Pier Paolo Pasolini
La saggistica
PIER
PAOLO PASOLINI
E
VIA DELL'ACQUA BULLICANTE
Appunti
per un libro di toponomastica letteraria
su
Roma e i suoi scrittori,
del
Prof. Antonio Areddu, ©1994-2000
Molteplici
sono i riferimenti fatti nelle opere di Pier Paolo Pasolini a questa via
che si snoda da Piazza della Maranella fino a Largo Preneste. Due luoghi
in particolare cita Pasolini: il cinema Impero e la scuola Carlo Pisacane.
E la Via dell’Acqua Bullicante tra il 1946 e il 1950.Una via che rimarrà
sostanzialmente uniforme fino al 1960. Fino a prima della seconda guerra
mondiale era una via stretta, sotto ci passava una marrana, c’era all’altezza
del numero civico 219 la “Villa Rossa” abitata perlopiù da mezzadri
dei Cerini e Barberini e poi da sottoproletari che alla fine degli anni
‘60 saranno costretti a traslocare . Dopo una decina di anni la “Villa
Rossa” verrà ristrutturata. Il cinema Impero, avrà modo di
resistere nella sua attività fino a metà degli anni ‘70.Ora
è in disuso e fa impressione la sporcizia che lo costella. Altri
sono luoghi comunque che Pasolini non cita ma che avrà sicuramente
visto e di cui qui facciamo memoria. All’altezza sempre del cinema Impero
c’era un albero secolare che verrà tagliato negli anni ‘60. Ora
c’è un edicolante e dietro dove nel prato c’era la marrana c’è
un parcheggio. Più avanti tra il numero civico 198-168 c’erano:
a) I’osteria “Da Carlo”, poi una merceria, e successivamente una macelleria
“Da Lorenzo”. Attraversato un piccolo tratto di strada (via Fondi, un vicolo)
il vapoforno “Da Pio”, poi una salumeria “Da Gino”, poi un bar dove era
facile vedere negli anni sessanta molti operai edili disoccupati che bevevano
il cappuccino e leggevano “L’Unità”. Successivamente un’altra osteria
chiamata “Attilio er carrettiere” . Poi un piccolo palazzo e I’edicola
della “Sora Cesira”, il benzinaio e la chiesa delle suore, il meccanico
e il ferramenta. Questo era il cuore dell Acqua Bullicante. Di fronte Nello
il carbonaio”, “Marino il pasticciere” e il tabaccaio “Riziero“. Col sopraggiungere
degli anni 70 tutto ciò sparisce. La trattoria di “Attilio er carettiere”
si trasferisce al 219A di fronte alla Villa Rossa per poi chiudere e lasciare
spazio a una trattoria di nome solamente “Er carettiere”. Lì vicino
un pastificio che chiuderà le sue attività alla fine degli
anni settanta lasciando spazio ad altre attività. Resistono sempre
su quella via un venditore di vasi ma già qui siamo all’altezza
con Via Roberto Malatesta. Quello che segue è un altro tratto. Palazzi
costruiti da un’immobiliare definiti i “parioli” del Prenestino. Una via
che ora è sostanzialmente una tangenziale tra il Prenestino e la
Casilina ha visto nello scorrere di quarant’anni un forte cambiamento anche
se è rimasto qualcosa di residuale.
Riporterò
qui di seguito a mo’ di antologia le citazioni che vengono fatte da Pier
Paolo Pasolini.
-
“Il 409
che voltava subito sotto il ponte, giù per Casal Bertone e I’Acqua
Bullicante, verso Porta Furba, cambiavano marcia raschiando in mezzo alla
folla, fra i tricicli e iu carretti degli stracciaroli, Ie biciclette dei
pischelli e i birroccioni rossi dei burini che se ne tornavano calmi calmi
dai mercati verso gli orti della periferia.” (Ragazzi di vita, Einaudi,Torino,
pag. 48)
-
“Come
furono sotto gli occhi di Porta Pinciana, trovano il Negro e un altro riccio,
piccolo, con una faccetta gonfia, da delinquente e due occhi di porcellana,
che era uno dell’Acqua Bullicante di nome Lenzetta, che già gli
altri conoscevano. – Aòh, – fece il Cappellone – due de Tibburtino,
uno dell’Acqua Bullicante due de Primavalle, uno sbandato, e er Picchio
qqua de Valle dell’Inferno: potemo fa la lega degli avvizziati de e Borgate
de Roma!” (Ragazzi di vita, Einaudi, Torino, pag. 58)
-
“ – lo
nun tenevo na lira, – disse quello dell’Acqua Bullicante, il Lenzetta seduto
sulla sua panchina.” (Ragazzi di vita, Einaudi ,Torino, pag. 59)
-
“Per un
po’ per I’Acqua Bullicante non incontrò che qualche persona che
se n andava di fretta verso casa; però all’altezza della stradina
che voltava in su (via Formia n.d.a), tra i muriccioli di due fabbriche,
verso la Borgata Gordiani, comparve una fila di ragazzi che se ne venivano
avanti, riempiendo la strada quant’era larga, senza fretta, gridando e
facendo i malandri, in disordine come uno sciametto di mosche e un tavolo
sporco. Chi dava scopolette sulla testa del compagno, facendolo incazzare,
chi si metteva in guardia colpendo I’aria di sinistro, di destro, e poi
con un gancio per cui gli occhi gli si rapprendevano di soddisfazione,
un altro invece mostrava la sua dritteria facendo I’indifferente con le
mani pigramente in saccoccia e con I’aria di dire: ‘Co sta debolezza e
chi ve li fa fa’ ‘sti sforzi!’, carico d'ironia verso gli altri, alcuni
discutevano fra loro ghignando, torcendo la bocca con disgusto, tendendo
le braccia con uno schiocco della lingua, o, nel calore della discussione,
mettendo le mani a scodella sotto il mento, puntate contro il petto e stando
in quella posizione per mezz’ora, pieni d aria interrogativa verso I’avversario.
Tutta la via dell Acqua Bullicante, in profondo raccoglimento, li stava
a ammirare.” (Ragazzi di vita, Einaudi, Torino 1979, pp. 76-77).
-
“ – Tornano
ggiù , – disse il Riccetto accennando col capo verso il Prenestino.
– A matto, fece I’altro, – Tengo li sordi, che te credi, – spiegò
il Riccetto, – ma ppe’ noi due soli però –. Lì Lenzetta prima
diede un’occhiata a lui, poi si guardò intorno: – Aspetta. – disse.
Gli altri si erano distratti. – Arzete – fece allora, – e vattene ggiù
pe’ l’Acqua Bullicante, ch’io te vengo appresso. Chiacchierando si rifecero
tutta la via dell’Acqua Bullicante, mentre alle loro spalle le sambe suonate
al fonografo e i canti della processione s’andavano smorzando. C’era ormai
solo qualcuno che tornava dal Preneste o dall’Impero verso la Borgata Gordiani,
o verso il Pigneto, oppure qualche ubbriaco che rincasava cantando ora
Bandiera Rossa ora la Marcia Reale.” (Ragazzi di vita, Einaudi,
Torino 1979, pag. 80).
-
“il Riccetto
e Alduccio se ne venivano piano piano, perché se I’erano fatta a
fette da Pietralata […] Si dovevano esser fatti almeno quattro chilometri,
venendo da via Boccaleone, per la Prenestina, all’Acqua Bullicante, da
una prateria piena di merda, a un villaggetto di catapecchie, da un palazzone
grande come un monte a una fabbrichetta arruzzonita.” (Ragazzi di vita,
Einaudi, Torino 1979, pag. 92).
-
“Perché
alla Maranella lì all’incrocio dell’Acqua Bullicante e la Casilina
c’era più via vai di macchine e di gente che in Via Veneto.” (Ragazzi
di vita, Einaudi,Torino, pag. 95)
-
“E passato
Tiburtino, ecco Tor de Schiavi, Il Borghetto Prenestino, I’Acqua Bullicante,
la Maranella, il Mandrione, Porta Furba, Il Quarticciolo, il Quadraro.”
(Ragazzi di vita, Einaudi, Torino 1979, pag. 153).
-
“Come
arrivarono a Roma, tutti sfiancati, affamati, coi piedi per terra, peggio
degli zingari, li buttarono insieme all’altri sfollati a una scuola della
Maranella, la scuola Michelazzi, che poi, dopo il fascismo, fu chiamata
Pisacane.” (Una vita violenta, Garzanti, Milano 1975, pag. 165).
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