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Saggistica Il bambino non nato
di Pasolini
Io penso invece che ci troviamo di fronte soltanto a una degenerazione evidente di un modo di fare giornalismo che era distorto fin dalle sue origini (per fare poi un grande scrittore occorre qualcosa in più che delle tecniche di scrittura efficaci o affascinanti, occorre un mondo interiore ricco e articolato, che possa produrre identificazione nel popolo dei lettori). Ma sentite un po' qua, è la Fallaci che scrive. «Devo spiegarti perché odio, perché detesto, perché aborro il tuo libro Lettera a un bambino mai nato. E perché mi nausea ascoltare ciò che stai sostenendo. Io non voglio sapere che cosa c’è dentro un ventre di donna. Io inorridisco a sapere che cosa c’è dentro un ventre di donna. Una volta anche mia madre tentò di spiegarmi che cosa c’è dentro un ventre di donna. E ci litigai. Io che amo tanto mia madre».Così, secondo Oriana Fallaci, le parlò Pasolini, l'ultima volta che uscirono a cena assieme. (in quegli anni anch'io, che ero e resto pasoliniano, mi rifiutai, come il mio maestro, di leggere quello che sapevo già essere un libraccio senza bisogno di leggerlo - bastava il titolo). La nausea per ciò che sosteneva allora la Fallaci cominciò quindi presto in Pasolini e non sono neppure affatto sicuro che la versione che la Fallaci dà del suo incontro con Pasolini sia attendibile. La Fallaci era infatti una "giornalista" nota per la assoluta disinvoltura con cui manipolava a fini letterari le risposte che riceveva nelle sue interviste: i personaggi, spesso anche molto importanti che le capitavano tra le mani venivano aribitrariamente rappresentati secondo gli schemi mentali o i pregiudizi della medesima Fallaci, o per meglio dire con maniere clamorose per il disprezzo della verità oltre che degli intervistati stessi. La Fallaci poi faceva passare questa sua arbitraria manipolazione del pensiero altrui per una forma suprema di anticonformismo e libertà interiore, operazione tipica in un paese che considera la legalità una forma di oppressione dell'irresistibile fantasia creatrice del singolo. L'intervista per la Fallaci non è mai stata uno strumento di attenzione per conoscere meglio una realtà lontana da lei, ma il canovaccio per costruire personaggi di una commedia in cui alla fine l'unica protagonista rimane lei. Lo schema generale delle sue interviste era sempre quello nel quale personaggio del calibro di storico Mao, di Castro o di Khomeini, messi a confronto con lei, si rivelavano delle nullità e degli uomini mediocri. Ecco, direi che ha sempre dominato la Fallaci questa visione antagonistica del mondo, per cui chiunque non fosse incline ad osannarla era un poveretto. Guardate in questo caso che cosa fa dire in sostanza la Fallaci a Pasolini: io odio e disprezzo il tuo libro (questo era del resto notorio) perché sono un povero frustrato che non è in grado di confrontarsi con la capacità procreativa della donna. La Fallaci si è fatta passare per una grande amica di Pasolini dopo la sua morte, ma era invece una conoscenza tutto sommato superficiale e occasionale: le amicizie femminili profonde di Pasolini furono, come è noto Laura Betti o Maria Callas. È da credere - conoscendo meglio il pensiero di Pasolini di quanto non potesse fare la Fallaci - che lui rifiutasse la tesi cattolicheggiante della Fallaci di riconoscere identità personale all'embrione (lo slogan "bambino non nato" è suo, ma l'embrione non è "un bambino non nato", è "un non bambino" o "un non ancora bambino") richiamando invece l'assoluta misteriosità e intoccabilità del processo di formazione dell'essere umano. Pasolini era antiabortista come la Fallaci, eppure odiava il suo libro. Come mai? L'antiabortismo di Pasolini era paradossale e provocatorio, agli antipodi della volontà cattolica di imprigionare il corpo e controllare la sessualità. Per Pasolini l'unica vera modalità accettabile per controllare le nascite era la diffusione della omosessualità e lo sviluppo di forme di sessualità non procreativa. Non era quindi guidato nel suo pensiero dalla paura della genitalità femminile, bensì dall'amore per il corpo umano erotico. Cose che la Fallaci non poteva certo comprendere. L'ultimo tradimento dell'amico Pasolini la Fallaci lo consumò davanti ai giudici: essendo venuta a conoscenza di voci negli ambienti dei marchettari di stazione Termini, voci insistenti sul fatto che l'omicidio di Pasolini era stato un omicidio di gruppo, la Fallaci fu invitata a rivelare i nomi di coloro che aveva ascoltato per aiutare le indagini sugli autori del massacro. La Fallaci si rifiutò sempre - scelta simbolica -, considerando più importante il suo diritto di giornalista di tacere le sue fonti. Non considerava poi troppo importante - evidentemente - scoprire se quell'omicidio, come molti ritengono, avesse un carattere politico e dei mandanti. Fu condannata in tribunale per questo e, anticipando di più di un decennio craxismo e berlusconismo, cominciò a blaterare, intervistando se stessa ad ogni occasione, di "magistratura rossa". Purtroppo i pregiudizi peggiori degli ambienti della destra italiana hanno sempre trovato nella Fallaci, in apparenza anticonformista e ribelle, la loro profetessa. infatti il ribellismo alla Fallaci è quel tipico rifiuto delle regole sociali, dettato da un narcisismo oltranzista e dal culto di se stessi come super-esseri umani, per non dire semplicemente superuomini, che caratterizza i veri fascisti. "Diventammo subito amici, noi amici impossibili. Cioè io donna normale e tu uomo anormale, almeno secondo i canoni ipocriti della cosiddetta civiltà. Io innamorata della vita e tu innamorato della morte. Io così dura e tu così dolce".È ancora la Fallaci, fascista ipocrita, che parla... (ma di solito è chi è dolce che ama la vita e chi è duro che ama la morte, non il contrario... e chi si oppone a "canoni ipocriti" non fa propri i pregiudizi più volgari per poi dire però di essere superiore ad essi). E poi gli unici "anormali" sono coloro che considerano giusto dividere gli esseri umani secondo categorie di valore sulla base delle loro scelte sessuali. Certo che leggere 30 anni dopo che la Fallaci definisce se stessa "normale" e Pasolini "anormale" fa proprio ridere. È così evidente a tutti dove sta la personalità più profondamente disturbata... la storia ha ristabilito i giusti valori. (e guardate bene che ho scritto "più disturbata", non anormale, perchè non c'è niente di anormale nell'essere disturbati e, qual più qual meno, in maniera più o meno sopportabile per gli altri, "disturbati" lo siamo tutti).
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