Pasolini nei blog

"Pagine corsare"
Pasolini nei blog

Pasolini a Ostia
Quando la memoria non era solo celebrativa
Per ricordare cosa rappresentò Pasolini per la periferia delle periferia di Nuova Ostia,
un brano da “Memorie del Memoriale” (Rosati-Jorio)
di Iorio, 25 ottobre 2009

Sempre nel segno della cultura dell’azione diretta e dell’intervento autogestito, ma 
sull’esempio dalla stele di Mario Rosati, e con 
l’esigenza di rendere testimonianza di Pasolini in un luogo meno decentrato e visibile, i cittadini del Comitato Pasolini commissionarono 
un’opera allo scultore Gizzi, un artista iscritto alla sezione del Pci, che aveva ‘aperto’ un laboratorio d’arte occupando tre locali al piano carraio che, come tutti quelli delle case Armellini, erano dei rustici abbandonati e ridotti al massimo degrado. Consueta raccolta di fondi per l’acquisto del travertino necessario all’opera e con la collaborazione di giovani aspiranti scultori del territorio che, sotto la guida di Gizzi, sgrossarono la pietra, l’opera fu compiuta.
L’operazione della posa al centro dello sterrato, che era allora Piazza Gasparri, era stata studiata, nei minimi particolari e doveva svolgersi nelle ore notturne e in modo totalmente clandestino e ‘illegale’, per la semplice ragione che il Comitato aveva incontrato una serie infinita di difficoltà burocratiche che avrebbero richiesto mesi e anni di attesa.

Durante il giorno precedente alla posa un gruppo di cittadini si mise all’opera per una pulizia totale della piazza, mentre, al centro di essa, altri provvedevano a spianare il terreno e a preparare lo scavo di un metro e mezzo, dove sarebbe stato allogato il plinto di sostegno 
dell’opera di Gizzi. Grazie alla quasi totale carenza d’illuminazione, l’operazione della gettata ebbe inizio a sera per proseguire celermente durante la notte. Di tanto in tanto risuonavano secchi gli ordini di Gino Maggi che dirigeva i lavori. «Mettecelo er cemento a jo! e tu daje co’ a rena Arfre’ sinnò che famo: ’n plinto de cacarella?». E ancora: «Denza a da esse a Barese’, denza e tosta! Me frega ’n cazzo ch’è tosta a gira’! daje de pala. Deve da regge er peso e deve asciuga’ pe’ ’e 10 de matina, sinnò quarcheduno pò fa a soffiata, vie’ a pula e addio ar monumento der Pierpa… e Gino Maggi va ar gabbio». E intanto altri con le cofane e le carriole andavano a riempire la gabbia armata del plinto a forma di piramide tronca preparato a regola 
d’arte da altri operai carpentieri. Il tutto veniva fatto con alacrità e sveltezza ma senza apprensione e senza paura di un intervento delle forze dell’ordine, che in quella zona erano restie a intervenire di giorno (figurarsi di notte!). E la base dell’opera fu fatta nei tempi e nei modi previsti. Intorno alle tre di notte tutto era stato portato a termine.

L’ultima operazione fu l’inserimento del tondino da 30 che avrebbe costituito il perno per 
l’innesto dell’opera di Gizzi, che, naturalmente, era lì con noi a sfacchina’ e a fasse de tanto ’n tanto ’na bevuta de quello bbono insieme al Baresetto, che ancora non era completamente ciucco come di solito accadeva in quei momenti di lavoro collettivo. Il vino naturalmente era stato donato dal vinaio abusivo del luogo che aveva aperto sulla piazza una frequentatissima mescita popolare. La cosa più sorprendente della vicenda è che la sezione del Partito comunista aveva invitato il Presidente circoscrizionale e un’ampia rappresentanza politica e della cultura ufficiale a quella che avevano annunciato come una giornata commemorativa della morte di Pasolini in una delle piazze di una periferia che il Poeta aveva frequentato.

Alle 10 del mattino il plinto ancora ingabbiato si era consolidato in modo soddisfacente, come previsto da Gino Maggi, e si poteva procedere alla posa della bella opera di Gaetano Gizzi. Un camion di Claudio Grottola provvisto di gru era già sul posto con la statua di travertino. Si preferì aspettare fino alle 11 perché il plinto di cemento armato tirasse ancora, e per prudenza si decise di lasciarlo ingabbiato. Poi alle 11 con grande perizia fu azionato l’argano e la statua si sollevò. Fu portata al di sopra del perno e lentamente fu calata e posizionata sulla base. Anche se ancora racchiuso nelle assi di legno, l’opera sul plinto apparve perfettamente alloggiata e 
l’effetto su quello spiazzo sterrato, ma perfettamente pulito, fu tale che, allontanatosi il camion, seguì un silenzio totale e commovente. Nessuno avvertiva la stanchezza di una notte operosa, addirittura anche gli effetti del vino e della notte passata in bianco svanirono. Poi tutti esplosero in un applauso. A Gizzi, a Maggi, a Grottola, e a se stessi, orgogliosi del lavoro e della piazza che un opera d’arte e un’idea di lavoro collettivo rendeva più vivibile e bella. Intanto Salvatore e Ennio Becattini avevano posto sulla targa in marmo dove era scritto Piazza Gasparri, 
un’insegna in simil-marmo che recava la scritta “ PIAZZA PIER PAOLO PASOLINI (POETA
D’OPPOSIZIONE )”.

Dopo mezzogiorno, tra la folla di cittadini che erano intervenuti per curiosità o perché sapevano o avevano visto il maneggio notturno, arrivarono le autorità precedute dalle forze dell’ordine. Insieme a loro anche rappresentanti della cultura ufficiale del territorio e tanti intellettuali e artisti ‘sciolti’ che non abitavano i luoghi ufficiali della cultura ma operavano nel territorio, mettendo i loro saperi e la loro arte al sevizio dei cittadini. Nessuno di quelli che rappresentavano le istituzioni e le forze dell’ordine si chiese se il monumento aveva ottenuto le autorizzazioni di legge. Ognuno pensava che l’altro avesse dato il dovuto assenso. La polizia e i vigili che videro il Presidente mentre scopriva l’opera pensarono che l’autorizzazione fosse avvenuta dietro sua disposizione. La rappresentanza di governo circoscrizionale, dal canto suo, pensava che fosse stata seguita la procedura di rito. Il parroco di S. Nicola di Bari [S. Vincenzo de’ Paoli?], la chiesa dei garage ‘occupati’, (che sapeva!) impartì la benedizione a un monumento illegale, dedicato a un poeta le cui scelte sessuali, le opere di vita e d’arte erano in contrasto con i ‘sacramenti’ comandati dalle gerarchie ecclesiastiche, e realizzato per lo più da atei comunisti peccatori!!!

 

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Pasolini a Ostia. Quando la memoria non era solo celebrativa, di Iorio, 25 ottobre 2009

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