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Cinema Quando misi il poncho
in testa a Pasolini
Fu il legame con Dino De Laurentiis a coinvolgermi nel western all’italiana. Ero stato uno degli sceneggiatori di Riso amaro, che fu il primo grande successo di Dino, ebbe la Nomination all’Oscar, lo fece conoscere nel mondo. Nacque un’amicizia, lui diceva che avevamo in comune le tre “c” - cervello, cuore e, in versione educata, coraggio - poi io mi buttai su altre strade e ci ritrovammo per Il gobbo e per Il processo diVerona. Dino intanto aveva costruito un villaggio western a Dinocittà, e quando mi propose di girare Un fiume di dollari, una classica storia di vendetta, accettai volentieri. Non ho mai messo la mia vita al servizio del cinema ma sono stato io a servirmene: per me era l’occasione di toccare con mano i sogni dell’adolescenza, rivivere le avventure con cui ero maturato. Firmai il film come Lee W.
Beaver. Beaver vuol dire castoro, in tedesco Bieber, che era il cognome
di mia moglie. E una W. allora non si negava a nessuno. Ennio Morricone
fece le
........![]() mi nascosi perché era un apologo sulle lotte contadine e l’occupazione delle terre, un tema che era stato sognato da tanti autori di sinistra e, a parte Rosi con Salvatore Giuliano, era difficile realizzare. Il protagonista era Lou Castel, che uccideva raccomandando l’anima a Dio. C’era Pasolini che, con il poncho, comandava una banda di peones rivoluzionari, tra cui Ninetto Davoli trombettiere. Ho il privilegio di aver fatto recitare due volte Pasolini, la prima fu ne Il gobbo: era «il Monco». Gli piaceva recitare e sul set era curioso di tutto, si preparava alle sue regie.
Requiescant di Carlo Lizzani: nei fotogrammi dal film, nell'ordine Pier Paolo Pasolini, Franco Citti e Ninetto davoli |
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