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La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

Le carte segrete di Pasolini
Aperti gli archivi con gli autografi di uno degli scrittori più discussi del dopoguerra.
Lo studioso Walter Siti parla dei numerosi testi inediti
di Cinzia Fiori
Corriere della Sera, 17 marzo 1998

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Walter SitiPer tanto tempo se n'è favoleggiato. I segreti nascosti nelle cartelline trasferite nel 1989 da casa Pasolini al Gabinetto Vieusseux di Firenze hanno scatenato fantasie popolate di appunti, lettere, poesie, romanzi, sceneggiature capaci di cambiare il nostro modo di guardare a uno degli scrittori più amati dal pubblico nel dopoguerra.» tutto vero. Oltre ogni immaginazione. "Quello di Pasolini è davvero un caso in cui gli inediti ci dicono quasi tutto dell'autore". Parola di Walter Siti, che, in veste di curatore dei primi due volumi delle opere complete di Pasolini per i Meridiani Mondadori (usciranno a dicembre), ha avuto libero accesso al Vieusseux. Ora ha davanti a sé le quattromila pagine in bozze dedicate alla narrativa, la fatica di correggerle, i ricordi che tornano ("era incredibile, continuavano a spuntare nuovi testi") e la soddisfazione di poter ridefinire Pasolini come uno scrittore che "ininterrottamente, nell'arco della sua breve vita ha costruito grandi macchinari narrativi a matrice autobiografica e senza sosta ha cercato uno strumento romanzesco abbastanza potente per dire tutto".

Ininterrottamente. Basta un avverbio a cambiare l'immagine di Pasolini, da sempre ritenuto il narratore occasionale che esordisce nel 1955 con Ragazzi di vita e poi scrive nel '59 Una vita violenta. Passano gli anni, e l'autore di successo che la neoavanguardia bollerà come l'"esponente dell'orientamento reazionario della tarda letteratura neorealista" nel '62 pubblica un romanzo della giovinezza, Il sogno di una cosa, poi sono frammenti, testi magmatici come Alì dagli occhi azzurri ('65) o La Divina Mimesis ('75), affiorati da un grande lavorio attorno a importanti raccolte di poesie, testi teatrali e naturalmente il cinema, dal quale nel '68 riprende una sceneggiatura, trasformandola in Teorema. Agli occhi del mondo è il poeta, il regista, il polemista. Molti, come Dario Bellezza, di lui hanno pensato: "Non fu mai un vero narratore e solo alla fine della sua vita si mise a scrivere un romanzo totale: Petrolio". "Invece - dice Siti - mettendo in ordine cronologico tutti i progetti cui ha lavorato, l'impressione è diversa. Si è dedicato alla narrativa per 28 anni, dal 1947 al 1975, l'anno della morte".

La copertina del primo libro uscito nei Meridiani (opere complete di Pier Paolo Pasolini)S'inizia con i "quaderni rossi", che erano cinque, ora si sa: a quei fogli negli anni friulani Pasolini affidava la confessione del suo mondo omosessuale. Una parte è stata pubblicata nell'82 con il titolo Atti impuri

Siti, davanti alle incerte variazioni apportate al testo da Pasolini nel '50, ha dovuto procedere a una revisione dell'edizione Garzanti. In appendice ha aggiunto alcune pagine di memorie inedite "dall'influenza fortemente proustiana". 

E ora c'è anche l'ultimo quaderno, un racconto completo, scritto nel '47 e mai pubblicato: Douce. "Angelo Dus è il nome di un ragazzo che il personaggio di Pasolini incontra a una festa di paese. Dus è molto bravo a disegnare e perciò il protagonista pensa di diventare il suo Cimabue: gli propone un ritratto, gli porta libri di disegno. Douce è interessante anche perché in alcune pagine Pasolini rovescia il punto di vista: chi parla è il ragazzo che ridescrive la scena della seduzione e narra di un signore ben vestito, molto bravo a ballare che gli si è avvicinato..."

Anche in Amado mio, concepito nella primavera del '48 e parzialmente pubblicato postumo con Atti impuri, la dominante è autobiografica. Ma finora non si sapeva che nel 1950, quando Pasolini era appena arrivato nella capitale, pensò a una continuazione di quel testo. "L'idea - racconta Siti - era che Iasis andasse a Roma a trovare il protagonista, Desiderio. Pasolini, con un improbabile dialetto romanesco, racconta l'integrazione del giovane fra i ragazzi delle borgate. Poi si stanca di Iasis e fa partire Desiderio per Parigi, dove da seduttore si trasforma in sedotto".

Passa un anno, e nel '51 Pasolini, secondo la ricostruzione di Siti, prende a lavorare a Per un romanzo del mare. "Qualche tempo fa Nico Naldini ne curò la seconda parte per Guanda. Sono pagine di memorie infantili, uscite con il titolo Operetta marina". Ora c'è anche la prima parte, inedita, di quel racconto lungo. S'intitola: Coleo di Samo. "Lì - narra Siti - Pasolini con un andamento fantastico, erudito parla dell'origine del Mediterraneo e del fascino che il mare ersercitava su di lui".

Nico Naldini nella cronologia della vita di Pasolini dice che poi, nel '52, lo scrittore inizia un pamphlet dal titolo Il disprezzo della provincia ma, aggiunge, non va oltre il primo capitolo. Lo si trova ordinato sotto quel titolo in una cartellina al Vieusseux. A trovare la continuazione è stato Walter Siti. "Apro un'altra cartella apparentemente dedicata ad Amado mio e dopo qualche foglio me ne accorgo: ma questo è un romanzo!. Più che un romanzo è lo scheletro di un romanzo, ma importante dal punto di vista biografico", spiega Siti. "Pasolini, che deve ogni tanto tornare in Friuli per il processo che lo vede accusato di corruzione di minore, incomincia a guardare a quella terra non più come luogo amato, ma con gli occhi del romano che giudica la provincia. E non mancano rancorose parodie. Un testo satirico", racconta Siti, "interessante, anche perché ritrae l'altro lato della vita di Pasolini." Infatti è l'unico romanzo dell'epoca in cui i protagonisti non vengono dall'ambiente contadino o sottoproletario. Sono due intellettuali di provincia, frustrati e pieni di ambizioni. Uno è omosessuale, l'altro etero, ossessionato dal "verme solitario" del sesso. Durante una gita a Chioggia, probabilmente ispirata a quella che Pasolini fece per andare a trovare Comisso, il giovane etero, Biasutti, ne combina una grossa, tanto che lo scrittore famoso lo schiaffeggia". A questo punto però, e siamo al settimo capitolo, c'e' un buco che Siti calcola di un capitolo e mezzo. "Secondo me Pasolini non l'ha mai scritto. Ma doveva avere in mente un evento grave, visto che la storia riparte in forma epistolare con Biasutti esule a Trieste che scrive all'amico".

Quanto accade negli anni successivi è storia nota: il successo di Ragazzi di vita, seguito da Una vita violenta, che Siti giudica "l'estremo tentativo di Pasolini di uscire da sé per entrare nella testa dei personaggi". "Ma l'oggettivazione per lui non è possibile - spiega Siti -, non è capace come Proust di morire alla vita per far nascere l'opera. Urta contro un muro. Il '59 si conclude con una sconfitta". Pasolini si prende un anno per pensarci. Poi approda a due tentativi che, come dice Siti, vanno in direzioni opposte: "Da un lato riprende un vecchio romanzo, Il sogno di una cosa, e lo semplifica. Toglie la storia di don Paolo, che è poi stata pubblicata a parte ma con un finale diverso: senza la morte del prete. E toglie Aspreno e Marcellina, il bel racconto finora ignoto di Aspreno, giovane intellettuale gidiano, che arriva da Milano in un paese del Friuli e in quell'ambiente contadino, dopo una divertente provocazione iniziale e tante avventure, inizia a fare una complicata corte a una giovane barista, Marcellina". Eliminati questi testi, Pasolini confeziona il romanzo, rifacendo (sono parole sue) "lo stile del me stesso di allora". Plauso dei critici per l'elegiaco Sogno di una cosa e 250 pagine inedite da mettere oggi in appendice. Più di quelle che compongono il romanzo.

L'altra via che Pasolini sceglie per uscire dall'empasse porta il titolo di Alì dagli occhi azzurri. "Lì mette in atto la poetica del non finito. Elimina ciò che di compiuto ha pronto e riempie Alì di racconti scritti come appunti di racconti che non si faranno mai. Alcuni sono vecchi, altri appositamente stesi con quel criterio. Poi, e non a caso, ci aggiunge le sceneggiature". Non a caso, spiega Siti, perché sono proprio le sceneggiature a ispirargli la nuova poetica. "In quel genere di testi la parola dev'essere integrata dalle immagini del film futuro ed è un lavoro che spetta a chi legge. Pasolini inventa così una scrittura che chiede la collaborazione del lettore con un'intensità emotiva che di solito il romanzo non consente". Con quello stile nascono le opere successive. 

Gli altri inediti sono pochi, qualche favola abbozzata, per esempio. Siti ora guarda le quattromila pagine e considera: "Aveva ragione Fortini quando definiva Pasolini: un autore che ci fornisce una serie di opere attraverso le quali e non nelle quali ci dà delle concrete raffigurazioni poetiche come se il suo capitale poetico fosse maggiore di quello che filtra dalle singole opere. Bisogna leggerle assieme per coglierlo".
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VEDI UNA PRESENTAZIONE DI TUTTE LE OPERE DI PASOLINI
NEI "MERIDIANI" MONDADORI

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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Le carte segrete di Pasolini, di Cinzia Fiori

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