La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

Pasolini? Non l'ho mai conosciuto
di Indro Montanelli
Archivio storico del "Corriere della Sera" 25 ottobre 1995

Caro Montanelli, si avvicina il 2 novembre 1995, ventennale della morte di Pasolini. Sul suo conto se ne sente dire di tutti i colori. C'è chi lo osanna e chi lo dileggia, chi lo considera il più grande intellettuale italiano del dopoguerra e chi lo riduce alla stregua di un sordido e volgare omosessuale. Lei, che forse lo ha conosciuto, cosa ne pensa? Alessandro Marzocchi (Parma) 

Caro Marzocchi, scusi se riproduco solo la prima parte della sua lettera. Censuro la seconda perché si riferisce a personaggi di cui mi ripugna perfino il nome. No, non ho mai conosciuto Pasolini. Sapevo che non aveva nessun desiderio d'incontrarmi, ed io non ho mai avuto quello di sapere il perché di questa sua pregiudiziale antipatia. Forse a spiegarla basta il fatto che vivevamo su lunghezze d'onda del tutto diverse. Ma questo non m'impedisce di riconoscere il grande talento di Pasolini, scrittore e poeta. Che sia stato "il più grande intellettuale italiano del dopoguerra", be' , questo è piuttosto discutibile anche perché il termine "intellettuale" non è quello che meglio gli si addice. Più che un intellettuale, Pasolini era un artista, e come tutti i veri artisti attingeva più all'intuito, all'estro, alla fantasia, alle passioni, agli umori che 
all'intelletto. Più che per ragionamenti, andava per lampeggiamenti. Ma se sono convinto che certe esaltazioni non giovano alla memoria di Pasolini, come non giovano alla memoria di nessuno, sono altrettanto convinto che trattarlo da sordido e volgare omosessuale è da sordidi e volgari analfabeti. Della propria omosessualità Pasolini parlava liberamente con l' innocenza dell'artista che tutto riesce a trasformare in poesia, anche l' omosessualità, pur rappresentandola nei suoi ambienti e nei suoi personaggi più degradati. Purtroppo a provocare questo calunnioso giudizio fu l'alone di martirio che si volle dare alla sua morte attribuendola ad una vendetta fascista e ricollegandola a quella del fratello ucciso - si disse e purtroppo qualcuno continua a dire - dai fascisti. Smaccata menzogna. Guido Pasolini, partigiano, fu ucciso dai partigiani comunisti titini e - ahimè - anche italiani. I fascisti non ebbero nulla a che fare con la morte di Guido né con quella di Pier Paolo. Finiamola con queste truffe. E qui debbo le mie scuse alla signora Rosa Paini per non aver pubblicato la sua bella lettera che diceva appunto questo. Non l'ho fatto perché in questa pagina trovano e sempre troveranno spazio le critiche, anche le più acrimoniose rivolte a me. Ma non posso accogliervi quelle rivolte a dei colleghi del giornale di cui io sono ospite. Queste devono essere inviate al direttore del Corriere, non a me. Spero che la signora Paini e tutti i lettori mi capiscano: gli ospiti hanno un galateo da rispettare. 
[...]
 

.






 

Pasolini? Non l'ho mai conosciuto, di Indro Montanelli

Vai alla pagina principale