|
|
|
Ricordi Il rischio...
Pasolini è stato l'artista italiano del nostro secolo che ha interpretato intensamente sia sul piano della vita vissuta che della creazione artistica la tensione fondamentale del nostro tempo, soprattutto per ciò che riguarda la realtà italiana. Cioè il confronto fra cattolicesimo e marxismo. La sua scelta del marxismo è stata una scelta polemica e provocatoria più che ideologica, in quanto ha sentito che la giustizia sociale era la cosa più importante in questo momento. Pasolini ha avuto una visione
religiosa della vita proprio per il suo rifiuto dell'ipocrisia, del perbenismo
e di ogni forma farisaica di rispettabilità. Anche la sua esperienza
di vita rispecchia un'esigenza cristiana per il suo volersi identificare
con i poveri e con chi subisce ingiustizia.
In Pasolini c'era anche una
visione marxista-gramsciana della realtà. Era una visione politica
non in contrasto con un certo suo fondo mistico. La sua poesia civile è
ispirata alla immedesimazione con il popolo contro ogni retorica ufficiale.
L'elemento della sua opera narrativa è l'identificazione con il
mondo delle borgate; cioè con chi viene rifiutato dalla società.
Nel cinema, a parte l'interpretazione di Cristo come fustigatore dell'ipocrisia,
c'è tutta una serie di film (Decameron, I racconti di
Canterbury, Il fiore delle Mille e una notte) in cui si abbandona
a una specie di gusto favoloso della vita e dell'amore visti con tenerezza
e gioco. Non si tratta di compiacimento erotico, ma di un recupero dell'esperienza
amorosa in chiave di innocenza.
Contrariamente alle apparenze anche la morte di Pasolini, comunque la si voglia interpretare, è coerente con tutta la sua vita. È una testimonianza della difficoltà e quasi impossibilità dell'artista di esistere nella società contemporanea. Pertanto la sua fine è simile a quella di Majakowskij, García Lorca, Dylhan Tomas... Chiunque cerchi di rendere più civile il proprio popolo, facendo compiere un salto di qualità oltre gli interessi costituiti, deve essere disposto ad accettare il rischio della morte. Forse nessuno ha espresso così bene tale concetto come Apollinaire quando ha scritto: «Abbiate pietà di noi che combattiamo sempre alle frontiere dell'illimitato e dell'avvenire».
|
. |
|
|
|