La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane
Gennariello
in Saggi sulla politica e sulla società, Meridiani Mondadori, 1999

Gennariello, ovvero un omaggio
a tre miei "amici-scugnizzi-napoletani"

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Scugnizzo, scultura di Giovanni De Martino
"Scugnizzo", bronzo (cm 52) dello scultore Giovanni De Martino (Napoli, 1870 – 1938)
Il brano seguente di Pier Paolo Pasolini è un omaggio che rivolgo a tre miei "amici scugnizzi-napoletani"
 

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Gennariello. Paragrafo primo: come ti immagino

Poiché tu sei il destinatario di questo mio trattatello pedagogico, che qui esce a puntate - rischiando naturalmente di sacrificare l'attualità all'esecuzione progressiva del suo progetto - è bene, prima di tutto, che io ti descriva come ti immagino.
È molto importante, perché è sempre necessario che si parli e si agisca in concreto.
Come il tuo nome immediatamente suggerisce, sei napoletano. Dunque, prima di andare avanti con la tua descrizione, poiché la domanda sorge impellente, dovrò spiegarti in poche parole perché ti ho voluto napoletano.
Io sto scrivendo nei primi mesi del 1975: e, in questo periodo, benché sia ormai un po' di tempo che non vengo a Napoli, i napoletani rappresentano per me una categoria di persone che mi sono appunto, in concreto, e, per di più, ideologicamente, simpatici. Essi infatti in questi anni - e, per la precisione, in questo decennio - non sono molto cambiati. Sono rimasti gli stessi napoletani di tutta la storia. E questo per me è molto importante, anche se so che posso essere sospettato, per questo, delle cose più terribili, fino ad apparire un traditore, un reietto, un poco di buono. Ma cosa vuoi farci, preferisco la povertà dei napoletani al benessere della repubblica italiana, preferisco l'ignoranza dei napoletani alle scuole della repubblica italiana, preferisco le scenette, sia pure un po' naturalistiche, cui si può ancora assistere nei bassi napoletani, alle scenette della televisione della repubblica italiana. Coi napoletani mi sento in estrema confidenza, perché siamo costretti a capirci a vicenda. Coi napoletani non ho ritegno fisico, perché essi, innocentemente, non ce l'hanno con me.
Coi napoletani posso presumere di poter insegnare qualcosa perché essi sanno che la loro attenzione è un favore che essi mi fanno. Lo scambio di sapere è dunque assolutamente naturale. Io con un napoletano posso semplicemente dire quel che so, perché ho, per il suo sapere, un'idea piena di rispetto quasi mitico, e comunque pieno di allegria e di naturale affetto. Considero anche l'imbroglio uno scambio di sapere. Un giorno mi sono accorto che un napoletano, durante un'effusione di affetto, mi stava sfilando il portafoglio: gliel'ho fatto notare, e il nostro affetto è cresciuto.
Potrei continuare così per molte pagine, e, anzi, trasformare questo intero mio trattatello pedagogico in un trattatello dei rapporti tra un borghese settentrionale e i napoletani. Ma per ora mi trattengo, torno a te.
Prima di tutto tu sei, e devi essere, molto carino. Magari non in senso convenzionale. Puoi anche essere un po' minuto e addirittura anche un po' miserello di corporatura, puoi già avere nei lineamenti il marchio che, in là con gli anni, ti renderà fatalmente una maschera. Però i tuoi occhi devono essere neri brillanti, la tua bocca un po' grossa, il tuo viso abbastanza regolare, i tuoi capelli devono essere corti sulla nuca e dietro le orecchie, mentre non ho difficoltà a concederti un bel ciuffo, alto, guerresco e magari anche un po' esagerato e buffo sulla fronte. Non mi dispiacerebbe che tu fossi anche un po' sportivo, e che quindi fossi stretto di fianchi e solido di gamba (quanto allo sport, preferirei che tu amassi il pallone, così ogni tanto potremmo fare qualche partitella insieme). E tutto questo - tutto questo che riguarda il tuo corpo, sia ben chiaro - non ha, nel tuo caso, nessun fine pratico e interessato: è una pura esigenza estetica, un di più che mi mette meglio a mio agio. Intendiamoci bene: se tu fossi bruttarello, proprio bruttarello, sarebbe lo stesso, purché tu fossi simpatico e normalmente intelligente e affettuoso come sei. Basta, in tal caso, che i tuoi occhi siano ridarelli: come, del resto, se anziché essere un Gennariello, tu fossi una Concettina.< /font>
Qualcuno potrebbe pensare che un ragazzo come quello che sto descrivendo sia miracoloso. Infatti tu non puoi essere che un borghese, cioè uno studente che fa la prima o la seconda liceo. Sarei disposto ad ammettere la miracolosità nel caso che tu fossi un milanese, un fiorentino o anche ormai un romano. Ma il fatto che tu sia napoletano esclude che tu, pur essendo borghese, non possa essere anche interiormente carino. Napoli è ancora l'ultima metropoli plebea, l'ultimo grande villaggio (e per di più con tradizioni culturali non strettamente italiane): questo fatto generale e storico livella fisicamente e intellettualmente le classi sociali La vitalità è sempre fonte di affetto e ingenuità. A Napoli sono pieni di vitalità sia il ragazzo povero che il ragazzo borghese.
Dunque, come io ti ho scelto, tu mi hai scelto. Siamo pari. Ci stiamo scambiando dei favori. Naturalmente, se letto da altri, questo mio testo pedagogico è bugiardo, perché ci manchi tu: il tuo dialogo, la tua voce, il tuo sorridere. Ma tanto peggio per i lettori che non sapranno immaginarti. Se non sei un miracolo, sei un'eccezione, questo sì. Magari anche per Napoli, dove tanti tuoi coetanei sono schifosi fascisti. Ma cosa potevo trovare di meglio per rendere almeno letteralmente eccezionale questo mio testo?

6 marzo 1975
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Gennariello, ovvero un omaggio
a tre miei "amici-scugnizzi-napoletani"

Il volume postumo Lettere luterane si presenta come la parte finale e conclusiva degli Scritti corsari: raccoglie infatti gli articoli di Pier Paolo Pasolini che vanno dal marzo 1975 all'ottobre dello stesso anno. Il titolo della raccolta è stato scelto dall'editore. La prima parte del volume è composta da un "trattatello pedagogico" destinato a Gennariello, un immaginario ragazzo napoletano, scelto "perché in questo decennio i napoletani non sono molto cambiati: sono rimasti gli stessi napoletani di tutta la storia". Nel "trattatello" Pasolini analizza le "fonti educative" del ragazzo e ne mette in rilievo gli errori e gli orrori, le armonie e le disarmonie, passando in rassegna il linguaggio pedagogico delle cose, i compagni ("che sono i veri educatori"), i genitori ("gli educatori ufficiali"), la scuola ("insieme organizzativo e culturale della diseducazione"), la stampa e la televisione ("spaventosi organi pedagogici privi di qualsiasi alternativa"). Il "trattatello" è incompleto: gli argomenti di cui Pasolini si sarebbe occupato nel seguito sono il sesso, la religione e la politica.

Fotogramma dal film di Nanni Loy 'Le quattro giornate di Napoli' (Gennaro Capuozzo lancia un ordigno contro un carro armato tedesco. Quasi contemporaneamente viene colpito a morte dal cannoncino di un carro armato).
Mi sono fatta un'idea del tutto personale di Gennariello. La prima associazione mentale che avevo avuto dopo la descrizione pasoliniana era stata di identificazione del "suo" ragazzo con uno scugnizzo napoletano. Ma non un qualsiasi stereotipo: proprio quel nome che Pasolini gli assegnava, Gennariello, lo collegavo istintivamente al ragazzino che fu ucciso dai nazisti durante le Quattro giornate di Napoli (27-30 settembre 1943): Gennaro Capuozzo (1932-1943), detto Gennarino, dodici anni, medaglia d'oro al valor militare. La stessa decorazione assegnata alla città di Napoli, la prima tra le grandi città europee ad insorgere con successo contro l'occupazione nazista. Forse ricorderete un famoso film di Nanni Loy, Le quattro giornate di Napoli (1962), che fu candidato all'Oscar nel 1962 come miglior film straniero e per la sceneggiatura. Il film è dedicato proprio a Gennaro Capuozzo. Qui sopra un fotogramma del film mostra il momento in cui Gennaro Capuozzo lancia un ordigno contro un carro armato tedesco e quasi contemporaneamente viene colpito a morte.
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Il cantautore Eugenio Bennato ha dedicato all'avvenimento ed in particolar modo
alla figura dello "scugnizzo" la canzone "Canto allo scugnizzo", contenuta
nell'album "Musicanova" del 1978. Canzone poi ripresa nel 1998 dal gruppo napoletano
24 Grana, col titolo "Scugnizzi" e contenuta nell'album "Loop Live"
 

Scugnizzi armati durante le Quattro giornate di Napoli
Durante la mia vita, di "Gennarielli-scugnizzi-napoletani" ne ho incontrati parecchi.
Tra loro, oggi, vi sono "amici", ancorché virtuali, nella grande baraonda costituita dai blog
e dai social network. E tra questi vi sono "i tre miei migliori amici napoletani" di cui ora parlo brevemente:

Bruno

Bruno Esposito è operaio metalmeccanico. Purtroppo ha pagato duramente con un infortunio grave il mancato rispetto delle misure di sicurezza da parte di imprenditori che si comportano in disprezzo delle disposizioni degli articoli 1, 2, 4, 32, 35, 41 della Costituzione Italiana. Imprenditori il cui unico fine è quello di accumulare profitti anche a scapito della vita stessa dei lavoratori: la prova di quanto affermo sta nello stillicidio di incidenti sul lavoro che giornalmente si registrano nelle aziende e nei cantieri del Belpaese. L'Italia ha purtroppo il triste primato in Europa di tali incidenti, anche mortali, e nulla sembrano contare le denunce, le proteste, e perfino le condanne penali. È ques'ultimo il caso della Tyssen Krupp, che segna una cesura con la concezione arcaica (di un paese altrettanto arcaico), che il lavoro è merce, e il lavoratore esiste solo in funzione della produttività e del profitto. Una sentenza esemplare quella nel processo ai padroni della Tyssen, che apre alla concezione che chi dirige un'azienda  deve avere nell'elenco delle priorità la  sicurezza dei lavoratori;  che in una società democratica non si può morire di lavoro;  che la sottovalutazione dei rischi e il dolo eventuale sono una responsabilità primaria;  che chi fa impresa non può fare profitto sulla pelle dei lavoratori.

Penso che Bruno abbia molto sofferto, ma che abbia fortemente saputo reagire: è molto impegnato politicamente e ha una preparazione sindacale di prim'ordine, riferita alla sua lunga e attiva militanza nella Fiom-Cgil (Federazione Impiegati Operai Metallurgici). Si dedica anche ad alcune attività creative. Talora ha riservato generosamente la sua collaborazione, molto apprezzata, anche a "Pagine corsare", per cui ha prodotto una serie di video:
 

Pasolini giovane, la poesia, la politica;
Pier Paolo Pasolini, Ricordando Marilyn Monroe (da La rabbia);
Pier Paolo Pasolini, Che senso ha scrivere;
Pasolini, Supplica a mia madre;
PPP, Alla mia Nazione;
Pasolini, Poesie a Casarsa;
"Chi l'ha visto?", Rai. Due video realizzati per "Pagine corsare";
"Nero Petrolio", Rai. Sette video del film realizzati per "Pagine corsare";
"Complotti. Il caso Pasolini", La7
 [parziale] [il film completo su La7]

Cesare

Cesare Abbate, professione fotografo, scrive: "Ho sempre pensato che il mio mestiere è come il navigare: contempla anche la tempesta, l'errore di rotta e perfino il naufragio, e in questo c'è la sua possibile grandezza e anche il gusto della scoperta e della avventura. Non esiste un'isola sicura su cui sbarcare: vorrebbe dire vivere di conchiglie, di vascelli in bottiglia, di carte nautiche ingiallite, ma senza più sentire il rumore del mare...". Cesare collabora con le più note agenzie di stampa e fotografiche (Ansa, Agi, AdnKronos, ecc.) e i suoi lavori appaiono spesso su quotidiani e pubblicazioni periodiche.

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gli ingrandimenti di queste e
di altre foto di Cesare Abbate
Salvatore

Salvatore Scuotto è uno dei fondatori de "la Scarabattola" laboratorio d'arte nato nel 1996 da una idea dei fratelli Salvatore, Raffaele ed Emanuele Scuotto. Scrive Salvatore nel sito del laboratorio: "Il suo nome ha un chiaro riferimento ai mobiletti di legno e vetro, contenenti nel proprio interno la scena della Natività, che nel ‘700 arredavano le case dei napoletani. All’interno di questi preziosi scrigni si organizza un impianto scenografico in cui sono disposti i personaggi principali legati alla nascita del Cristo. L’intento del laboratorio è quello di ripristinare sia la finezza plastica e coloristica del pezzo singolo quanto anche di riprendere quell’impostazione scenografica e teatrale in cui poter organizzare più pastori, concepiti sin dalla modellazione in virtù di un accordo armonico con la scena".

La bottega vanta commissioni di rilievo, nazionali ed estere, che spesso vengono registrate da giornali e riviste, oltre che dalle televisioni nazionali ed internazionali. Di assoluto rilievo culturale è il concorso vinto per il Palazzo Reale di Madrid, Patrimonio Nazionale di Spagna, che nell’anno 2001/2002 ha scelto questo laboratorio come fornitore ufficiale di 147 figure presepiali che oggi vanno ad integrarsi con la preziosa collezione settecentesca di proprietà della famiglia spagnola. Oltre alla produzione di figure presepiali, tutte realizzate nel rispetto del pezzo unico da collezione, il laboratorio è impegnato in commissioni inerenti alla scultura: legno, pietra, bronzo sono materiali con cui gli Scuotto si cimentano spesso per le numerose commissioni che ne impegnano la attività e le esposizioni.
Il 28 ottobre 2011 è stata inaugurata Nea Artgallery, un nuovo spazio espositivo e polivalente nel cuore del centro storico di Napoli con "Polis", collettiva di 27 artisti napoletani che attraverso linguaggi espressivi diversi hanno raccontato con le loro opere le tante direzioni in cui si sta muovendo negli ultimi anni la creatività cittadina. La mostra è visibile fino al 10 dicembre 2011 con ingresso gratuito.
Salvatore, Emanuele e Raffaele Scuotto, Luigi Solito, Bruno La Mura, Manuela Sorrentino, Claudia Oderino e Alba La Marra, fondatori di Nea Artgallery, sono convinti che sia necessario tradurre l’arte in un bene effettivamente accessibile; in oggetti, cioè, che siano alla portata di tutti e che non rappresentino solo l'investimento di un'élite o la gioia di pochi fortunati collezionisti.


 
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Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane, Gennariello. Paragrafo primo: come ti immagino
Gennariello: un omaggio a tre miei "amici-scugnizzi-napoletani"

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