."Pagine
corsare"
I
processi
.
Il processo
a Pino Pelosi per l'assassinio
di Pier Paolo Pasolini
.
L'arringa
dell'avvocato
Guido Calvi
24 aprile 1976
.
3/6
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[3. Ricostruzione dell'assassinio]
L'istruttoria dibattimentale
ha offerto con sufficiente chiarezza
un quadro che consente ora
una ricostruzione dei tragici fatti in termini assai credibili e vicini
alla verità, pur se ci si mosse all'inizio delle indagini tra infinite
difficoltà e incertezze.
È stata soprattutto
la consulenza del prof. Durante che ha permesso una chiarificazione attraverso
l'elaborazione logica e induttiva degli elementi non certo abbondanti che
la situazione offriva.
È nostra profonda
convinzione di essere riusciti a fornire al Tribunale elementi di giudizio
sufficienti al fine di giungere alle conclusioni indicate circa la volontarietà
dell'omicidio e la pluralità degli esecutori.
Qui desideriamo riassumere,
sia pure sinteticamente e schematicamente, gli elementi che ci hanno condotto
a tale convinzione e che nel corso dell'istruttoria dibattimentale hanno
trovato ampio riscontro.
La volontarieta dell'omicidio
emerge con assoluta certezza da tutti gli elementi di sopralluogo e dalle
risultanze stesse della perizia d'ufficio, che possono essere così
riassunti:
1. La reiterazione
dei colpi inferti fin dalla prima fase, che è provata da:
1.1. La camicia inzuppata
di sangue: sia che si tratti di sangue "scolato" dalle ferite e sia che
provenga da tentativi di Pasolini di "tamponarsi" le ferite, è un
chiaro segno che le ferite stesse non erano banali, e soprattutto che non
si trattava di una sola lesione.
In particolare, la presenza
di abbondante sangue sulle maniche avvalora l'ipotesi dei periti d'ufficio
(scritta e ripetuta in aula) di una prima posizione di difesa del capo
e di un probabile secondo tentativo di tamponamento dell'emorragia. In
conclusione: i colpi debbono essere stati ripetuti. (Dai periti è
stata negata, in aula, la possibilità di un imbrattamento nel movimento
compiuto da Pasolini per togliersi la camicia: ciò in quanto essendo
essa stata slacciata sul davanti non è passata sul capo.)
1.2. La presenza di capelli
di Pasolini nel tragitto di fuga. Tale elemento indica la gravità
delle lesioni oltreché il reiterare dei colpi durante la fuga, e
prova inequivocabilmente che non era Pasolini a colpire Pelosi in fuga
ma viceversa. Su questo elemento i periti in aula non hanno risposto con
chiarezza avanzando addirittura la inaccettabile ipotesi del semplice strappamento
di capelli a opera di "fissurazioni" del bastone. È già stato
chiarito al Tribunale che la ciocca di capelli essendo stata rinvenuta
a 8 metri di distanza dal cadavere (e cioè a circa 60 metri dal
luogo ove fu inferto il colpo) non poteva essere in alcun modo attribuita
a colpi inferti con la tavoletta "Buttinelli", perché tale tavoletta
ha agito soltanto laddove fu rinvenuto il corpo, ove appunto sono visibili,
sulle fotografie in atti, tutte le schegge del legno.
2. La reiterazione
dei colpi inferti nella seconda fase, che è provata da:
2.1. La presenza di sangue
e di capelli di Pasolini su tutte e due le superfici larghe e sui margini
della tavoletta "Buttinelli" strappata dal cancello avanti al quale fu
rinvenuto il corpo di Pasolini.
2.2. La emorragia cerebrale
dai periti non attribuita al sormontamento ma ai colpi inferti con mezzi
contusivi prima del sormontamento.
2.3. Il calcio ai testicoli:
è da precisare che si trattò di un così violento trauma
da determinare una infiltrazione di sangue anche nei tessuti profondi come
riportato nella perizia d'ufficio.
3. Il volontario sormontamento
del corpo di Pasolini con le ruote dell'autovettura della stessa vittima,
è provato da:
3.1. Lo spazio tra il corpo
e la rete di recinzione situata sulla carreggiata destra opposta a quella
ove fu rinvenuto il corpo era di circa 8 metri.
3.2. La distanza fra l'ultima
buca e il corpo di Pasolini era di circa 8 metri.
3.3. I fari accesi: e quindi
visibilità piena dello spazio antistante la vettura.
3.4. La velocità
non eccessiva del veicolo: l'ing. Capuccini nella sua perizia d'ufficio
dice che la velocità era «relativamente elevata e probabilmente
superiore a quella normalmente tenuta da un veicolo in manovra».
Quindi il "relativamente elevata" è veramente molto "relativo" perché
se rapportata alla velocità di un veicolo in manovra essa sarà
stata di 10-15 km/h. A ciò aggiungasi che sempre l'ing. Capuccini
nella sua relazione parla di: «lievi ammaccature nella zona inferiore
sinistra... nonché nei condotti di scarico e nella parte anteriore
e inferiore del primo silenziatore. Lievi tracce di strisciature si notano
anche nella fiancata interna del secondo silenziatore nonché nella
parte inferiore del serbatoio della benzina».
Se si tiene conto di due
fatti, veicolo non nuovo e presenza di due grosse buche (evidentissime
sulle fotografie in atti), si può concludere con assoluta certezza
che nel passare sull'ultima buca (a 8 metri prima del corpo di Pasolini)
la velocità doveva essere veramente bassa. Infatti, anzitutto alcune
ammaccature possono essere state preesistenti (vettura vecchia), e in secondo
luogo una velocità superiore ai 10-15 km/h avrebbe prodotto, a causa
della buca, ben più gravi ammaccature. Ciò vale in modo particolare
per il tubo di scappamento nella sua parte terminale, che al contrario
non presentava nessuna alterazione.
Dai punti 3.1, 3.2, 3.3,
3.4 si deduce facilmente la seguente dinamica: il Pelosi conducendo l'auto
con fari accesi sulle due grosse buche a velocità molto bassa, esce
dall'ultima buca e immediatamente si trova sulla destra una strada di 8
metri di larghezza e davanti all'auto uno spazio di 8 metri che lo separa
dal corpo di Pasolini che giace assai vicino al bordo sinistro del bivio.
È per il Pelosi facilissimo mantenere la primitiva direzione di
marcia e, compiendo una lieve deviazione a destra sulla sua stessa strada,
raggiungere la via asfaltata senza toccare né avvicinare il corpo
di Pasolini.
È inoltre molto importante
ricordare che tra le stesse buche e la rete di recinzione (sulla destra)
esiste un largo spazio. Quindi addirittura fin dal momento in cui l'auto
si trovava nella zona precedente la buca, Pelosi aveva direttamente puntato
l'auto sul corpo di Pasolini (il tutto è comprovato e documentato
sulle fotografie).
(segue)
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SUL
PROCESSO
A
PINO PELOSI
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ANCHE
Introduzione,
di Angela Molteni
Cronologia degli eventi
processuali
Un delitto politico,
di Giorgio Galli (integrale)
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Pelosi del 2 novembre 1975
La
controinchiesta dell'«Europeo»
del
21 novembre 1975
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L'incredibile reo
confesso, di Paolo Berti
Pelosi e gli avvocati,
di Paolo Berti
Non si escludono ipotesi
diverse nella meccanica
dell'uccisione di Pasolini, di Duilio Pallottelli
I sei errori della
polizia, di Gian Carlo Mazzini
Il testimone misterioso,
di Oriana Fallaci
E' stato un massacro,
di Oriana Fallaci
Perizia medico-legale
sul corpo di Pasolini. Note di parte alla relazione peritale d'ufficio
La deposizione di Oriana
Fallaci al processo istruttorio
L'arringa
dell'avvocato
Guido
Calvi
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La parte civile ritira
la sua costituzione
La personalità
di Pino Pelosi
Ricostruzione dell'assassinio
La presenza di più
aggressori
La personalità
e il mondo ideale di Pasolini
"Il romanzo delle stragi"
Dalla sentenza di primo
grado, 26 aprile 1976
Dalla sentenza della
Corte d'Appello, 4 dicembre 1976
Dalla sentenza della
Corte di Cassazione, 26 aprile 1979
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SUI
PROCESSI
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ANCHE
Cronologia, ordinata
per anno
Cronologia, ordinata
per imputazione
Documenti relativi al
processo a Pasolini, reo di vilipendio alla religione di Stato per il film
La
ricotta
Fonti di ricerca e
documentazione
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