."Pagine
corsare"
I
processi
..
Il processo
a Pino Pelosi per l'assassinio
di Pier Paolo Pasolini
..
Perizia medico-legale
sul corpo di
Pasolini
Professor Faustino Durante
Note di parte alla relazione
peritale d'ufficio
|
Per incarico dell'avv. Antonio
Marazzita ho preso visione della relazione peritale d'ufficio dei proff.
Silvio Merli, Enrico Ronchetti, Giancarlo Umani Ronchi, sulla morte di
Pier Paolo Pasolini, e redigo qui di seguito la mia relazione tecnica.
Sormontamento del corpo
di Pasolini da parte della propria autovettura.
Va anzitutto premesso che
una corretta ricostruzione delle modalità con le quali si è
verificato tale evento lesivo non può prescindere dall'attento esame
dei seguenti elementi: 1) le fotografie eseguite sul posto prima della
rimozione del cadavere per uno studio sia della posizione del corpo nel
suo insieme, nei singoli segmenti (capo, arti superiori, tronco, arti inferiori)
e rispetto ai luoghi, sia alla posizione delle vesti ancora indossate dalla
vittima, e sia delle lesioni corporee visibili, nonché delle tracce
di pneumatici in tutto il loro percorso fino al cadavere: 2) le lesioni
cutanee, sottocutanee, ossee e dei visceri endotoracici (cuore) ed endoaddominali
(fegato); 3) le strutture metalliche dell'autovettura. Risulta dalla relazione
peritale – anche per esplicita ammissione dei periti i quali invocano l'estrema
difficoltà di una particolareggiata ricostruzione – che il loro
"convincimento" sulla dinamica di questo momento lesivo prende origine
soltanto dalla constatazione di alcuni elementi anatomopatologici: scarsità
e non uniformità delle fratture costaIi, rottura del solo cuore
e non scoppio del pericardio, assenza di lesioni cutanee figurate da riferire
al disegno dei pneumatici. È assente, invece, nella ricostruzione
peritale, ogni riferimento alla rottura del fegato, alle caratteristiche
delle singole lesioni cutanee, e soprattutto alla disposizione di ogni
complesso lesivo esaminato singolarmente e nell'insieme con tutti gli altri.
È altresì assente un confronto con le fotografie eseguite
sul corpo di Pasolini prima della rimozione e sui luoghi circostanti il
cadavere stesso.
Una accurata indagine condotta
con il sistematico studio di tutti gli elementi a disposizione – secondo
il metodo prima indicato – porta alle seguenti constatazioni di fatti obiettivi.
Dall 'esame necroscopico:
a) Presenza di "materiale
ferroso" sulla canottiera, sul capo, sul collo, sulle spalle e sugli arti
superiori «specie alle superfici laterali» (pagg. 4 e 5 della
relazione peritale). Tale materiale non è presente sulla parte
inferiore della canottiera e sui pantaloni.
b) Presenza di due larghe
e del tutto simili escoriazioni ecchimotiche comprendenti soluzioni di
continuo alle regioni frontali laterali (pagg. 6, 11, 12, 14 della relazione).
c) Ecchimosi escoriata della
regione zigomatica e masseterica di sinistra (pag. 5 della relazione).
d) Frattura in due punti
della branca orizzontale di sinistra della mandibola e lussazione dell'articolazione
temporo-mandibolare di sinistra (pagg. 15 e 16 della relazione). Assenza
di lesioni a carico della branca mandibolare di destra.
e) La piramide nasale risulta
appiattita da sinistra verso destra (pag. 11 della relazione).
f) Lesione trasversale a
carico del padiglione auricolare destro (pagg. 16, 18 della relazione).
È assente qualsivoglia alterazione cutanea nelle zone superiori
al padiglione auricolare stesso.
g) Interessamento della
regione occipito-parietale destra da «serie duplice soluzioni di
continuo lineari pressoché trasversali e parallele tra di loro della
lunghezza di cm 2 e cm 4,5 essendo la prima – costituita da tre soluzioni
di continuo – localizzata posteriormente alla inserzione del padiglione
auricolare destro, la seconda – costituita da quattro soluzioni di continuo
– localizzata più medialmente, pressoché sulla linea mediana
del capo...», le lesioni sono «svasate a carico del margine
inferiore», e la svasatura è «più accentuata
nel gruppo situato medialmente» (pagg. 18, 19 della relazione).
h) Vasta lesione situata
superiormente e posteriormente al padiglione auricolare sinistro. Tale
lesione è scollata «specie nella parte inferiore» (pagg.
23, 24 della relazione).
i) Lesione al padiglione
auricolare sinistro. Il padiglione è «ampiamente strappato
sul suo impianto» e interessato dalla lesione stessa in corrispondenza
del suo «terzo medio superiore» (pag. 25).
I) Tumefazione della regione
latero-cervicale sinistra con escoriazioni seriate «prevalentemente
trasversali» (pagg. 25, 26 della relazione).
m) Numerose escoriazioni
sulle regioni posteriori della spalla sinistra, sulla regione dorsale in
posizione o «trasversale» o «obliqua» (pag. 28
della relazione); non infiltrate e non «figurate» (pagg. 28
e 29 della relazione). «Detto complesso si estende sino alla regione
lombare essendo più accentuata la infiltrazione emorragica proprio
a carico delle lesioni localizzate in questa sede come alla base dell'emitorace
sinistro» (pag. 29 della relazione).
n) Escoriazioni trasversali
alla base degli emitoraci, anteriormente, e all'addome (pagg. 31, 32, 33
della relazione). Non inflitrate.
o) Escoriazione in corrispondenza
della spina iliaca anterosuperiore di sinistra. Tale zona è ecchimotica
(pag. 33 della relazione).
p) Numerose escoriazioni
agli emitoraci, anteriormente, senza infiltrazione (pagg. 31, 32, 33, 34
della relazione).
q) Soluzione di continuo
al braccio sinistro (pagg. 36 e 37 della relazione).
r) «Complesso lesivo
a forma di grossolana losanga di cm 6 x 3 che su di un fondo ecchimotico
mostra figurazioni escoriative di colore rosso-grigiastro» (pag.
37 della relazione, dorso avambraccio sinistro).
s) Complesso ecchimotico
al dorso della mano sinistra con frattura di alcune falangi e lesione da
taglio al primo dito (pag. 40 della relazione).
t) Frattura dello sterno
a livello del III spazio; frattura della IV e V costola di destra lungo
la linea emiclaveare, frattura della VII e VIII costola di destra lungo
la linea ascellare posteriore; a sinistra frattura della VI e VII costola
in due punti; sulla linea emiclaveare e sulla linea ascellare anteriore,
frattura dell'VIII e della IX costola sulla linea ascellare anteriore.
Complessivamente 10 fratture costali (pag. 48 della relazione).
u) Lacerazioni capsulari
del fegato lunghe 15 e 7 cm a carico della superficie antero-laterale del
lobo destro e della superficie del lobo sinistro (pag. 51 della relazione).
v) Assenza di infiltrazioni
ematiche delle pareti toraciche, di quelle addominali e di ogni regione
degli arti inferiori (pag. 51 e altre della relazione).
Dall'esame delle fotografie:
Il corpo di Pasolini si
trova in posizione prona; la testa poggia sul terreno con le regioni laterali
di sinistra, e più precisamente con la temporale, la frontale, la
zigomatica e la geniena. La piramide nasale si nota schiacciata verso destra.
Le regioni frontale, zigomatica e geniena di destra sono libere.
L'arto superiore di sinistra
è leggermente discostato dal corpo e situato in posizione di flessione
al gomito, sicché appaiono visibili: in parte il braccio nelle sue
superfici latero-posteriori, il gomito stesso e porzione della superficie
latero-posteriore del terzo superiore dell'avambraccio.
L'arto superiore di destra
è situato sotto il corpo e di esso è visibile soltanto la
superficie palmare della mano che sporge sul lato sinistro del corpo stesso.
Il cadavere indossa una
canottiera che risulta parzialmente sollevata in corrispondenza del dorso
e che presenta una sola lacerazione, verso il lato destro, di piccole dimensioni;
pantaloni non lacerati; scarpe senza alcuna alterazione.
Si rilevano, non distintamente,
le lesioni a carico del capo, e della mano di destra. Si rilevano piuttosto
distintamente numerose escoriazioni seriate disposte in senso obliquo dal
basso in alto e da destra verso sinistra lungo il fianco sinistro, e altre
disposte meno obliquamente sulla regione dorso-lombare.
Si apprezzano abbastanza
bene le impronte delle ruote di una auto fino al corpo di Pasolini, che
viene raggiunto dall'impronta di sinistra pressoché a livello della
regione dorso-lombare, o comunque in direzione del terzo medio dell'asse
corporeo. Tale impronta di sinistra proviene sul corpo stesso in senso
diagonale, dal basso in alto e da destra verso sinistra.
Dall'esame dell'autovettura
di Pasolini:
Risulta dal disegno della
superficie interiore dell'autovettura che il punto più basso, rispetto
al piano terra, si trova a 12 cm ed è costituito dal primo silenziatore
dello scarico; che a 13 cm da terra è situato il secondo silenziatore.
Risulta altresì che due strutture con margini molto stretti, quali
la sporgenza del longherone della fiancata sinistra e il supporto della
barra di reazione della stessa fiancata, si trovano, rispettivamente, a
cm 14 e a cm 13,5 dal piano terra.
Dai dati obiettivi sopra
riportati si possono avanzare le seguenti considerazioni.
Le superfici posteriori
e laterali del corpo di Pasolini, e più precisamente il capo, il
collo, le spalle, il dorso e la regione lombare, sono interessate da gruppi
di lesioni – costituite da escoriazioni più o meno infiltrate di
sangue e da ferite lacere o lacero-contuse – che hanno, sia singolarmente
che nel loro insieme, un andamento a volte obliquo da destra verso sinistra
e dal basso in alto e a volte trasversali all'asse corporeo.
Più specificatamente
i vari gruppi di lesioni vengono a costituire nel loro insieme tre fasci
di linee ideali, parallele tra loro, con il seguente andamento rispetto
al corpo: superiormente in corrispondenza del capo con lievissima obliquità
dal basso in alto e da destra verso sinistra (dalla lesione all'orecchio
destro che ne interessa il terzo inferiore alla lesione a carico dell'orecchio
sinistro che ne interessa il terzo medio superiore) passando per le numerose
lesioni pressoché da taglio alla regione occipitale di destra indicate
quasi trasversali, e per la grossa lesione da scollamento alla regione
occipito-parietale di sinistra fino al distacco del padiglione auricolare
di sinistra dalla sua base di impianto. [Alle lettere f); g); h); i)];
medialmente in corrispondenza del collo, della spalla sinistra e della
parte alta del dorso con andamento in parte trasversale e in parte obliquo
sempre dal basso in alto e da destra verso sinistra [lettere I); m)]; inferiormente
in corrispondenza della regione dorsale bassa e della regione lombare con
andamento simile a quello prima descritto [lettera m)].
Siffatta disposizione delle
lesioni – che già di per sé porta a ipotizzare come più
verosimile l'azione di mezzi lesivi che hanno agito sempre con andamento
obliquo rispetto all'asse corporeo – assume tutta la sua vera importanza
se confrontata con le peculiari caratteristiche di ognuna delle stesse
lesioni ora considerate e con le caratteristiche delle altre lesioni cutanee,
nonché di quelle ossee e di quelle viscerali.
Iniziando dal capo e procedendo
da destra verso sinistra, si richiama l'attenzione sui seguenti elementi:
– la lesione del padiglione
auricolare destro è nettamente trasversale, ha le caratteristiche
della lesione da taglio, o meglio lacera, e non è accompagnata ad
alterazioni cutanee nella zona subito soprastante. Ciò porta a ritenerla
come prodotta in senso pressoché trasversale e a escludere una azione
dal basso in alto che avrebbe "strappato" il lobo stesso dal suo impianto
inferiore continuando ad agire oltre il padiglione auricolare;
– tale proseguimento dell'azione
lesiva esiste invece lateralmente verso sinistra, cioè sulla regione
nucale adiacente, dove troviamo le numerose lesioni dirette tutte nello
stesso senso, ovverossia pressoché trasversalmente o con andamento
leggermente obliquo dal basso verso l'alto; tutte presentano il margine
inferiore svasato, e la svasatura stessa è maggiore in quelle lesioni
che sono situate pressoché medialmente nella regione nucale. Questa
caratteristica è dovuta a due fatti: anzitutto tale zona è
più alta rispetto al piano terra e quindi il mezzo lesivo nel suo
procedere in avanti vi ha agito con maggiore profondità; e in secondo
luogo in questo punto la regione nucale assume un più pronunciato
andamento a scivolo verso il basso sicché il mezzo lesivo è
venuto ad attingere una superficie piuttosto convessa;
– ancora più a sinistra,
verso la regione occipito-parietale sinistra, la vasta lacerazione a lembo
è scollata nella parte inferiore e lateralmente e si prosegue con
il distacco del padiglione auricolare dalla sua inserzione. Il padiglione
auricolare è quindi a sua volta sezionato trasversalmente.
Queste caratteristiche delle
lesioni al capo fin qui ricordate portano a ritenere come nel momento in
cui l'automezzo superò il corpo di Pasolini, questi poggiasse sul
piano terra le superfici di destra del capo stesso sicché le prime
strutture metalliche attinsero subito la regione parieto-occipito- auricolare
di sinistra dove produssero la vasta lacerazione al cuoio capelluto e la
lesione del padiglione auricolare; contemporaneamente impressero alla testa
un movimento di rotazione, cosicché vennero attinte da altre strutture
metalliche le superfici nucali centrali e di destra; una volta presentatesi
le superfici di destra del volto, successive strutture metalliche lacerarono
trasversalmente il padiglione auricolare di destra.
Per eseguire ora un confronto
di tale ricostruzione con le caratteristiche di altre lesioni ricordiamo
principalmente: le ecchimosi escoriate, con caratteri del tutto simili
tra loro, situate sulle regioni frontali laterali; la frattura della branca
mandibolare di sinistra e la lussazione temporo-mandibolare dello stesso
lato; la frattura delle ossa nasali e la deviazione per schiacciamento
della piramide nasale verso destra; la posizione in sede di sopralluogo
della testa della vittima che appariva poggiata sul piano terra con le
superfici laterali di sinistra.
Ne deriva un quadro completo
della dinamica prima accennata. Infatti, al primo impatto delle strutture
metalliche si produsse, per contraccolpo, la lesione escoriata-contusa
con lacerazione alla regione frontale destra che poggiava sul piano terra;
subito dopo nel suo rotamento la testa si venne a trovare, in un tempuscolo
molto breve, poggiata sul piano terra con il naso e il mento; in quel momento
sopraggiungeva un'altra struttura metallica che impattava sulla nuca (dove
produceva alcune lesioni, quelle centrali) e comprimeva il capo sì
da fratturare le ossa nasali; ancora dopo, continuando il capo a ruotare
ma continuando anche la compressione a tergo, si fratturava la branca sinistra
della mandibola che era venuta a trovarsi come unico punto resistente tra
il piano terra e la forza compressiva posteriore. Non si fratturava la
branca di destra proprio perché la testa in questo tempuscolo, come
già detto, era in rotazione e quindi la leva tra due punti di forza,
piano terra e compressione posteriore, era costituita dalla branca di sinistra.
Immediatamente dopo veniva leso il padiglione auricolare di destra, e,
in sede contrapposta, anche il frontale di sinistra dove si produceva l'ecchimosi
escoriata con lesione cutanea; sempre contemporaneamente il naso veniva
schiacciato verso destra. La regione frontale mediale non riportava vaste
lesioni perché mai a contatto pieno col terreno; infatti anche quando
la testa aveva la parte anteriore del volto sul piano terra i punti più
sporgenti erano costituiti dal naso e dal mento.
Per quanto riguarda le lesioni
alla regione latero-posteriore del collo, la loro direzione nettamente
trasversale e obliqua – in uno con la loro caratteristica di escoriazioni
"seriate" – le indica come inequivocabilmente prodotte da un mezzo che
agì per strisciamento in senso trasversale all'asse corporeo.
Analoghe considerazioni
possono essere avanzate per le numerose escoriazioni presenti alla regione
posteriore della spalla sinistra, alla regione dorsale e, ancora più
fondatamente, per quelle presenti sulla regione lombare. Per tutte esse,
infatti, i periti indicano una direzione trasversale e obliqua e per le
più basse parlano di «infiltrazione emorragica più
accentuata». Quest'ultimo particolare è chiaramente indicativo
dell'azione di un mezzo che abbia anche compresso oltre che escoriato,
così come è tipico del pneumatico.
Non trascurabili, infine,
sempre per una ricostruzione della direzione di attraversamento, appaiono
alcune delle lesioni all'arto superiore sinistro e in particolare quelle
presenti sul braccio. Infatti, tenendo presente che al momento del rinvenimento
del cadavere l'arto superiore si trova piegato a livello del gomito, appare
verosimile che le lesioni sopra ricordate siano state prodotte dalle strutture
metalliche, ancorché non sia da escludere l'azione compressiva delle
ruote almeno per quanto concerne alcune escoriazioni.
Al termine della suesposta
ricostruzione appare doveroso sottolineare che del vasto complesso lesivo
presente sulle regioni posteriori del capo, l'ampia lacerazione scollata
verso il basso sulla regione nucale di sinistra, per i suoi caratteri potrebbe
anche essere indicativa di una azione traumatica da mezzo contusivo che
agì direttamente prima del sormontamento del corpo della vittima.
Comunque su tale particolare torneremo in seguito.
Affrontando ora il problema
specifico del passaggio dei pneumatici sul corpo della vittima, va ricordato
che oltre alle summenzionate lesioni posteriori erano presenti, sulle superfici
anteriori del corpo, varie lesioni per lo più non infiltrate, e
una escoriazione con ecchimosi in corrispondenza della spina iliaca antero
superiore di sinistra. Inoltre non risultavano, all'esame autoptico, infiltrazioni
emorragiche delle pareti toraciche e di quelle addominali, mentre venivano
riscontrate 10 fratture costali, lo scoppio del cuore, e due lacerazioni
del fegato, di cui una molto ampia (15 cm).
Nell'insieme di tutte le
lesioni (cutanee anteriori e posteriori, ossee, viscerali) si ravvisano
le tipiche caratteristiche lesive del sormontamento a opera di pneumatici,
quali sogliono riscontrarsi nell'infortunistica stradale; scarsità
di lesioni esterne per lo più rappresentate da escoriazioni non
infiltrate di sangue e da qualche ecchimosi nelle zone con resistenza ossea
sottostante (come quella nella specie presente sulla spina iliaca di sinistra
e sulle ultime costole di sinistra), imponenza del quadro lesivo interno
rappresentato da fratture ossee e rotture viscerali.
Non sembra che nel caso
specifico si possa parlare di «relativa modestia del quadro fratturativo
costale» (pagg. 76, 77 della relazione peritale) trattandosi di 10
fratture costali; né pare da condividere l'affermazione di «irregolare
distribuzione dei punti di frattura» (pag. 77 della relazione peritale)
laddove si tengano presenti sia le linee di distribuzione (emiclaveare
destra ed emiclaveare sinistra, ascellare anteriore sinistra e ascellare
posteriore destra), sia i punti di frattura (IV, V, VII e VIII costola
a destra, VI, VII, VIII e IX a sinistra), e sia, infine, la frattura sternale
che era situazione pressoché a livello di una zona di frattura costale,
terzo spazio intercostale.
Allo stesso modo non si
può condividere l'affermazione di una relativa modestia del quadro
lesivo viscerale (pag. 77 relazione) in presenza di uno scoppio del cuore
e di lacerazioni epatiche (queste ultime mai ricordate dai Periti nelle
considerazioni).
In definitiva, non risulta
dalla traumatologia medico-legale, e dalla comune giornaliera esperienza
di infortunistica stradale, che nel sormontamento del corpo umano da parte
di pneumatici il «franamento del torace» e la «lacerazione
del pericardio» o comunque «ben più gravi lesioni da
scoppio dei visceri interni» debbano essere assolutamente presenti
così come affermano i Periti (pag. 77 della relazione). Al contrario,
la pratica giornaliera dimostra che sono più che sufficienti – come
nel caso specifico – 10 fratture costali, la frattura dello sterno, lo
scoppio del cuore, due lacerazioni del fegato.
Per quanto riguarda, poi,
l'assenza di "impronte cutanee" o sulle vesti, prodotte da pneumatici,
la loro obiettivazione costituisce dato tutt'altro che costante così
come risulta proprio dalla letteratura in proposito.
Concludendo, da tutti gli
elementi obiettivi appare come più attendibile che il sormontamento
del corpo di Pasolini a opera della propria autovettura sia avvenuto con
la seguente dinamica: l'auto, sopraggiungendo da destra rispetto al corpo,
lo ha sormontato con le due ruote di sinistra secondo una direzione nettamente
obliqua dal basso in alto e da destra verso sinistra lungo una linea ideale
che dalla base dell'arcata costale raggiungeva la regione scapolare sinistra;
le ruote stesse producevano lesioni cutanee dirette alle regioni dorsali
e lombari (queste ultime rappresentate da tipiche escoriazioni prodotte
dal bordo esterno del pneumatico), lesioni cutanee indirette all'addome
e al torace, due lacerazioni del fegato, le fratture costali, frattura
dello sterno, scoppio del cuore. Durante il passaggio le strutture metalliche
producevano direttamente molte lesioni lacere e lacero-contuse al capo,
la lesione trasversale dei padiglioni auricolari, il distacco dal suo impianto
del padiglione auricolare di sinistra, le escoriazioni seriate alla regione
postero-laterale sinistra del collo; e indirettamente le fratture della
branca mandibolare sinistra, la frattura delle ossa e delle cartilagini
nasali, le ecchimosi escoriate e lacerazioni cutanee alle regioni frontali;
probabilmente alcune delle lesioni all'arto superiore sinistro.
Appare quanto mai poco verosimile
che l'autovettura sia passata sul corpo della vittima in senso caudo-craniale
senza sormontarlo con le ruote ma attingendolo soltanto in successivi momenti
con le strutture metalliche, per le seguenti ragioni:
1) assenza di "materiale
ferroso" (non meglio identificato dai Periti) di presumibile provenienza
dalle strutture metalliche della autovettura, sui pantaloni indossati dal
cadavere;
2) assenza di qualsivoglia
lacerazione dei pantaloni stessi;
3) assenza di ampie e numerose
lacerazioni della canottiera come sarebbe da attendersi in una dinamica
così ipotizzata date le sporgenti strutture metalliche;
4) assenza di qualsivoglia
lesione a carico dei tessuti di rivestimento e delle ossa del bacino e
degli arti inferiori, considerando che strutture molto resistenti quali
il longherone del telaio della fiancata vengono a distare, rispettivamente,
cm 14 e cm 13,5 laddove la distanza dalla sommità dei glutei a terra
è, in un soggetto della corporatura di Pasolini, di cm 18-20 circa;
e la distanza dalla superficie posteriore delle cosce a terra è
di cm 14 circa. Da non dimenticare che altre strutture metalliche della
autovettura distano, da terra, 12 e 13 cm;
5) assenza di lesioni da
strappamento del cuoio capelluto con direzione dal basso in alto quali
si sarebbero certamente dovute verificare per il dimostrato impatto sul
capo di strutture metalliche a larga superficie con bordi netti: i due
silenziatori del tubo di scarico;
6) assenza di vaste lacerazioni
cutanee al dorso – con direzione
dal basso in alto – sempre
considerando l'altezza da terra delle strutture metalliche e lo spessore
del torace di Pasolini, che è risultato di cm 23 (pag. 45 della
relazione peritale).
Dinamica dell'aggressione.
Ipotesi sulla presenza di più aggressori.
Pur condividendo in parte
quanto affermato dai Periti di ufficio circa le difficoltà che in
genere si incontrano nella identificazione dei mezzi produttori di lesioni
contusive, riteniamo che una tale affermazione non debba mai escludere
il particolareggiato esame di ogni elemento obiettivo per giungere quanto
meno alla prospettazione di ipotesi.
Gli elementi obiettivi di
maggiore interesse che si rilevano dall'esame dei reperti, dai dati di
sopralluogo, e dall'esame dei complessi lesivi, sono i seguenti:
1) il paletto più
corto (cm 40,5 circa) è completamente macchiato di sangue e presenta
adesi, alle due estremità, capelli appartenenti a Pasolini;
2) il paletto più
lungo (cm 58) presenta una piccola macchia ematica proveniente dal sangue
di Pasolini;
3) la tavoletta di legno
recante la dicitura "Buttinelli A." presenta imbrattamento ematico con
adesione di capelli appartenenti a Pasolini in quattro zone distinte;
4) la tavoletta di legno
recante la scritta "Via Idroscalo 93" presenta il margine inferiore "nel
suo terzo di sinistra" massivamente imbrattato di sangue; e presenta altresì
formazioni pilifere appartenenti ai capelli di Pasolini adesi sulla superficie
posteriore;
5) il frammento di legno
trapezoidale distaccatosi dalla tavoletta sudescritta, presenta anche esso
formazioni pilifere di Pasolini adese a incrostazioni ematiche;
6) la camicia a righe di
Pasolini (rinvenuta a circa 70 metri dal cadavere) presenta vasta imbibizione
di sangue pressoché uniformemente diffusa sulla superficie posteriore
e sulle maniche, mentre scarsissime sono le macchie di sangue presenti
sulle superfici anteriori;
7) sul polsino sinistro
della maglia di lana a carne del Pelosi la macchia di imbibizione rossastra
(risultata poi essere di natura ematica prodotta dal sangue del Pasolini)
non è «vasta» (pag. 15 della relazione sui reperti)
ma misura alcuni centimetri di larghezza e lunghezza;
8) la macchia di sangue
(risultata poi appartenente al sangue del Pelosi) e rinvenuta sul bordo
anteriore della canottiera del Pelosi, è delle dimensioni di 3 cm;
9) la parte inferiore della
gamba destra dei pantaloni di Pelosi non è «diffusamente imbrattata»
(pag. 14 della relazione sui reperti) di materiale ematico (risultato poi
essere sangue di Pasolini), ma presenta diverse macchie di sangue commisto
a vasto imbrattamento di fango;
10) nessun indumento di
Pelosi – tranne il polsino sinistro della maglia e il fondo della gamba
destra dei pantaloni di cui sopra – presenta residui ematici del sangue
di Pasolini;
11) la lesione al capo del
Pelosi non presentava zone circostanti ecchimotiche né escoriate;
12) prima di essere arrestato,
il Pelosi, a bordo dell'autovettura di Pasolini condotta a forte velocità,
fu "incastrato" di colpo contro un marciapiede da un'auto della Polizia;
13) il corpo di Pasolini
fu rinvenuto a circa 70 metri dalla sua camicia che appariva regolarmente
sfilata;
14) nelle vicinanze della
camicia furono rinvenuti i due frammenti del bastone e le due metà
della tavoletta;
15) la tavoletta originariamente
si trovava vicino al posto in cui fu rinvenuto il corpo di Pasolini;
16) presenza sangue di Pasolini
sul tetto della propria auto.
Per quanto riguarda le lesioni
presentate da Pasolini si rinvia alla prima parte della presente relazione.
Sulla base dei dati riportati,
in uno con quanto visibile dalle fotografie del sopralluogo, possono avanzarsi
le seguenti considerazioni.
I mezzi contusivi rinvenuti
sul luogo del fatto, i due pezzi di legno e le due tavolette, hanno certamente
colpito reiteratamente il corpo di Pasolini. In particolare si può
affermare che almeno quattro o cinque delle lesioni presenti alle regioni
posteriori vanno attribuite all'azione di detti mezzi. Infatti i caratteri
di alcune, quali la modesta infiltrazione ma la irregolarità dei
margini e soprattutto il successivo diramarsi di lesioni collaterali, e
i caratteri di altre, quali l'ecchimosi dei margini e la direzione della
svasatura degli stessi, portano a ritenerle come certamente prodotte e
dal mezzo a larga superficie (tavola) e da quello a stretta superficie
(margine della tavola e bastone).
Altrettanto verosimile appare
il riferimento del complesso ecchimotico escoriativo interessante la regione
zigomatica di sinistra all'azione di un mezzo contusivo diretto, e così
la zona ecchimotico-escoriativa di forma grossolanamente rettangolare situata
sotto il gonion destro, nonché la ecchimosi escoriata a forma di
"L" rilevata in corrispondenza della spalla destra e le molteplici escoriazioni
ed ecchimosi presenti sugli arti superiori, nonché le lesioni fratturative
delle falangi che stando ai rilievi di sopralluogo circa la posizione del
corpo difficilmente possono riferirsi al sormontamento.
In considerazione, però,
della scarsa resistenza offerta dal bastone (un legno molto secco, e friabile)
e relativamente anche dalla tavoletta, acquista discreto valore l'ipotesi
dell'azione di altri mezzi contusivi.
Non soltanto, infatti, le
fratture delle falangi fanno ipotizzare un mezzo contusivo molto più
resistente di quelli rinvenuti, ma va considerata, a questo proposito,
l'ampia lacerazione con perdita di sostanza (tanto che nella relazione
peritale viene riferita con margini difficilmente ravvicinabili) e scollata
verso il basso sulla regione nucale di sinistra. Come già accennato
nel primo capitolo tale lesione proprio per i suoi caratteri porta a ritenerla
prodotta da un'azione tangenziale dall'alto in basso, sicché non
è da escludere che possa essere stata prodotta in questa fase dell'evento
lesivo ma certamente da un mezzo ben più resistente del bastone
e della tavoletta.
L'ipotesi dell'uso di altri
mezzi contusivi si prospetta, poi, con maggiore interesse, là dove
si tengano presenti alcuni elementi di sopralluogo: il punto di rinvenimento
della camicia di Pasolini (a circa 70 metri dal corpo), la disposizione
delle macchie di sangue sulla camicia dello stesso, l'integrità
di tale indumento, luogo dove fu usata la tavoletta, e luogo dove fu usato
il bastone.
Un attento esame di questi
elementi porta a una prima indiscutibile ricostruzione della dinamica dei
fatti: Pasolini in un primo momento, e in un luogo situato a circa 70 metri
dalla definitiva caduta del corpo, fu violentemente percosso al capo e
le ferite sanguinarono abbondantemente. La prova inconfutabile di ciò
è data dall'abbondante impregnazione di sangue della camicia e al
rinvenimento di essa in una zona appunto situata a circa 70 metri dal cadavere.
Quest'ultimo elemento, data l'integrità dell'indumento, indica che
fu la vittima stessa a togliersi la camicia dopo che con le braccia (risultate
inzuppate anche esse di sangue) si era riparato il capo o comunque aveva
tentato una difesa.
Quale fu il mezzo che produsse
cosi vaste lesioni?
È a questo interrogativo
che appare veramente difficile rispondere qualora si ipotizzi il solo bastone,
premesso che certamente in quella prima fase non fu usata la tavoletta
la quale era sul cancello di legno del Buttinelli a circa 70 metri di distanza
(laddove fu poi rinvenuto il cadavere di Pasolini), e che quindi venne
usata nella seconda fase dell'aggressione.
Sorge quindi con fondatezza
l'ipotesi di un altro mezzo contusivo il quale abbia agito nella prima
fase dell'aggressione.
Ma comincia a prospettarsi,
a questo punto, anche l'ipotesi di un altro o di altri aggressori.
C'è da chiedersi
infatti chi ha fatto uso dell'altro mezzo contusivo e, soprattutto, resta
da spiegare l'assenza di tracce ematiche sulle superfici anteriori degli
indumenti di Pelosi (tranne una macchia al polsino di sinistra della maglia)
quali sarebbero dovute presentarsi fin da questa prima fase dell'aggressione
che produsse certamente abbondante emorragia.
Non riteniamo di dover ricordare
la notevole vascolarizzazione del cuoio capelluto, ma vogliamo soltanto
far presente che quella emorragia, o comunque le lesioni che la produssero,
ben difficilmente può far escludere l'interessamento di vasi arteriosi
e quindi emorragie a "nappo".
Tali perplessità
acquistano maggior valore, poi, quando si passa a esaminare la seconda
fase dell'aggressione nella quale fu certamente fatto uso della tavoletta.
Questo mezzo, infatti, fu usato di piatto e di taglio più volte,
e certamente anche sul capo della vittima (in differenti zone della tavoletta
erano presenti formazioni pilifere di Pasolini); esso è sì
della lunghezza di 75 cm, ma su una delle superfici larghe presenta una
intensa macchia di sangue con intrisi più capelli, il che fa ritenere
un suo uso violento e quindi la sicura produzione di una emorragia a nappo
che molto stranamente non ha mai attinto le vesti del Pelosi. E d'altra
parte appare molto artificioso ipotizzare un'aggressione con mezzi contudenti
operata ad arti sempre estesi!
In definitiva, che dalla
scena del fatto delittuoso non possa escludersi la presenza attiva del
Pelosi è dimostrato se non altro dalla macchia di sangue sul polsino
della sua maglia e dalle macchie sul bordo inferiore del suo pantalone,
ma che il Pelosi non fosse solo è quasi altrettanto sicuro per la
modestia dell'imbrattamento delle sue vesti che lascia perplesso chiunque
abbia una se pur modesta esperienza di lesività.
Non riteniamo, a tale proposito,
necessario – pur riservandoci di farlo in determinate circostanze – produrre
testi o lavori di criminologia e pubblicazioni fotografiche di polizia
scientifica, ma vorremmo soltanto ricordare quelle situazioni di imbrattamento
ematico diffuso che sogliono riscontrarsi nei sopralluoghi di ambienti
dove la vittima è stata attinta al capo da mezzi contusivi. In definitiva,
sono due gli elementi obiettivi più rilevanti che portano a prospettare
come quasi certa la presenza di altri aggressori e l'uso di altri mezzi:
la sproporzione tra il bastone di legno che produsse sicuramente ferite
al cuoio capelluto e l'entità delle lesioni stesse; l'imponente
emorragia verificatasi fin dalla prima fase della colluttazione e la modestia
dell'imbrattamento ematico sulle vesti del Pelosi.
Un altro elemento, poi è
insito in ognuna delle varie ipotesi che sono prospettabili circa tutta
la dinamica del fatto, e cioè la assenza o meno di una reazione
di Pasolini e quindi il verificarsi o no di una colluttazione.
È certo che Pasolini
ricevette un violento trauma contusivo ai testicoli. Orbene, se tale trauma
si verificò nella prima fase esso impedì a Pasolini ogni
reazione lasciandolo alla mercè dell'aggressore e non permettendogli
quindi, anche perché ripetutamente colpito al capo, di togliersi
la camicia, di alzarsi e di percorrere da solo circa 70 metri; e l'aggressore,
d'altra parte, avrebbe potuto continuare a infierire sullo stesso posto
con lo stesso bastone fino a lasciare esanime la vittima. Se, al contrario
e come pare più attendibile, il trauma contusivo ai testicoli si
verificò nella seconda fase quando Pasolini cadde veramente esanime
e fu allora alla mercè dell'aggressore che infierì con la
tavola, allora appare davvero poco credibile che nella prima fase non vi
sia stata una colluttazione tra vittima e aggressore, colluttazione durante
la quale la vicinanza dei corpi rende veramente contraddittoria la constatazione
che il Pelosi sia rimasto indenne da ampi imbrattamenti di sangue.
Dalle indagini di laboratorio
è stato dimostrato che i residui ematici rilevati all'interno dell'autovettura
di Pasolini, così come quelli presenti sulla canottiera del Pelosi,
hanno le stesse proprietà gruppo-specifiche del Pelosi. Su questo
dato obiettivo si possono avanzare soltanto due ipotesi: o il Pelosi ha
partecipato a una colluttazione con Pasolini e allora egli non poteva essere
solo perché troppo "pulito" come abbiamo detto prima; oppure la
lesione alla regione frontale di Pelosi è stata prodotta in un momento
successivo e verosimilmente per urto contro il volante quando, come all'inizio
ricordato, egli fu violentemente "incastrato" alla guida dell'autovettura
rubata, e condotta a forte velocità, da un'auto della Polizia. Comunque,
in questa seconda ipotesi, torna a prospettarsi una assoluta mancanza di
qualsivoglia reazione da parte di Pasolini e quindi la più che verosimile
presenza di altre persone.
Ancora perplessità
molto gravi desta la presenza di sangue di Pasolini, descritto dai Periti
come «piccole e tenui incrostazioni», sul tetto dell'autovettura
dello scrittore, e più precisamente in vicinanza del bordo del tetto
stesso a livello della parte posteriore della portiera di destra.
Evidentemente anche per
questo dato obiettivo si possono avanzare soltanto due ipotesi: o il sangue
è stato "depositato" in quel punto direttamente da Pasolini stesso,
o vi è stato "trasportato" indirettamente dall'aggressore. Nel primo
caso – considerando l'altezza da terra del punto in cui erano situate le
tracce ematiche e la presenza di una struttura metallica con bordo quasi
tagliente quale lo sgocciolatoio – si potrebbe anzitutto ritenere che la
testa di Pasolini vi abbia direttamente battuto durante la colluttazione,
ma una tale ipotesi appare contraddetta dalla scarsità del sangue
nonché dall'assenza di altri elementi biologici (capelli), quantunque
a questo proposito non possa sottovalutarsi il lungo tempo intercorso tra
i fatti e l'osservazione dell'auto da parte dei Periti.
Resta allora da considerare
la possibilità – ancora nell'ambito della prima ipotesi – che durante
l'aggressione Pasolini sia stato proiettato contro l'autovettura sì
da urtarvi con le parti superiori del tronco e quindi schizzare sangue
sul tetto dell'auto o che, sempre durante la colluttazione, Pasolini si
sia venuto a trovare vicino alla propria autovettura e vi si sia appoggiato
con una mano già imbrattata di sangue.
In tutte e due queste eventualità,
però, viene a configurarsi una nuova dinamica dell'aggressione che
non trova alcuna rispondenza nei racconti del Pelosi. Quest'ultimo, infatti,
in tutti i suoi interrogatori ha sempre descritto una primissima fase di
aggressività di Pasolini iniziata in vicinanza della rete di recinzione
(a circa 20 metri cioè da dove era rimasta posteggiata l'auto) e
poi sviluppatasi lungo un percorso di molti metri (50 circa in direzione
del punto dove fu poi trovato il corpo di Pasolini) durante il quale sarebbe
cominciata la sua reazione.
Orbene, dovendo considerare
assolutamente inattendibile la versione fornita da Pelosi per l'assenza
sul suo corpo e sulle sue vesti dei segni di così violente percosse,
viene a ripresentarsi ancora una volta il "vuoto" nella prima fase, ovverossia
torna l'interrogativo sulla successione esatta dei primi tempi e soprattutto
si prospetta sempre di più l'ipotesi di una prima fase molto "movimentata"
svoltasi in vicinanza dell'autovettura (presenza della camicia insanguinata,
uso reiterato del bastone o comunque di un corpo contundente, sangue di
Pasolini sul tetto della propria autovettura) e quindi l'ipotesi di una
aggressione a opera di più persone, data sempre la scarsa verosimiglianza
– per le ragioni prima riferite – di un primo susseguirsi di violenza del
solo Pelosi contro Pasolini pressoché inerme.
Qualora, poi, si volesse
ipotizzare un "trasporto" del sangue di Pasolini sul tetto della sua autovettura
a opera di Pelosi, anzitutto ci si dovrebbe chiedere di nuovo come l'imbrattamento
da sangue interessasse soltanto le mani dell'aggressore, e in secondo luogo
perché egli avesse necessità di portarsi sul lato destro
dell'autovettura.
Per concludere, l'esame
approfondito di tutti i dati obiettivi (sopralluogo, interrogatori di Pelosi,
reperti, bastone, tavola, vesti, lesioni di Pasolini) da una parte smentisce
il racconto di Pelosi sulla dinamica di tutta l'aggressione, e dall'altra
induce ad avanzare con fondatezza l'ipotesi che Pasolini sia stato vittima
dell'aggressione di più persone.
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SUL
PROCESSO
A
PINO PELOSI
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Introduzione,
di Angela Molteni
Cronologia degli eventi
processuali
Un delitto politico,
di Giorgio Galli (integrale)
L'interrogatorio dell'imputato
Pelosi del 2 novembre 1975
La
controinchiesta dell'«Europeo»
del
21 novembre 1975
|
L'incredibile reo
confesso, di Paolo Berti
Pelosi e gli avvocati,
di Paolo Berti
Non si escludono ipotesi
diverse nella meccanica
dell'uccisione di Pasolini, di Duilio Pallottelli
I sei errori della
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Il testimone misterioso,
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di Oriana Fallaci
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sul corpo di Pasolini. Note di parte alla relazione peritale d'ufficio
La deposizione di Oriana
Fallaci al processo istruttorio
L'arringa
dell'avvocato
Guido
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La parte civile ritira
la sua costituzione
La personalità
di Pino Pelosi
Ricostruzione dell'assassinio
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La personalità
e il mondo ideale di Pasolini
"Il romanzo delle stragi"
Dalla sentenza di primo
grado, 26 aprile 1976
Dalla sentenza della
Corte d'Appello, 4 dicembre 1976
Dalla sentenza della
Corte di Cassazione, 26 aprile 1979
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SUI
PROCESSI
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Cronologia, ordinata
per anno
Cronologia, ordinata
per imputazione
Documenti relativi al
processo a Pasolini, reo di vilipendio alla religione di Stato per il film
La
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Fonti di ricerca e
documentazione
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