."Pagine
corsare"
I
processi
.
Il processo
a Pino Pelosi per l'assassinio
di Pier Paolo Pasolini
.
L'arringa
dell'avvocato
Guido Calvi
24 aprile 1976
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6/6
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[6. "Il romanzo delle stragi"]
C'è un'altra memoria,
però, che terrà in vita Pier Paolo Pasolini. È la
memoria di una strana Storia, che raramente accede all"'ufficialità"
poiché troppo alternativa rispetto a questa, ma non riesce tuttavia
a spegnersi negli occhi e nella mente degli uomini che cercano, pensano,
sanno, dibattono. Il 14 novembre del 1974, Pasolini scrisse quello che
chiamò Il romanzo delle stragi:
«Io so. lo
so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in
realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione
del potere). lo so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12
dicembre 1969. lo so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e
di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato,
dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori
materiali delle prime stragi, sia, infine, gli "ignoti" autori materiali
delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due
differenti, anzi opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista
(Milano 1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine
dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente
fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e, in seguito,
sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una
verginità antifascista, a tamponare il disastro del referendum.
Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni
e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi,
di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani
neofascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista)
e infine ai criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre,
senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). lo so i nomi
delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici
come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente,
a Città Ducale (mentre i boschi bruciavano), o a dei personaggi
grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle
persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno
scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani
o no, che si sono messi a disposizione, come killers e sicari. Io so tutti
questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi)
di cui si sono resi colpevoli. lo so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno
indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore. che cerca
di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò
che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si
tace, che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati
e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la
logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia
e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto
del mio mestiere. Credo che sia difficile che il "progetto di romanzo"
sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà,
e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo
inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò
che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione
della verità a proposito di ciò che è successo in
Italia dopo il 1968 non è poi così difficile...».
Infatti, non bisogna necessariamente
essere intellettuali e romanzieri per acquisire le stesse consapevolezze
che armavano quel giorno la penna di Pasolini, dal momento che milioni
di italiani "sanno" e manifestano ogni giorno nelle piazze, nelle fabbriche,
nelle scuole, ovunque, un dissenso che è il frutto di questa consapevolezza.
Allo stesso modo noi sappiamo chi sono, tra le quinte di questo apologo,
i mandanti e gli esecutori "ideali" dell'assassinio di Pasolini, come lo
sapeva quella folla di romani che lo ha salutato, con dolore e con rabbia,
per l'ultima volta nella camera ardente a Campo de' Fiori. Quella folla
così eterogenea, così "romanesca e inattendibile" perché
così popolare, sapeva e sa. Ma come noi non ha le prove. Solo qualche
indizio.
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SUL
PROCESSO
A
PINO PELOSI
VEDI
ANCHE
Introduzione,
di Angela Molteni
Cronologia degli eventi
processuali
Un delitto politico,
di Giorgio Galli (integrale)
L'interrogatorio dell'imputato
Pelosi del 2 novembre 1975
La
controinchiesta dell'«Europeo»
del
21 novembre 1975
|
L'incredibile reo
confesso, di Paolo Berti
Pelosi e gli avvocati,
di Paolo Berti
Non si escludono ipotesi
diverse nella meccanica
dell'uccisione di Pasolini, di Duilio Pallottelli
I sei errori della
polizia, di Gian Carlo Mazzini
Il testimone misterioso,
di Oriana Fallaci
E' stato un massacro,
di Oriana Fallaci
Perizia medico-legale
sul corpo di Pasolini. Note di parte alla relazione peritale d'ufficio
La deposizione di Oriana
Fallaci al processo istruttorio
L'arringa
dell'avvocato
Guido
Calvi
|
La parte civile ritira
la sua costituzione
La personalità
di Pino Pelosi
Ricostruzione dell'assassinio
La presenza di più
aggressori
La personalità
e il mondo ideale di Pasolini
"Il romanzo delle stragi"
Dalla sentenza di primo
grado, 26 aprile 1976
Dalla sentenza della
Corte d'Appello, 4 dicembre 1976
Dalla sentenza della
Corte di Cassazione, 26 aprile 1979
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SUI
PROCESSI
VEDI
ANCHE
Cronologia, ordinata
per anno
Cronologia, ordinata
per imputazione
Documenti relativi al
processo a Pasolini, reo di vilipendio alla religione di Stato per il film
La
ricotta
Fonti di ricerca e
documentazione
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