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Premio Internazionale di Poesia
Pier Paolo Pasolini
Segretario generale: Francesco Agresti


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Poiché mai come ora, nel panorama letterario italiano, si osserva tutta la forza dirompente della poesia di Pier Paolo Pasolini, consapevoli che la poesia è chiamata a dare un nome alla complessità del mondo sociale e politico, convinti dell'utilità della poesia come terapia del linguaggio e strumento di conoscenza del presente e del passato, consci della strategica intelligenza letteraria e del valore testimoniale dell'intera produzione poetica di Pier Paolo Pasolini, abbiamo deciso - in collaborazione con la Provincia di Roma, il Comune di Roma e il XIII Municipio (Ostia) - di istituire un premio internazionale di poesia dedicato a un poeta amato dai giovani, per ricordare la sua voce, la sua straordinaria modernità linguistica, e la sua attenzione nei riguardi dei cambiamenti antropologici e culturali.
Francesco Agresti
              Alessio Brandolini
               Martha Canfield
            Biancamaria Frabotta
                Dacia Maraini

Il Premio Pasolini di Poesia, che quest'anno celebra la sua prima edizione e la cui cerimonia di premiazione si svolgerà ad Ostia il primo novembre prossimo, ha visto la partecipazione di oltre 130 poeti, tra italiani e stranieri, e può realizzarsi grazie al contributo, al patrocinio e alla collaborazione dell'Amministrazione provinciale di Roma, della Regione Lazio e del XIII Municipio di Roma (Ostia), tra gli altri, registra nel suo Comitato d'onore l'adesione del Sindaco di Roma, Walter Veltroni, dell'onorevole Giovanna Melandri, dell'Assessore alla Cultura della Regione Lazio, Luigi Ciaramelletti, dell'Assessore alla Cultura dell'Amministrazione provinciale di Roma, Vincenzo Maria Vita e del presidente del XIII Municipio di Roma-Ostia Davide Bordoni.

"È un segno di grande sensibilità, quello manifestato dalle Istituzioni, nei confronti di un poeta che resta tra i più controversi ed i più amati nel panorama letterario del nostro paese, - ha dichiarato il segretario generale del Premio, Francesco Agresti - e sapere di poter confidare sulla disponibilità di queste insostituibili Istituzioni è per noi motivo di orgoglio e di ulteriori stimoli, per avvicinare, soprattutto il pubblico dei più giovani, ad una poetica, quella di Pasolini, che, a trent'anni dalla morte, è ancora carica della sua straordinaria modernità linguistica e della sua attenzione nei riguardi dei cambiamenti antropologici e culturali della nostra società."

All'assegnazione del Premio partecipano, come accennato, oltre 130 poeti. Fra tutte le opere pervenute, la giuria selezionerà, entro il mese di settembre, la cinquina dei vincitori finalisti. Inoltre, la Giuria selezionerà un poeta straniero, tradotto e pubblicato in Italia, per il riconoscimento internazionale. Il nome del vincitore assoluto del Premio sarà reso noto nel corso della cerimonia di premiazione fissata a Ostia il primo novembre prossimo. Al vincitore assoluto e al poeta straniero prescelto andranno tremila euro ciascuno. Agli altri quattro vincitori finalisti, un premio di mille euro ciascuno. Per il ritiro dei premi saranno presenti gli autori premiati.

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La Giuria del Premio Pasolini

Francesco Agresti
Poeta, scrittore e giornalista. Comincia a svolgere attività di critico letterario agli inizi degli anni '70. Ha pubblicato le raccolte di versi: L'Ape Regina (Abete, 1982), Ritorno a Eboli (Spada, 1984), Oltre i canneti (Lucarini, 1985) e Divaganze per ordine alfabetico (Edizioni Il Ventaglio, 1985). Nel 1988, nella casa di Alberto Moravia, al Circeo, fonda in Premio internazionale di letteratura "La Cultura del Mare", di cui è organizzatore e Segretario generale. Nel 1989 pubblica il suo primo romanzo, Un argentino al Circeo (Spada). Il poemetto a due voci Il ritorno di Ulisse (Tiellemedia Editore, 2003) è stato rappresentato a Sabaudia, Paestum, Palinuro, San Felice Circeo, Ostia e New York. Il romanzo All'ombra dei Templari è in via di pubblicazione.

Alessio Brandolini
È nato a Frascati nel 1958, ma ha trascorso i suoi primi vent'anni in una piccola casa sul cocuzzolo di Monte Compatri, sempre nei Castelli Romani, con i genitori e cinque fratelli. Poi si è trasferito a Roma, dove tuttora vive. Qui si è laureato in Lettere moderne, con una tesi sulla poesia di Jole Tognelli, si è sposato con Laura e ha avuto due figli: Simone e Flavia. Ha iniziato a lavorare giovanissimo e dopo un'infinità di esperienze è approdato, nel 1983, nel confortevole lido del Senato della Repubblica (ma non è senatore, ci lavora). Ha esordito come poeta nel 1989 sulla rivista "Galleria". Nel 1991 ha vinto la sezione inediti del "Premio Montale" con una silloge poetica, L'alba a piazza Navona, pubblicata da Scheiwiller nel 1992. Nel 2002 ha pubblicato Divisori orientali (Manni editore), una raccolta poetica alla quale è stato attribuito il "Premio Alfonso Gatto 2003 - Opera prima", e nel 2004 sono uscite le Poesie della terra (LietoColle), con prefazione di Mario Santagostini. Suoi testi sono sparsi in antologie e riviste, e alcune sue poesie sono state tradotte in spagnolo e pubblicate in Colombia. È tra i redattori del sito "gialloWeb" che si occupa di letteratura a sfondo noir. Con recensioni letterarie collabora a "vibrisse - Bollettino di letture e scritture" curato di Giulio Mozzi e diffuso via e-mail. Organizza reading e incontri letterari, soprattutto con il gruppo "I libri in testa". Ha fiducia nella poesia e nella politica, nell'amore e nell'amicizia. Non a caso gli piace il vino rosso.

Martha L. Canfield
Di origine anglo-italiana è nata a Montevideo nel 1949. Nel 1969 si è trasferita in Colombia, dove si è laureata all'Università di Bogotà e ha iniziato la sua esperienza come docente universitaria. Dal 1977 vive stabilmente a Firenze dove è professore ordinario di "Lingua e Letteratura Ispanoamericana" presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. Scrive in spagnolo e in italiano e traduce in entrambe le lingue. È autrice di tre raccolte di versi in spagnolo: Anunciaciones (1977), El viaje de Orfeo (1990) e Caza de altura (1994) e di tre in italiano: mar/mare (1985, versione bilingue), Nero cuore dell'alba (1998) e Capriccio di un colore (2004, Le Lettere).
Ha pubblicato diversi volumi di saggi e monografie su autori ispanoamericani, fra i quali: García Márquez, César Vallejo, Jorge Luis Borges, Julio Cortázar, Octavio Paz. Ha scritto due capitoli per la Storia della civiltà letteraria ispanoamericana (UTET, 2000).
Ha tradotto in spagnolo opere di Pasolini, Sanguineti, Magrelli, Bufalino. Ha curato in italiano le singole opere poetiche di Carlos German Belli, Idea Vilariño, Jorge Eduardo Eielson, Álvaro Mutis e Mario Benedetti; l'antologia di narrativa Donne allo specchio. Racconti ispanoamericani fra Ottocento e Novecento (Le Lettere, Firenze, 1997) e una di poesia, Voces y luces. Poesia ispanoamericana attuale (Olivares, Milano, 1998). Collabora con riviste nazionali e internazionali, in particolare con le fiorentine "Semicerchio. Rivista di Poesia Comparata", e "Collettivo R" (rivista dedicata al mondo latinoamericano).

Biancamaria Frabotta
Nata a Roma nel 1946, qui vive insegnando "Letteratura italiana contemporanea" all'Università di Roma "La Sapienza". Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: Il rumore bianco (Feltrinelli, 1982), Appunti di volo e altre poesie (La Cometa,1985), Controcanto al chiuso (Rossi & Spera editori,1991), La viandanza (Mondadori, 1995 - Premio Montale 1995), High Tide (Poetry Ireland Ltd/Eigse Eireann and The Tyrone Guthrie Centre, Dublin,1998), Terra contigua, (Empiria,1999), La pianta del pane, (Mondadori, 2003 - Premio Lericipea 2003 e Premio Dessì 2003). Ha inoltre pubblicato il romanzo Velocità di fuga (Reverdito,1989), la trilogia teatrale Trittico dell'obbedienza (Sellerio,1996) e vari saggi di critica letteraria, tra cui: Letteratura al femminile (De Donato,1980) e Giorgio Caproni, il poeta del disincanto (Officina edizioni, 1993). Ha curato l'antologia Donne in poesia, antologia della poesia femminile in Italia dal dopoguerra a oggi (Savelli,1976), Arcipelago malinconia. Scenari e parole dell'interiorità (Donzelli, 2001) e Poeti della malinconia (Donzelli, 2001).

Dacia Maraini
Nasce a Firenze nel 1936. La famiglia Maraini si trasferisce in Giappone nel '38 e rientra in Italia dopo la guerra. Vanno ad abitare in Sicilia, a Bagheria. Qualche anno dopo i genitori si separano: il padre va ad abitare a Roma, la madre resta a Palermo con le tre figlie. A diciotto anni Dacia Maraini decide di andare a vivere a Roma con il padre. A ventun'anni fonda, assieme con altri giovani , la rivista letteraria "Tempo di letteratura" e comincia a collaborare con varie riviste. Nel '62 pubblica il primo romanzo, La vacanza (Lerici). Nel '63 esce il nuovo romanzo, L'età del malessere (Premio Formentor). A memoria esce nel '67 per Bompiani. La raccolta di poesie Crudeltà dell'aria aperta è del '66 (Feltrinelli). In questi anni Dacia Maraini comincia a occuparsi di teatro. Fonda, assieme con altri scrittori, il "Teatro del Porcospino", in cui si rappresentano solo novità italiane. In quel periodo vive con Alberto Moravia, una convivenza che durerà fino agli anni settanta. Nel '68 esce il libro di racconti Mio marito (Bompiani) e due anni dopo il libro di teatro Ricatto a teatro e altre commedie (Einaudi). Nel '73 fonda con altri il teatro della "Maddalena", gestito e diretto da donne. Nel '72 pubblica il romanzo Memorie di una ladra. Monica Vitti ne ricava un film fra i suoi più riusciti: "Teresa la ladra". Nel '73 esce Donna in guerra (Einaudi), tradotto all'estero. È di quegli anni il testo teatrale Maria Stuard, che viene tradotto e rappresentato in quindici paesi. Nel 1980 esce Storia di Piera (in collaborazione con Piera degli Esposti). Ferreri ne ricaverà un film. Dell'84 il romanzo Il treno per Helsinki (Einaudi). Nell'85 Isolina (Mondadori - Premio Fregene), nel 1990 Lunga vita di Marianna Ucria (Rizzoli - Premio Supercampiello - Premio "Miglior libro dell'anno", Marotta, Napoli e altri premi). Nel 1991 esce la raccolta di poesie Viaggiando con passo di volpe (Rizzoli), lo stesso anno viene pubblicato il libro di teatro Veronica, meritrice e scrittora (Bompiani). Nel 1993 esce Bagheria e Cercando Emma (Rizzoli). Nel 1994, Voci (Rizzoli) e nel 1996 Un clandestino a bordo (Rizzoli), un breve saggio sulla maternità e sull'aborto. Nel 1997, il romanzo Dolce per sé. Nel 1998 E tu chi eri? (Rizzoli), un libro intervista sull'infanzia, e Se amando troppo, raccolta di poesie scritte tra 1966 e il 1998 e, sempre per la Rizzoli, nel 1999 viene pubblicato Buio, una raccolta di storie tragiche, tratte da fatti realmente accaduti, (Premio Strega, Premio Città di Bari). Nel 2000-2001 vengono pubblicati, ancora con Rizzoli: Amata scrittura, Fare teatro 1966-2000, La nave per Kobe. Nel 2003 Piera e gli assassini (in collaborazione con Piera degli Esposti). Collabora a importanti quotidiani e riviste.

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Il perché di un premio di poesia intitolato a Pier Paolo Pasolini
di Francesco Agresti
da http://www.francescoagresti.it

In un momento come quello attuale, caratterizzato da un forte disagio esistenziale, ed in cui da più parti si va tentando con sempre maggiore accanimento di relegare la poesia tra i cosiddetti generi minori, se non addirittura futili, della letteratura, convinti più che mai della funzione insostituibile esercitata da questo indispensabile strumento creativo e formativo nell'ambito della nostra stessa civiltà occidentale, grazie al quale intere generazioni di giovani sono state aiutate a capire se stesse ed il mondo circostante, modellandone spesso anche i comportamenti sociali e la loro stessa libertà di coscienza, con Alessio Brandolini, Martha Canfield, Biancamaria Frabotta e Dacia Maraini, abbiamo deciso di istituire un premio internazionale di poesia dedicandolo a Pier Paolo Pasolini a circa trent'anni dalla sua tragica scomparsa, avvenuta ad Ostia nella notte tra il primo ed il due novembre del 1975.

Una scelta obbligata quella di Pasolini, non fosse altro per la dirompente attualità dei suoi versi e per tutto quanto il grande poeta di Casarsa è riuscito a rappresentare nel corso della sua tormentata esistenza. Pasolini, in uno dei momenti più controversi della nostra storia, è stato il compagno fraterno di intere generazioni. Interprete lucido e solitario dei mali della società italiana, è riuscito a cogliere, da poeta, quella realtà che, troppo spesso, è sfuggita a politici, analisti, educatori, burocrati ed operatori sociali. Nostro unico intendimento è quello di trasmettere ai giovani, con la sola arma della poesia, il senso del suo disperante amore per la vita, poiché, come ebbe a scrivere Carlo Bo in occasione della sua morte, "Pasolini è stato il poeta della miseria umana. E l'impazienza e la furia della polemiche, che caratterizzavano i suoi interventi settimanali sulle pagine del Corriere nei suoi ultimi anni di vita, lasciavano trapelare il volto del nemico contro cui si batteva. Pasolini ha sentito venire la morte ed ha visto le mani di chi lo avrebbe colpito e schiacciato. Per questo i suoi scritti corsari sono stati profetici. Col tempo si comprenderà meglio il significato ed il timbro della sua voce. Oggi possiamo dire che la sua vita non è stata un gioco e che la sua morte violenta ha dato un altro spessore al suo discorso poetico, iniziato nella pace di un paese friulano e chiuso nella rabbia omicida della nuova Roma.

Pasolini, in una stagione caratterizzata dall'egoismo e dalla violenza, triste presagio di quella attuale, è stato uno dei pochi uomini ad avere il coraggio della propria natura, oltre che dei propri pensieri e delle proprie azioni. E' stato, quindi, uno dei pochi veri testimoni del nostro tempo ed è stato lo scrittore che più di ogni altro aveva rifiutato di evadere dalla realtà italiana. Per lui, la letteratura, l'arte, la poesia altro non erano che impegno umano. Tutta la realtà lo commuoveva. Ed è soprattutto attraverso tale commozione che gli artisti ed i poeti vedono ciò che agli altri sfugge.

Pasolini ha voluto pagare di persona la sua difficile scelta di essere contro.

Ecco, questo premio non vuole essere una celebrazione, o una sorta di classificazione o catalogazione della vita, o dell'opera di Pasolini, ma un impulso, o meglio, un anello di congiunzione, attraverso il linguaggio della poesia, tra una realtà storica, quella del secondo dopoguerra, quando erano ancora forti i miti che ci legavano alla civiltà contadina - per certi versi ancora quella dei Greci - che aveva visto in Pasolini il suo cantore più disperato e lucido, ed il nostro futuro prossimo, per cercare di superare, tutti insieme, quella stagione del malessere, che ci ha tormentato, e ci tormenta, da fin troppo tempo, con incomprensioni, ingiustizie, malanimi, per proiettarci, con piena coscienza civile nel terzo millennio, consapevoli, più che mai, del sacrificio personale di un uomo che alla sua arte forse aveva chiesto troppo, ma che aveva già messo nel conto tutto il peso della sua amara esistenza.
 


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