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Saggistica Nuovo cinema Racalmuto
Questa poesia del «primo» Sciascia che, a esclusione degli empiti ribellistici, fanno pensare a Rocco Scotellaro, incuriosisce per la sua eccezionalità nella sua carriera di scrittore. Colpisce, in più, per l’intenso ma quasi ritroso attaccamento manifestato da quel maestro di scuola per Racalmuto, «il paese del sale, il mio paese / che frana...». Ma suscita in noi anche una particolare commozione perché, pubblicata oggi in esclusiva su La Stampa, riallacciano la sua figura a un giornale cui collaborò, con qualche intermittenza, dal 1972 al 1989, fino alla vigilia della morte. Amo in specie ricordare, oltre gli elzeviri di vario argomento, che a Sciascia piacque rinsanguare attraverso La Stampa, in ossequio alla diletta cultura francese, l’antica tradizione del feuilleton. E pubblicò a puntate, prima che uscisse in volume, La scomparsa di Majorana, un libro di forte implicazione morale, oltreché di congeniale resa pirandelliana. Ancora, dalla fucina del giornale (da certi documenti che gli feci allora pervenire) trasse ispirazione per il romanzo storico I pugnalatori, dove si tratta di una misteriosa setta che, antesignana della mafia odierna, agiva nella Palermo dell’Ottocento, dopo l’Unità. Ma, adunando i ricordi di una amichevole e fruttuosa frequentazione, e sulla scorta della poetica «cartoline», non si può fare a meno di citare uno dei suoi ultimi articoli, «Requiem per il cinema», pubblicato a piena pagina il 27 agosto 1989. Sciascia aveva appena visto Nuovo cinema Paradiso, di Giuseppe Tornatore, che gli sembrava esprimere, e quasi commemorare, una perduta nobiltà del cinema. Ma il film vale soltanto, per lo scrittore, come innesco di una rievocazione intensa di Racalmuto e della propria infanzia: quando in quel paese della Sicilia interna («isola nell’isola») si portava a valle la stessa «neve lontana» della poesia, per venderla a quattro soldi; quando arrivò, nel generale sbalordimento, la luce elettrica. E infine, nel teatro comunale,
la prima proiezione cinematografica. Sciascia racconta che anche lui, anticipatore
ed emulo del ragazzo di Tornatore (una apparente contraddizione che si
scioglie nel tempo della scrittura) assisteva allo spettacolo in una posizione
privilegiata, accanto alla cabina dell’operatore: ricevendone in dono
frantumi di pellicole, fotogrammi di dive famose. La magia del cinema,
a chiusura del cerchio vitale, sembra aggiungersi alle lontane cartoline,
quasi a rendere più vivide per lo scrittore le nevi di una volta.
Due cartoline dal mio paeseL'associazione "Amici di Leonardo Sciascia" ha organizzato a Firenze venerdì 23 ottobre 2009 alla Sala Ferri del Gabinetto Vieusseux, un incontro pubblico in occasione della presentazione dell'inedito. L'iniziativa si è inserita nell'ambito delle manifestazioni dell'anno sciasciano, inaugurato il 30 ottobre 2008 alla Biblioteca Marucelliana di Firenze.
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