...|
|
|
Cinema In due settimane scrivemmo
A me aveva assegnato le parti femminili, in particolare i dialoghi della schiava Zumurrud. La mattina ognuno scriveva per conto suo, e il pomeriggio lavoravamo insieme. A lui regista toccava dire l’ultima parola, ma lo fece senza mai essere impositivo, anche perché era una persona squisita, che non alzava mai la voce. Ne Il fiore delle Mille e una notte ci sono molti più personaggi femminili di quanti ne compaiono in tutti gli altri suoi film. Personaggi corposi, gioiosi, che contano di più e sono più caratterizzati del solito, forse anche per la grazia picaresca della storia. La schiava Zumurrud è il filo conduttore a cui tornano tutte le storie: una donna ricca di personalità, furba e intelligente, che riesce a farsi scegliere dal suo futuro padrone, anzi è lei a effettuare la scelta. Qui le donne non sono presenze sullo sfondo, ma protagoniste della storia. Questa forte componente femminile si deve forse anche al mio intervento nella sceneggiatura. Il fiore delle Mille e
una notte è l’ultimo film della Trilogia della vita, ed è
anche l’ultimo film di Pier Paolo in cui ci sono allegria, voglia di vivere
e uno sguardo gioioso di aspettativa. Con il successivo Salò
o le 120 giornate di Sodoma, sono intervenute la cupezza, la morte,
l’orrore
L’incontro con il mondo arcaico africano All’epoca de Il fiore
delle mille e una notte io e Pier Paolo ci frequentavamo da almeno
10 anni, cioè dal 1963, quando ci conoscemmo grazie a Moravia, suo
grande amico. Insieme avevamo comprato una casa a Sabaudia, dove passavamo
molto tempo, quasi fosse una convivenza. E noi tre insieme facemmo molti
viaggi in Africa, una terra che ci affascinava. Per Pier Paolo rappresentava
l’incontro con un mondo arcaico, ingenuo e incontaminato, completamente
diverso dall’Africa di oggi, devastata da guerre e malattie. Era una società
pacifica e misteriosa, un continente straordinario e remoto, ancora intimamente
legato alla natura, “lontano millenni”. Pier Paolo, che era attratto dal
sottoproletariato, vi trovava
I viaggi in Africa rientravano
anche in un approccio intellettuale, grazie al quale Pier Paolo arricchiva
di riferimenti colti tutti i suoi lavori, in particolare quelli cinematografici.
Era preparatissimo in tutti i settori: pittura, letteratura, musica. Da
una parte attingeva, senza filtri,
L’unico modo di essere suoi amici Pier Paolo aveva con me e
con Alberto Moravia un rapporto di grande intesa e confidenza. Tra noi
non era necessario parlare, ci capivamo anche con il silenzio, era come
stare in famiglia. E questo era il modo giusto, o forse l’unico, di essere
amici di Pasolini, perché era una persona quasi morbosamente timida.
Un uomo delicato ma chiuso, severo, con cui era
Questo suo carattere lo spingeva ad avere rapporti molto diversi con le persone che lavoravano con lui. Una profonda amicizia e confidenza lo legavano a me, Moravia e Ninetto Davoli, mentre aveva un rapporto professionale, distaccato e pudico, con artisti come Dante Ferretti o Ennio Morricone, nonostante lavorasse con loro da anni.
|
. |
![]()
|
|
|