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"Pagine
corsare"
Saggistica
Idroscalo di Ostia
1997
di Angela Molteni

Un pianto senza lacrime, un
urlo muto,
un cuore rattrappito dalla
percezione della morte.
Sono arrivata anch'io fino
a te, Pier Paolo, quasi
stupita di potere ancora
respirare, pensare, vivere.
Un'onda si frange sulla spiaggia.
Di continuo la vita
ha inizio in quel vicino
mare senza suoni;
solo la spuma bianca canta
la tua gentilezza.
E tu sei qui, presente,
in questo tremendo luogo
melmoso, umido, dall'erba
ancora verde, molle
per il pianto di un cielo
privo di colori,
senza piccole lucciole né
grandi stelle cadenti
che riscaldino le tue insultate
membra.
Da questa palude, da questi
immondi rifiuti,
da questa sperduta strada,
da questo nulla
giungo ai tuoi piedi, mi
accosto al cemento
degradato, corroso, simbolo
dell'oblio,
ultimo visibile oltraggio
alle tue civili sofferenze.
Ho terrore di ogni mio respiro,
dinanzi a te
dimenticato e spoglio; ho
timore di un
atto d'amore che nessuno
intende,
né può capire...
Solo la giovinezza enormemente
giovane del compagno che
è qui, il suo cuore puro
tremano, comprendono; in
perfetta sintonia sono i pensieri
di due poveri esseri smarriti,
ora, davanti al ricordo,
alla irreparabile perdita.
Non piangere: mai scorderemo
con i nostri forti pensieri
l'opera tua, il tuo sorriso;
ti canteremo senza sosta
con voci umili e costanti;
tutti gli uomini del mondo
dovranno conoscere la tua
grandezza di calpestato e
odiato, di perseguitato e deriso.
Siamo qui per dare e avere
conforto, perché tu ci indichi la strada
difficile e tortuosa. Tu,
morto disadorno, cammina al nostro fianco,
prendici per mano, procediamo
con passo uniforme, leggero.
La tua passione e il lampo
delle nostre vite non sono che brividi.
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