con i costumi interi e i pattini rossi e bianchi, pronti ad essere sospinti in acqua. Quando tornammo alla spiaggia del Vittoria mio padre ci venne incontro e con uno sguardo mi fece capire che voleva parlarmi. Lo seguii sotto l'ombrellone e là venni a sapere che non gli piaceva il fatto che fraternizzassi con quel tipo. Ricordo ancora il suo breve rimbrotto: "Lasciali stare! La madre è una mignotta. Batte tutte le sere al Mandrione e lui è un 'marchettaro'. Si fa pagare da certe persone che invece di andare con le donne vanno con i ragazzi". Devo confessare che nell'ingenuità dei miei quattordici o quindici anni (non ricordo con precisione l'anno) non capii bene cosa potesse spingere quelle "certe persone" a cercare la compagnia del mio giovane amico. Seppi solo molti anni dopo che quel ragazzo taciturno era poi finito nel giro dei giardinetti della Stazione Termini e conosceva benissimo Pino Pelosi. L'immagine è tratta da "Torpignattara.
Un po' di storia" in cui si trovano
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