La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

Le ceneri di Gramsci
di Pier Paolo Pasolini

Uno scritto di Massimo Onofri sulle Ceneri di Gramsci
La poesia civile di Pasolini
Il senso della tradizione contro l’orrore del mondo
La Nuova Sardegna - pubblicato in Nazione Indiana, agosto 2009

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Le ceneri di Gramsci dalla voce di Pier Paolo Pasolini

Non è di maggio questa impura aria
che il buio giardino straniero
fa ancora più buia, o l’abbaglia

con cieche schiarite… questo cielo
di bave sopra gli attici giallini
che in semicerchi immensi fanno velo

alle curve del Tevere, ai turchini
monti del Lazio… Spande una mortale
pace, disamorata come i nostri destini,

tra le vecchie muraglie l’autunnale
maggio. In esso c’è il grigiore del mondo,
la fine del decennio in cui ci appare

tra le macerie finito il profondo
e ingenuo sforzo di rifare la vita;
il silenzio, fradicio e infecondo…

Tu giovane, in quel maggio in cui l’errore
era ancora vita, in quel maggio italiano
che alla vita aggiungeva almeno ardore,

quanto meno sventato e impuramente sano
dei nostri padri - non padre, ma umile
fratello - già con la tua magra mano 

delineavi l’ideale che illumina

(ma non per noi: tu morto, e noi
morti ugualmente, con te, nell’umido

giardino) questo silenzio. Non puoi,
lo vedi?, che riposare in questo sito
estraneo, ancora confinato. Noia

patrizia ti è intorno. E, sbiadito,
solo ti giunge qualche colpo d’incudine
dalle officine di Testaccio, sopito

nel vespro: tra misere tettoie, nudi
mucchi di latta, ferrivecchi, dove
cantando vizioso un garzone già chiude 

la sua giornata, mentre intorno spiove.
...

* * *

Ecco: qual è stata, nella storia della poesia italiana, l’importanza delle Ceneri di Gramsci. Libro che, se molti considerano come il migliore in versi di Pasolini, non tutti reputano un capolavoro: a cominciare dallo stesso Berardinelli, che lo ha giudicato disuguale ed imperfetto, come tutte le opere di Pasolini. Credo sia giusto, a questo punto, ricordare fatti noti: se non altro perché si tende a rimuoverli. Ecco: quale considerazione si avrebbe, oggi, della letteratura popolare e della poesia in dialetto, se non ci fosse stata anche, negli anni Quaranta e Cinquanta, la battaglia dell’antiermetico e gramsciano Pasolini, con la sua produzione in proprio (mettiamo Poesie da Casarsa, del 1942) e la sua attività di saggista e critico, culminata in Passione e ideologia (1960)? E ancora: sarebbe stato lo stesso quel processo che ha visto la poesia italiana compromettersi, sempre di più, con la prosa e la narrativa, senza le guerre di Pasolini? 

Ritorno alla domanda sull’importanza delle Ceneri: per rispondere che potrebbe stare nel tentativo di candidarsi come proposta d’una poesia civile, lavorata dentro una nuova dimensione oratoria, tale da smentire la persistente convinzione crociana dell’impossibilità d’ogni alleanza, a vantaggio della poesia, tra prosodia ed eloquenza, metrica ed ideologia. Un tentativo molto difficile e coraggioso sulla scena italiana, se si pensa che, quanto ad eloquenza civile, l’Italia aveva conosciuto la retorica nazionalista di Carducci e D’Annunzio. In questo senso, Le ceneri hanno qualcosa di prodigioso. Senza nemmeno negarsi a certe accensioni di lirismo che non si dimenticano, come nell’incipit della VII sezione che dà il titolo al libro: «Non è di maggio questa impura aria / che il buio giardino straniero / fa ancora più buio, o l’abbaglia».


 

 

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Le ceneri di Gramsci di Pier Paolo Pasolini, con uno scritto di Massimo Onofri per "Nazione Indiana

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