
|
|
![]()
|
.. |
Notizie Ragazzi di vita della
letteratura
Avevano al massimo una decina d’anni quando morì. O non erano neppure nati. I nuovi scrittori, quelli trenta e quarantenni, quelli cosiddetti “giovani”, che rapporto hanno con Pasolini? Mentre in altri campi il debito è molto forte (registi teatrali come Serena Sinigaglia o cinematografici come Garrone, Sorrentino, Papi Corsicato sviluppano varie ipotesi pasoliniane), nella narrativa e poesia di questi anni si può parlare di influenze dirette? Con la consueta sincerità guascona Marco Drago confessa: «Non ho mai letto una riga della sua poesia né dei suoi romanzi né ho mai visto uno dei suoi film. E così il 90 per cento degli italiani». Tocca un tasto dolente Drago: purtroppo è vero che soprattutto la scuola (superiori e, turpe dictu, università!) ha fatto un pessimo servizio a Pasolini, relegandolo ai margini. Non lo si legge, né tanto meno lo si studia. Ma se per molti è così, non lo è per tutti, e se si ha la caparbietà d’insistere un po’, si scopre che le nuove leve Pasolini l’hanno letto. E soprattutto amato. Cogliendone le molteplici sfaccettature. In ognuno di loro parla un Pasolini diverso, o per usare le parole di Tiziano Scarpa: «Si dice che oggi un Pasolini non c’è più. Ma invece c’è. È disseminato in alcuni intellettuali e scrittori». Tommaso Pincio lo considera
«il più grande libero pensatore del Novecento». Roberto
Bui, alias Wu Ming 1, alza il tiro riflettendo sulla reattività
pasoliniana:
«È stato l’autore inevitabile», chiosa Lorenzo Pavolini, fresco del secondo romanzo (Essere pronto, PeQuod), nonché coordinatore artistico del Progetto Petrolio di Mario Martone. Intere notti, interi anni
ha passato Andrea Bajani (Cordiali saluti, Einaudi) a compulsarlo
con avidità, «come sigarette fumate furiosamente». Ci
spiega: «Mi ha insegnato a sconfinare, esorbitare da un ambito consentito,
quello delle lettere, per provare a sporcarsi, a uscire dal consigliato
agli addetti alle parole».
Molto amate Le ceneri di
Gramsci. «Ne esco pazza», ci racconta Valeria Parrella centrando
il cuore pulsante della poesia pasoliniana: «Non perché mi
Poesia in forma di rosa e Trasumanar e organizzar sono altri due libri imprescindibili. «Raccontano l’impossibile modernizzazione di questo paese - nota Mario Desiati (Neppure quando è notte, PeQuod) -. Ci insegnano a sporcarci le mani con le borgate, la povertà. Ancora oggi la sua disperata vitalità viene vista con sospetto moralistico». È la «delicatezza nello strazio», come la chiama la poeta Elisa Biagini, che a Pasolini è arrivata dal cinema (La ricotta). Tragitto, quello attraverso i film, fatto da molti altri. Dalla stessa Parrella: «Nei film mitici come Edipo re, oppure in Uccellacci e uccellini sa ridiscutere temi antichi e viscerali». O da Piersandro Pallavicini: «L’ho inseguito per anni, quando mi è stato possibile vederlo, a metà anni ’70 sulle tv private, confuso coi decameroni da due soldi, nelle sale d’essai, nelle prime videocassette, carissime». Molto meno battuti i romanzi romani, per i quali «vengono in mente autori più degli anni ’80 e ’90» rileva il critico Andrea Cortellessa, che aggiunge: «Mentre gli abbozzi dei romanzi “friulani”, molto più interessanti pur nei loro squilibri, sono pochissimo letti». Petrolio è un discorso a parte: « Pochi scrittori hanno scritto il Libro come ha fatto Pasolini» (Scarpa); «Libro insopportabile e affascinante. E pericoloso. Mi sconvolse, dandomi un nuovo sistema di visione» (Leonardo Colombati). Qualcuno ha talmente introiettato
Pasolini da farne personaggio dei suoi libri. È il caso di Alberto
Garlini che in Fútbol bailado (Sironi) immagina uno scenario
alternativo per la morte del poeta. «La scoperta di Pasolini - ci
racconta - risale alla sua morte, quando avevo sei anni. Ricordo benissimo
la notizia, lo sgomento per i modi, indicibili a un bambino, della mattanza.
Quella morte rappresenta l’archetipo dell’artista sacrificato alle leggi
mimetiche del gruppo.
2 novembre 1975: quella data ha segnato anche Piersandro Pallavicini: «Ne fui sconvolto e angosciato, mi sentii male, con il germe di pensiero, che razionalizzo solo adesso, che quel destino me lo sarei meritato anch’io». Che poi la Sinistra l’abbia
avversato, usato, mollato e riusato a scadenze varie (celebrazioni, decennali
ecc.), spesso senza capirlo e assorbirlo davvero, ce
Da questa veloce campionatura
una cosa emerge, prepotente: che Pasolini è tornato a essere qualcosa
di importante. Di fondamentale. Lo si chiami poi
|
|
|