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Pasolini nei blog Laura Betti
![]() È così che tiene la scena della Comédie de Paris, avvoltolandosi nella più piccola eclisse di sé, nella luce d'eclisse che è lo sfondo delle sue metamorfosi. Alberto Moravia, che ha scritto per lei la seducente canzone Mi butto (...), ha tutte le ragioni di designarla come la pagina stessa del moderno, di cui accompagna lo charme alla sfrontatezza. Il suo repertorio e l'uso mimico che ne fanno il dono di far appassire quasi tutti gli altri. C'è tutto ciò che cova di meravigliosamente espressivo in una testa ben fatta di giovanissima leonessa che si oppone alla miseria specifica del nostro tempo rispondendogli con la provocazione e la sfida. Se ognuna delle sue canzoni
l'avvolge meravigliosamente, è perché fa corpo con lei, è perché la
canzone è forgiata del fuoco stesso che l'abita. Lei ne è inseparabilmente
l'ispiratrice e l'interprete. I parolieri modellano quello che diranno
su un lampo dei suoi occhi, su una rosa nera che scivola vertiginosa dal
suo ginocchio. L'irreprensibile adattamento dei testi italiani fatto da
Jean Rougeu come la sobria e giusta regia di Filippo Crivelli assicurano
a Giro a vuoto una unità organica che, rispetto agli spettacoli
che ci sono offerti oggi, segna ai miei occhi il loro superamento.
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