."Pagine
corsare"
I
processi
.
Il processo
a Pino Pelosi per l'assassinio
di Pier Paolo Pasolini
.
L'arringa
dell'avvocato
Guido Calvi
24 aprile 1976
.
4/6
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[4. La presenza di più
agressori]
La presenza di più
aggressori è comprovata dai seguenti elementi:
1. Entità delle
lesioni preesistenti al sormontamento.
1.1. La certezza sulla genesi
contusiva di alcuni gravi complessi lesivi del capo. Su questo punto valgono
le affermazioni scritte e i verbali dei periti d'ufficio, i quali hanno
soffermato la loro attenzione sulla lesione ad "H" (non si dimentichi che
si tratta di un complesso di lesioni che nel loro insieme occupano una
zona con diametri di 6 e 4 cm!), e sulle tre grosse lesioni situate nella
zona del parietale di sinistra. I periti hanno affermato che, in relazione
ai due mezzi rinvenuti, le lesioni suddette vanno forse attribuite al margine
della tavoletta "Buttinelli" e ciò per la resistenza di essa e per
il suo peso. Essi
non hanno comunque escluso la possibilità di altri mezzi produttori
di queste lesioni. A questo proposito va ribadito il concetto già
accennato in aula dal consulente di parte civile: la tesi dei periti potrebbe
essere valida qualora si fosse certi che la produzione delle lesioni stesse
sia avvenuta davanti al cancello dei Buttinelli (seconda fase dell'aggressione)
quando fu adoperata la tavoletta. Ma se così fosse non si spiegherebbe
più la provenienza dell'abbondante emorragia verificatasi nella
prima fase dell'aggressione e deducibile dal rinvenimento della camicia
abbondantemente impregnata di sangue, nonché la perdita di ciocche
di capelli di Pasolini lungo il tragitto della sua fuga: momenti nei quali
fu usato soltanto il "friabile" bastone che gli stessi periti non hanno
con sicurezza dichiarato idoneo a produrre quelle lesioni.
Su questo punto si ricordino
ancora due elementi: 1° la friabilità del bastone che si ruppe
nel senso della lunghezza (lo ha ricordato ai periti lo stesso Tribunale
addirittura precisando loro che una delle due metà era appena sporca
di sangue e che quindi il bastone doveva essersi rotto subito!): 2°
la relativa scarsa robustezza della stessa tavoletta che si ruppe dopo
il primo colpo (deposizione del Pelosi, testimonianza di Buttinelli).
1.2. Le lesioni fratturative
delle falangi (due fratture e una lussazione): anche su questo elemento
i periti di ufficio non hanno tratto tutte le conseguenze logiche che da
esso deriverebbero. Tuttavia si può avanzare il ragionevole dubbio
che siano presenti altre lesioni fratturative alle braccia che per una
mancata indagine radiografica particolareggiata di tutti i segmenti ossei
non potranno mai essere escluse. Per quanto attiene alle fratture delle
falangi, va affermata con decisione la più che verosimile azione
di corpi contundenti ben più consistenti e pesanti della tavoletta.
1.3. La impossibilità
di individuare altre lesioni gravi non dovute al sormontamento, ma verosimiglianza
di una loro presenza. Tutti sono d'accordo, compresi i periti d'ufficio
e compreso il consulente della difesa, che è pressocché impossibile
distinguere altre gravi lesioni non dovute al sormontamento. Orbene: la
verosimile loro presenza si basa fondamentalmente sulla constatazione anatomopatologica
di una emorragia cerebrale che con certezza non è stata prodotta
dal sormontamento (cosi affermano gli stessi periti), ma che è molto
poco attendibile riferire soltanto al colpo che produsse la lesione ad
"H". Per essere ancora più chiari: è un dato ormai inconfutabile
che la lesione ad "H" è stata prodotta dalla tavoletta, ed è
altrettanto indubbio che il grave sanguinamento durante la prima fase dell'aggressione
debba essere attribuito a vaste lesioni del cuoio capelluto verificatesi
per le lesioni al parietale sinistro. Se a questo punto si tiene presente
un fatto sicuro, e cioè che Pasolini fuggì per 70-80 metri
e che quindi non poteva essere già portatore di una emorragia cerebrale,
come è possibile attribuire tale emorragia interna a uno o due colpi
di tavoletta? Quindi in questo momento lesivo doveva esserci un altro mezzo
ben più robusto della tavoletta.
In conclusione, i corpi
contundenti non rinvenuti hanno agito sia nella prima fase (determinando
vaste lesioni con diffusa emorragia provata dall'insanguinamento della
camicia) e sia nella seconda fase (determinando una emorragia cerebrale
certamente verificatasi non nella prima fase di aggressione, poiché
Pasolini non avrebbe avuto possibilità di percorrere un tragitto
di 70-80 metri, e altrettanto certamente non attribuibile all'azione della
tavoletta "Buttinelli").
2. La particolare
vascolarizzazione arteriosa del cuoio capelluto. Tale constatazione è
stata fatta dai periti anche in aula. Si ricordino alcuni elementi significativi:
l'arteria temporale superficiale che decorre proprio sotto la cute ha un
diametro di ben 3 mm. Quindi si è in presenza non di semplice "fuoriuscita"
di sangue, bensì di "schizzi" e "zampilli" veri e propri.
3. La scarsissimo
imbrattamento dei vestiti di Pelosi con sangue di Pasolini. I periti hanno
rilevato:
1° la presenza di una
macchia di imbibizione rossastra interessante il polsino sinistro della
maglia a carne (una zona di 3x4 cm). Da rilevare che non è una macchia
intensa ma una "sbavatura", quindi o una primitiva piccola macchia lavata
o una semplice striatura (chiarissima sulla fotografia in atti);
2° l'imbrattamento sulla
parte terminale del pantalone di destra: si tratta solo di alcune macchie.
Se per assurdo Pelosi si fosse lavato i vestiti, anche altre macchie sarebbero
rimaste quantomeno sotto forma di striature e di sbavature;
3° la presenza di sangue
sotto la suola di una delle scarpe di Pelosi. Tale elemento non contrasta
con l'asserito scarso imbrattamento di sangue sul Pelosi per ovvie ragioni
essendo stato, egli, sicuramente in prossimità del cadavere di Pasolini.
4. L'assenza di lesioni
sul corpo di Pelosi. Su questo elemento va sottolineato:
1° quanto i periti d'ufficio
affermano circa la lesione alla fronte: «Il mezzo lesivo deve aver
comunque esercitato la sua efficacia lesiva in ogni caso di modesta entità
in senso trasversale»;
2° che i medici della
Pubblica sicurezza di Ostia parlarono di ferita da taglio, il che contrasta
con l'azione di un bastone mancandovi ecchimosi ed escoriazioni;
3° che la regione frontale
fu vista dai periti dopo quattro giorni e anche essi non vi rilevarono
infiltrazioni ematiche circostanti. La lesione alla fronte occorre riferirla
più verosimilmente a un urto contro il volante (mezzo a strettissima
superficie e situato in senso trasversale rispetto al guidatore) anche
per un'altra osservazione: se Pelosi avesse avuto la lesione frontale prima
della fuga in auto è assurdo ritenere che, data la nota vascolarizzazione
del cuoio capelluto e dato il sobbalzare dell'auto per le buche e per la
fuga velocissima sulla strada asfaltata nonché per l'arresto immediato
contro il marciapiede, non vi fosse maggiore imbrattamento del suo stesso
sangue sulle superfici anteriori dei suoi vestiti. Fu invece rinvenuta
una macchiolina sul bordo della canottiera e qualche macchiolina contro
la tappezzeria dell'auto, davanti al volante. Anche quest'ultima disposizione
delle tracce ematiche fa ritenere molto più attendibile la produzione
della lesione frontale per urto contro il volante.
Per quanto riguarda la frattura
delle ossa nasali si può non avere alcuna difficoltà a ritenere
verosimile quantomeno un pugno difensivo da parte di Pasolini. Comunque
non è detto che la frattura sia con certezza riferibile a quella
notte (lo hanno riferito gli stessi periti) ed essa inoltre bene si accorderebbe
con il sicuro trauma cranio-facciale subito dal Pelosi al momento dell'arresto
improvviso dell'auto contro il marciapiede. Ciò che è importante
sottolineare è l'assenza assoluta su Pelosi di lesioni da afferramento
come sono tipiche in una colluttazione a due (quantomeno una escoriazione
o una contusione di un certo rilievo delle mani o delle braccia): tutto
quello che lamentò il Pelosi nella visita a CasaI del Marmo i periti
affermano che era soggettivo senza alcun riscontro obiettivo.
5. L'assenza di sangue
di Pasolini all'interno della propria autovettura e sulla portiera di guida.
Su questi elementi si può considerare l'opportunità di avanzare
una nuova ipotesi mai prima accennata:
l'auto non è stata
spostata da Pelosi ma da un altro aggressore che ha ideato e posto in essere
il sormontamento del corpo di Pasolini; solo successivamente alla guida
dell'auto si è messo il Pelosi. Ciò avvalora ancor più
l'ipotesi della presenza di altri aggressori. Infatti: Pelosi presentava
poche tracce di sangue sulle mani così come tutti gli altri in quanto
la molteplicità degli aggressori non ha permesso a Pasolini di difendersi
mai validamente e di afferrarne mai alcuno, o al massimo gli ha permesso
soltanto di raggiungere qualcuno degli aggressori (che al limite potrebbe
essere lo stesso Pelosi) con un pugno scarsamente valido tanto da non lasciare
tracce obiettive; essendo quindi solo contro più aggressori è
stato ben presto sopraffatto e ha pensato soltanto a salvarsi fuggendo,
ma raggiunto (certamente anche dal Pelosi) è stato colpito con la
tavoletta (usata anche dal Pelosi) e con altri mezzi (questi ultimi giustificano
la emorragia cerebrale) nonché dal calcio ai testicoli; poi, caduto
a terra, probabilmente riceve un calcio da Pelosi che sporca così
la sua scarpa destra e il fondo del pantalone dallo stesso lato; infine
viene abbandonato ormai privo di coscienza (emorragia cerebrale).
A questo punto gli aggressori
raccolgono i due pezzi di tavola e il bastone e tornano all'auto: Pelosi
entra dalla parte non della guida e, trattandosi di un'autovettura a due
portiere, compie la mossa istintiva tipica di questi casi: con la mano
destra afferra la maniglia e con la sinistra si appoggia sul tetto dell'auto
là dove si rinvengono tracce del sangue di Pasolini. Il complice
(adulto, e quindi più freddo nonché più scaltro) simula
l'investimento di Pasolini; poi scende dall'auto e Pelosi prende il posto
della guida fuggendo.
Questa ricostruzione, che
a una analisi superficiale potrebbe sembrare alquanto romanzesca, in realtà
è la sola che offre una giustificazione credibile di molti dati
di fatto:
1°) spiega la contraddizione
tra l'ingenuità di Pelosi e l'idea di simulare l'investimento che
non è affatto un'idea ingenua;
2°) spiega la frase
del Pelosi laddove dice di aver smesso di colpire Pasolini perché
ormai lo vedeva a terra esanime e quindi lo riteneva morto; e quindi non
ha capito neanche perché lo si dovesse sormontare con l'auto;
3°) spiega la presenza
di tracce di sangue di Pasolini sulla parte destra del tetto dell'auto
proprio in corrispondenza del limite posteriore della portiera di destra
(dato obiettivo che nella prima ricostruzione del consulente di parte civile
era posto in termini ancora problematici);
4°) spiega l'assenza
di sangue di Pasolini all'interno della sua auto dato che trattandosi di
più aggressori nessuno di essi era seriamente imbrattato di sangue
neanche sulle mani, ma ne poteva avere soltanto qualche traccia per avere
toccato i mezzi contundenti;
5°) spiega, infine,
l'assenza di grossi imbrattamenti di sangue di Pasolini sui vestiti del
Pelosi perché nella dinamica di un'aggressione compiuta da più
persone c'è chi sta più vicino, o meglio chi vi partecipa
più attivamente, e chi no.
Tale ipotesi trova la sua
base sugli elementi oggettivi che spiegano incongruenze, lacune e contraddizioni
e che tuttavia non si contrappongono alla tesi della volontarietà
dell'omicidio. Questa, infatti, attiene all'autore del delitto chiunque
esso sia.
Se l'omicida è Pelosi
questa è soltanto una ipotesi e ferma resta la certezza della sua
volontà omicida. Se Pelosi non è invece il solo omicida,
la volontarietà va attribuita ad altri e, pur tuttavia, Pelosi resta
comunque, e forse in forma ancor più grave, compartecipe lucidamente
cosciente dell'omicidio.
(segue)
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SUL
PROCESSO
A
PINO PELOSI
VEDI
ANCHE
Introduzione,
di Angela Molteni
Cronologia degli eventi
processuali
Un delitto politico,
di Giorgio Galli (integrale)
L'interrogatorio dell'imputato
Pelosi del 2 novembre 1975
La
controinchiesta dell'«Europeo»
del
21 novembre 1975
|
L'incredibile reo
confesso, di Paolo Berti
Pelosi e gli avvocati,
di Paolo Berti
Non si escludono ipotesi
diverse nella meccanica
dell'uccisione di Pasolini, di Duilio Pallottelli
I sei errori della
polizia, di Gian Carlo Mazzini
Il testimone misterioso,
di Oriana Fallaci
E' stato un massacro,
di Oriana Fallaci
Perizia medico-legale
sul corpo di Pasolini. Note di parte alla relazione peritale d'ufficio
La deposizione di Oriana
Fallaci al processo istruttorio
L'arringa
dell'avvocato
Guido
Calvi
|
La parte civile ritira
la sua costituzione
La personalità
di Pino Pelosi
Ricostruzione dell'assassinio
La presenza di più
aggressori
La personalità
e il mondo ideale di Pasolini
"Il romanzo delle stragi"
Dalla sentenza di primo
grado, 26 aprile 1976
Dalla sentenza della
Corte d'Appello, 4 dicembre 1976
Dalla sentenza della
Corte di Cassazione, 26 aprile 1979
|
SUI
PROCESSI
VEDI
ANCHE
Cronologia, ordinata
per anno
Cronologia, ordinata
per imputazione
Documenti relativi al
processo a Pasolini, reo di vilipendio alla religione di Stato per il film
La
ricotta
Fonti di ricerca e
documentazione
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