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I ricordi
Non ho potuto purtroppo apprezzare in vita Pasolini, ricordo con molta nitidezza però il giorno della sua morte. Io
allora poco più che bambina, appresi la notizia dai telegiornali.
Ricordo anche come a noi bambini si nascondevano i commenti sull'accaduto, mio padre e mia madre che parlavano sottovoce: "Un fattaccio... si sapeva che sarebbe finito così... un comunista... un ribelle rivoluzionario...". Credo che sia stato questo atteggiamento tipico della "buona borghesia" rispetto a un "diverso" a farmi avvicinare a lui. Una sorta di simpatia dettata dalla mia, già esistente, avversione per i buoni costumi, per l'allinamento al potere costituito. Ero solo una bambina, ma sentivo già in me il senso di quella che negli anni ho costruito come la mia giustizia, il mio modo di rapportarmi alla vita e a quanto ci circonda. Provavo un profondo senso di unione verso quell'uomo (ci vollero anni e tanti suoi scritti letti ed apprezzati per capire che quell'uomo era anche un grande poeta ed un grande pensatore) che tanto assomigliava a me, la bimba di cui in casa si diceva bisbigliando "lei è una diversa"... era come se quello che sembrava qualcosa di "sporco", di negativo (la diversità) avesse il potere di mettere sullo stesso piano un grande (Pasolini) e una piccola bambina dai capelli neri. Mi
piace immaginare che Pasolini avesse potuto incontrare quella bambina per
strada, e riconoscendola attraverso quel marchio, l'avesse presa per mano
e l'avesse portata via lontano mentre le raccontava dolcemente una favola.
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