|
|
|
Saggistica Le ceneri di Gramsci
Uno scritto di Massimo
Onofri sulle Ceneri di Gramsci
* * * Non è di maggio questa impura aria Ecco: qual è stata, nella storia della poesia italiana, l’importanza delle Ceneri di Gramsci. Libro che, se molti considerano come il migliore in versi di Pasolini, non tutti reputano un capolavoro: a cominciare dallo stesso Berardinelli, che lo ha giudicato disuguale ed imperfetto, come tutte le opere di Pasolini. Credo sia giusto, a questo punto, ricordare fatti noti: se non altro perché si tende a rimuoverli. Ecco: quale considerazione si avrebbe, oggi, della letteratura popolare e della poesia in dialetto, se non ci fosse stata anche, negli anni Quaranta e Cinquanta, la battaglia dell’antiermetico e gramsciano Pasolini, con la sua produzione in proprio (mettiamo Poesie da Casarsa, del 1942) e la sua attività di saggista e critico, culminata in Passione e ideologia (1960)? E ancora: sarebbe stato lo stesso quel processo che ha visto la poesia italiana compromettersi, sempre di più, con la prosa e la narrativa, senza le guerre di Pasolini? Ritorno alla domanda sull’importanza
delle Ceneri: per rispondere che potrebbe stare nel tentativo di
candidarsi come proposta d’una poesia civile, lavorata dentro una nuova
dimensione oratoria, tale da smentire la persistente convinzione crociana
dell’impossibilità d’ogni alleanza, a vantaggio della poesia, tra
prosodia ed eloquenza, metrica ed ideologia. Un tentativo molto difficile
e coraggioso sulla scena italiana, se si pensa che, quanto ad eloquenza
civile, l’Italia aveva conosciuto la retorica nazionalista di Carducci
e D’Annunzio. In questo senso, Le ceneri hanno qualcosa di prodigioso.
Senza nemmeno negarsi a certe accensioni di lirismo che non si dimenticano,
come nell’incipit della VII sezione che dà il titolo al libro: «Non
è di maggio questa impura aria / che il buio giardino straniero / fa ancora
più buio, o l’abbaglia».
|
. |
|
|
|