."Pagine
corsare"
I
processi
.
Il processo
a Pino Pelosi per l'assassinio
di Pier Paolo Pasolini
Non si escludono
ipotesi diverse nella meccanica
dell'uccisione di Pasolini
di Duilio Pallottelli
|
Per i risultati finali delle
ricerche medico-legali eseguite sul corpo di Pier Paolo Pasolini e per
le risposte che dovrebbero venire dall'esame scientifico degli indumenti
insanguinati, dei corpi contundenti rinvenuti (una tavola e un bastone),
dei frammenti organici rilevati sull'automobile dello scrittore, ci vorranno
ancora venti giorni. Forse, quando avremo in mano questi risultati, si
potranno stabilire alcuni punti fermi irreversibili nella meccanica del
delitto. Forse qualche ombra verrà dissipata.
Per ora, in questo delitto
che ventiquattro ore dopo esser stato commesso veniva considerato beatamente
risolto, si brancola nel buio. Accade di tutto. La polizia torna in massa
sulla scena del crimine a cercare quelle prove e quei testimoni che doveva
cercare una settimana fa. Le ricostruzioni, fatte non sempre da competenti,
si moltiplicano. Indagini partite in ritardo puntano a destra e a sinistra
senza un apparente fondamento logico. Gli amici di Giuseppe Pelosi che
quella tragica sera del primo novembre erano con lui in piazza dei Cinquecento
affermano che c'erano andati per caso. Stavano facendo una passeggiata
e, con tutta Roma a disposizione, erano finiti proprio in una delle zone
più equivoche e pericolose della città. Fra poco verrà
fuori qualcuno che giurerà che Pasolini è morto per un banalissimo
incidente stradale.
La storia raccontata da
Giuseppe Pelosi, questa strana, confusa, precipitosa confessione, appare
sempre più fragile. In certi ambienti di Roma, gli stessi nei quali
è maturata la tragica vicenda, c'è un vero e proprio terrore.
Noi dell'"Europeo" abbiamo
registrato per primi tutte le discordanze e le sfasature della versione
ufficiale dei fatti, abbiamo raccolto testimonianze, e ci siamo chiesti
se non esistesse una verità diversa da quella che ci veniva fornita.
Oggi son ben pochi coloro
disposti a credere ciecamente alla storia di Pino la rana.
Esaminare il delitto dal
punto di vista strettamente "tecnico" è complicato per la mancanza
di dati definitivi e per l'assoluto caos in cui è andata avanti
la raccolta di questi dati. Basta pensare che soltanto sei giorni dopo
il delitto è stato "trovato", per caso supponiamo, un golf insanguinato
nell'auto di Pasolini. Basta questo fatto da solo per dimostrare con quanta
incuria siano stati eseguiti i rilievi tecnici. Poi c'è la strana
storia del bastone. Bastone che, al contrario di tutto il resto, la polizia
non ci ha fatto ancora vedere. Mentre sono state diffuse fotografie dettagliatissime
della tavoletta con cui Pasolini è stato colpito, della camicia
insanguinata, dell'anello di Pino la rana che si sarebbe sfilato da solo
durante la colluttazione, dell'automobile di Pasolini, la foto del bastone,
incomprensibilmente, manca.
In un primo momento si era
detto che il bastone era stato usato da Pasolini per colpire il ragazzo.
Infatti, si sosteneva, era proprio con questo bastone che lo scrittore
aveva causato la ferita alla fronte del Pelosi provocando la spietata reazione
del ragazzo.
Ora invece si afferma che
il Pelosi stesso avrebbe cominciato a picchiare con quell'arma e che l'avrebbe
poi abbandonata perché si era spezzata.
Il primo a manifestare qualche
dubbio sulla faccenda, dal punto di vista medico-legale, è stato
il professor Faustino Durante, perito di parte civile.
«Per carità,
non mi metta in bocca affermazioni categoriche», dice il professor
Durante, «c'è già abbastanza confusione in giro su
questo caso. Per parte mia ho solo inteso sottolineare che, osservando
il corpo di Pasolini, non si possono escludere ipotesi diverse, per quanto
remote, sulla meccanica dei fatti».
La concentrazione delle
lesioni sul corpo di Pier Paolo Pasolini è tutta nella parte superiore
del corpo: le braccia e la testa. Negli arti inferiori non sono state riscontrate
lesioni. Ciò indica abbastanza chiaramente un atteggiamento difensivo
della vittima.
Il tipo delle ferite e delle
contusioni fa pensare a uno o due mezzi contusivi. L'ipotesi che si tratti
soltanto del misterioso bastone (misterioso perché la polizia sembra
volerlo nascondere) e della molto reclamizzata tavoletta appare del tutto
verosimile. Sul corpo di Pasolini non esistono assolutamente tracce di
colpi a stampo: ciò esclude categoricamente l'uso di catene, sbarre
di ferro o martelli.
Le lesioni sono di due tipi:
alcune provocate da un corpo contundente non molto largo (il bastone),
altre dalla tavoletta.
Le mani sono nere, ecchimotiche,
e sulle braccia e sulle mani sono state rilevate tracce della vernice della
tavoletta.
Il bastone è stato
trovato a settanta-ottanta metri dal corpo. È lungo circa ottanta
centimetri, mezzo marcio, presenta tracce di sangue e di capelli. La tavoletta
è stata invece raccolta vicino al cadavere.
Ciò fa presumere
che l'azione delittuosa si sia svolta in due tempi: l'assassino (o gli
assassini) ha prima usato il bastone che a un certo punto si è spezzato.
Pasolini intanto si è spostato verso la strada asfaltata, è
caduto a terra, ed è stato quasi finito con la tavola. Ma a questo
punto c'è da porsi una domanda fondamentale: come faceva Pasolini
a percorrere ottanta metri avendo ricevuto, come primo colpo, un terribile
calcio al basso ventre (documentato dall'autopsia) che avrebbe steso a
terra un uomo anche più forte e resistente di lui?
Se gli assassini fossero
stati in tre si potrebbe azzardare un'ipotesi: due lo tenevano fermo per
le braccia mentre il terzo lo picchiava. In questo caso troverebbe una
spiegazione anche l'interrogativo precedente. Cioè come Pasolini
abbia potuto percorrere ottanta metri nelle condizioni in cui era. Se gli
assassini erano invece tre, lo avrebbero potuto trasportare facilmente
nel punto in cui è stato poi schiacciato dall'automobile.
D'altra parte mancano sul
corpo di Pasolini le tipiche tracce di un pestaggio eseguito da più
persone. Come s'è detto, i colpi sono tutti nella parte superiore
del corpo, sulle braccia e sulla testa. Se fosse stato un pestaggio i segni
sarebbero evidenti dappertutto. C'è poi il particolare degli occhiali.
Gli amici intimi dello scrittore sostengono che egli non sarebbe mai sceso
dalla macchina, anche in piena notte, senza infilare gli occhiali che sono
stati trovati all'interno dell'automobile.
Ciò potrebbe avvalorare
il sospetto che Pasolini non sia sceso di sua volontà, ma che sia
stato tirato giù dalla macchina con la forza.
Se Giuseppe Pelosi ha avuto
dei complici, dunque, non è improbabile che sia andata nel modo
che abbiamo descritto: mentre due persone bloccavano Pasolini imprigionandogli
le braccia, Pelosi lo massacrava. In un primo tempo col bastone, poi con
la tavola schiodata dalla staccionata vicino alle capanne.
È bene sottolineare
che si tratta di una ipotesi, anche abbastanza remota, ma che non si può
escludere a priori osservando il cadavere di Pasolini.
Lo scrittore è morto
perché il suo cuore è scoppiato quando le ruote dell'Alfa
2000 (presumibilmente l'anteriore sinistra e la posteriore sinistra) gli
sono passate sopra schiacciandolo. Negli ultimi giorni si è parlato
molto di una retromarcia che il Pelosi avrebbe effettuato passando per
due volte sopra il corpo di Pasolini.
Non c'era nessun bisogno
di effettuare una retromarcia vicino al corpo di Pasolini. La macchina
era molto distante, poteva girare benissimo dove era parcheggiata e, una
volta in marcia, era molto improbabile che finisse sul corpo inerme "per
caso". Nel punto in cui giaceva Pasolini lo sterrato è molto ampio
e la vettura poteva scorrere comodamente di fianco. Se è passata
sopra al corpo di Pasolini vuol dire che c'è stata una leggera deviazione
a sinistra ed è una manovra che molto difficilmente può essere
accaduta per caso. La retromarcia è dunque un particolare che non
ha senso. Come non sembra sensato affermare che la macchina è passata
due volte sul corpo dello scrittore: se ciò è avvenuto i
due passaggi si sovrappongono in maniera perfetta. È una cosa che
capita una volta su un milione.
Non ci si accusi adesso
di teorizzare sul vago, di prospettare ipotesi fantastiche. Non è
colpa nostra se a più di otto giorni dal delitto la macchina che
ha ucciso Pasolini non è ancora stata esaminata dai periti.
È stata tenuta aperta,
senza nemmeno un telone sopra, nel garage dei carabinieri di Ostia. Può
darsi che tracce importantissime siano andate irrimediabilmente perdute.
Questi sono fatti, non chiacchiere. Né la polizia, per quanto ne
sappiamo, si è mai accorta che la confessione di Giuseppe Pelosi
presentava delle lacune a dir poco sospette.
La violenza iniziale di
Pasolini, del resto, non sembra trovar riscontro sul corpo di Giuseppe
Pelosi. Il ragazzo ha un taglietto sulla testa, e qualche ammaccatura che
potrebbe però essersi procurata al momento dell'arresto nella colluttazione
con i carabinieri. Il taglio può esser dovuto all'urto del Pelosi
contro il volante della macchina quando i militi l'hanno mandato fuori
strada. L'ha ammesso egli stesso di aver sbattuto la testa sul volante.
D'altra parte se Giuseppe
Pelosi fosse stato ferito fin dall'inizio e avesse perso molto sangue i
suoi indumenti dovrebbero essere intrisi del suo stesso sangue. Ma, fino
a questo momento, non si sa perché gli indumenti del Pelosi non
sono stati mostrati ai periti.
Poi, dal punto di vista
medico-legale, c'è il fatto clamoroso dell'anello. Poteva o non
poteva sfilarsi da solo, quest'anello, durante una colluttazione? A questa
domanda risponde il perito della difesa professor Francesco De Sando.
«Io invito la gente
a ragionare con calma», afferma il professor
De Sando, «e ad attendere
con pazienza i risultati della perizia. Fino a quando i risultati non saranno
in nostra mano ogni supposizione, ogni teoria, rischia di essere smentita.
Lei dice l'anello. È pazzesco affermare che "l'anello non si può
sfilare da solo". Prima di dirlo è necessario vedere in che modo
questo anello fasciava il dito di Pelosi. Gli andava largo? Gli andava
stretto? È una prova che ancora non abbiamo effettuato. La miglior
cosa che possiamo fare per il momento è tenere la bocca chiusa.
Tutti. Vedremo fra qualche giorno se la realtà biologica corrisponde
a quello che ci ha raccontato il ragazzo».
Ma secondo lei, professore,
è possibile che da quel taglietto in fronte sia uscito tanto sangue
da far perdere la testa al Pelosi? La confessione dice proprio così:
"Quando ho visto tutto quel sangue ho perso la testa".
«Prima di tutto noi
periti non abbiamo esaminato un taglietto. Abbiamo riscontrato una cicatrice
sulla fronte del Pelosi. Il taglietto l'ha visto il medico del Pronto soccorso
di Ostia la notte del delitto. Per quanto ne so io, d'altra parte, da una
ferita alla testa, per quanto piccola, può scaturire una enorme
quantità di sangue. Non dimentichi che sotto il cuoio capelluto
c'è una vastissima rete di vasi sanguigni. Posso aggiungere un'ultima
cosa come perito della difesa. L'indagine del collegio peritale è
stata scrupolosa e pignolissima. Non è stato trascurato alcun particolare.
Tutti i prelievi sono stati effettuati. Il diritto della difesa è
stato rispettato in pieno».
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SUL
PROCESSO
A
PINO PELOSI
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ANCHE
Introduzione,
di Angela Molteni
Cronologia degli eventi
processuali
Un delitto politico,
di Giorgio Galli (integrale)
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Pelosi del 2 novembre 1975
La
controinchiesta dell'«Europeo»
del
21 novembre 1975
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L'incredibile reo
confesso, di Paolo Berti
Pelosi e gli avvocati,
di Paolo Berti
Non si escludono ipotesi
diverse nella meccanica
dell'uccisione di Pasolini, di Duilio Pallottelli
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Il testimone misterioso,
di Oriana Fallaci
E' stato un massacro,
di Oriana Fallaci
Perizia medico-legale
sul corpo di Pasolini. Note di parte alla relazione peritale d'ufficio
La deposizione di Oriana
Fallaci al processo istruttorio
L'arringa
dell'avvocato
Guido
Calvi
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La parte civile ritira
la sua costituzione
La personalità
di Pino Pelosi
Ricostruzione dell'assassinio
La presenza di più
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La personalità
e il mondo ideale di Pasolini
"Il romanzo delle stragi"
Dalla sentenza di primo
grado, 26 aprile 1976
Dalla sentenza della
Corte d'Appello, 4 dicembre 1976
Dalla sentenza della
Corte di Cassazione, 26 aprile 1979
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SUI
PROCESSI
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ANCHE
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per anno
Cronologia, ordinata
per imputazione
Documenti relativi al
processo a Pasolini, reo di vilipendio alla religione di Stato per il film
La
ricotta
Fonti di ricerca e
documentazione
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