La saggistica
 


Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998 
.
..
"Pagine corsare"
Saggistica

Pier Paolo Pasolini
contro i capelli lunghi
di Michele Diodati
http://pesanervi.diodati.org/

Pubblicato sul Corriere della Sera nel 1973, l'articolo "Il «discorso» dei capelli" inserito negli «Scritti corsari» può essere letto con un occhio al presente, considerando le analogie e le differenze tra le mode di allora e di oggi, dal punto di vista del significato silenzioso che l'acconciatura e l'abbigliamento intendono comunicare con il loro semplice apparire in pubblico.

Quando, camminando per la strada, mi imbatto in gruppi di ragazzi che entrano o escono dalla scuola, mi capita di osservare il loro aspetto: mi colpisce per esempio la moda pressoché universale delle ragazze, con pantaloni a vita bassa, le pance nude anche quando sono debordanti e orrende, i piercing inevitabilmente infilati al naso, ai lobi delle orecchie, vicino alle sopracciglia o chissà dove altro.

Mi chiedo cosa intendano comunicare con questo abbigliamento, e se intendono comunicare qualcosa.

Ma il fatto che siano tante, veramente tante, a vestire così, mi fa pensare che non deve essere quasi concepibile, o comunque fonte di profondo isolamento personale, discostarsi dalla moda dominante. Mia moglie, che ha passato come me da parecchi anni l'età della scuola, mi dice che sta diventando molto difficile, anche per chi non è più giovanissimo, trovare nei negozi pantaloni che non siano a vita bassa. Sono dunque gli stessi produttori di abiti e i commercianti, che, visto l'affare, premono per rendere il più possibile universale la moda dominante.

Osservando questa forma di mimetizzazione collettiva dei giovani, mi è ritornato alla mente un articolo di Pier Paolo Pasolini sui capelloni, che lessi la prima volta parecchi anni fa, e che ho ritrovato in una ristampa dei suoi «Scritti corsari», pubblicata in questi giorni da Garzanti.

È interessante leggere ciò che scriveva Pasolini trentatré anni fa. Leggendo quelle parole si può pensare al presente e fare la tara con il passato. Secondo l'autore, comparire in pubblico come capellone costituiva inizialmente un comportamento rivoluzionario, che non aveva bisogno di parole di spiegazione per essere compreso dai destinatari (gli adulti, la borghesia al potere). Poi, finito il '68, essere capellone divenne una moda e perse la sua natura di messaggio rivoluzionario, per diventare mera espressione di spirito gregario.

Probabilmente la moda dei pantaloni a vita bassa non è nata neppure dai giovani, ma direttamente dalle case di abbigliamento. A me non pare di scorgervi alcuna sfida all'ordine costituito, nessun messaggio rivoluzionario diretto alla generazione al potere. Vi vedo solo un esasperato spirito gregario, una volontà di autoannullarsi per scomparire nell'uniformità della massa. Ma ci vorrebbe un Pasolini - peccato che non ne nascano più! - per spiegarci con la finezza della sua analisi i giovani di oggi.

Vale la pena rileggere "Il «discorso» dei capelli". L'articolo era apparso originariamente sul Corriere della Sera del 7 gennaio 1973 con il titolo «Contro i capelli lunghi». In "Pagine corsare" è riportato integralmente.

Nella foto sopra: due calciatori, esempio di capelloni del giorno d'oggi...

 


Pier Paolo Pasolini: contro i capelli lunghi, di Michele Diodati
 

Vai alla pagina principale