
|
|
![]()
|
.. |
La saggistica Rileggere Pasolini
- 1
Da Scritti corsari:
S’è detto e ripetuto che si è trattato d’un crimine politico, ideologico, culturale, il lavoro cinematografico di Marco Tullio Giordana Pasolini un delitto italiano compie una ricostruzione dei fatti che molto s’approssimano alla verità e rammenta le responsabilità dirette, il controverso verdetto del processo e l’omertà del Potere. E la stessa omertà di coloro che, pur non identificandosi col Potere, vedevano nel poeta un uomo estremamente scomodo. Una coscienza critica della società e degli schieramenti politici, nessuno escluso, che era meglio emarginare. Rivisitiamo parole, idee, verità, opinioni di questa mente libera e lirica che, attraverso sensibilità e percezione profonde, ci porta alla comprensione di uomini e cose del vivere quotidiano. Il suo straordinario intuito gli faceva cogliere con un trentennio d’anticipo quella realtà oggi sotto gli occhi di tutti. Ci affidiamo alla sua raccolta
civile più dibattuta e contestata: Scritti corsari
proponendo passi da alcuni fra i brani più noti e significativi.
(sul Corsera “Contro i capelli lunghi”) "La prima volta che ho visto
i capelloni è stato a Praga" esordisce nel suo scritto Pasolini
per ricordare come quella manifestazione estetica giovanile - erano i ragazzi
a farsi crescere i capelli sino alle spalle - fosse un linguaggio con cui
si testimoniava l’appartenenza alla categoria prima beat poi hippies.
“La civiltà consumistica ci ha nauseati. Noi protestiamo in modo radicale. Creiamo un anticorpo a tale civiltà attraverso il rifiuto, e la critica verso la nostra società è totale e intransigente”.Col 1968 in Europa i capelloni si politicizzarono, entrarono a far parte del Movimento Studentesco. Rappresentavano idee nuove e progressiste e dal silenzio passarono ad un uso del linguaggio verbale in molti casi sopra le righe con urla e slogan. Col tempo parecchi caddero in un verbalismo incendiario, retorico, improduttivo. Pasolini sostiene che a un certo punto “il linguaggio dei capelli non esprimeva più cose di Sinistra, esprimeva qualcosa di equivoco, Destra-Sinistra che rendeva possibile l’uso di provocatori”.Iniziavano gli anni Settanta e questo fenomeno solo un decennio prima era impossibile. I giovani antifascisti che nel luglio ’60 a Genova assaltavano il Congresso del Msi difeso dalla Celere di Tambroni vestivano con semplici e coloratissime magliette a strisce, che non era una divisa, ma non poteva nemmeno essere l’abito d’un fascista, pur proletario che fosse. In quel lasso di tempo - dieci anni - le cose erano profondamente cambiate e la società dei consumi stava raccogliendo i frutti d’una tendenza omologatrice con la Destra e la Sinistra che subivano una sorta di “fusione fisica”. Chi apparteneva a un’area socio-politica poteva ormai vestire i panni dell’altro, il linguaggio della moda diventava uno dei veicoli più immediati d’un pensiero unico ante litteram, una maschera dietro la quale nascondere un’identità ormai smarrita o celata. Ancora Pasolini “La sottocultura al potere ha assorbito la sottocultura all’opposizione e l’ha fatta propria: con diabolica abilità ne ha fatto una moda che se non si può dire fascista nel senso classico è però di una estrema destra reale”.Coi propri sogni, riti, simulacri i giovani si sono ritrovati isolati da una barriera che ha finito per ghettizzarli e non li preserva da infiltrazioni nelle quali possono trovarsi a contatto di gomito l’idealista progressista e il provocatore fascista: “... Ormai migliaia e centinaia di migliaia di giovani italiani assomigliano sempre più alla faccia di Merlino (un fascista implicato nella strage di Piazza Fontana a Milano nel dicembre 1969, nda). La loro libertà di portare i capelli come vogliono, non è più difendibile, perché non è più libertà. È giunto il momento che i giovani si liberino dall’ansia colpevole di attenersi all’ordine degradante dell’orda”. Enrico
Campofreda
luglio 2005 Di Enrico Campofreda, su Scritti corsari, vedi anche:
(sul Corsera “Gli italiani non sono più quelli”) (sul «Mondo», intervista a cura di Guido Vergani) |
|
|