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La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

La lezione di Pasolini
di Darwin Pastorin
la7, 29 novembre 2006

Quanto ci manca Pier Paolo Pasolini? Tanto, troppo. Ci mancano il suo coraggio, i suoi film, i suoi romanzi, le sue poesie, i suoi scritti corsari.

Ci manca il suo modo di leggere il calcio. PPP fu un'ala, scattante, che imitava il doppio passo di Biavati, campione del suo Bologna, la squadra amata, la squadra del cuore. Disse: «I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui Prati di Caparra (giocavo anche sei-sette ore di seguito, ininterrottamente: ala destra, allora, e i miei amici, qualche anno dopo, mi avrebbero
chiamato lo "Stukas": ricordo dolce bieco) sono stati indubbiamente i più belli della mia vita. Mi viene quasi un nodo alla gola, se ci penso. Allora, il Bologna era il Bologna più potente della sua storia: quello di Biavati e Sansone, di Reguzzoni e Andreolo (il re del campo), di Marchesi, di Fedullo e Fagotto. Non ho mai visto niente di più bello degli scambi tra Biavati e Sansone (Reguzzoni è stato un po' ripreso da Pascetti). Che domeniche allo stadio Comunale!».

Pasolini andava allo stadio con Giorgio Bassani (tifoso della Spal), con Mario Soldati (tifoso della Juventus) e con Vittorio Sereni (tifoso dell'Inter). Ma il compagno di spalti più fedele è Paolo Volponi: «Ma sappi che tengo per te come per Coppi e per il Bologna».

PPP definì, con una intuizione magistrale, il calcio un linguaggio, sottolineando: «Ci può essere un calcio come linguaggio fondamentalmente prosastico e un calcio come linguaggio fondamentalmente poetico. Per spiegarmi, farò - anticipando le conclusioni - alcuni esempi: Bulgarelli gioca un calcio in prosa: egli è un "prosatore realista"; Riva gioca un calcio in poesia: egli è un "poeta realista". Corso gioca un calcio in poesia: ma non è un "poeta realista": è un poeta un po' "maudit", extravagante. Rivera gioca un calcio in prosa: ma la sua è una prosa poetica, da "elzeviro". Anche Mazzola è un elzevirista, che potrebbe scrivere sul "Corriere della Sera": ma è più poeta di Rivera: ogni tanto egli interrompe la prosa e inventa lì per lì due versi folgoranti».

E ancora: «Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del "goal". Ogni goal è sempre un'invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica. Il capocannoniere di un campionato è sempre il miglior poeta dell'anno. In questo momento lo è Savoldi. Il calcio che esprime più goal è il calcio più poetico. Chi sono i migliori dribblatori del mondo e i migliori facitori di goal? I brasiliani. Dunque il loro calcio è un calcio di poesia: ed esso è infatti tutto impostato sul dribbling e sul goal».

La lezione di Pasolini è attuale ancora oggi. E il suo modo di interpretare il calcio ci guida ne Le partite non finiscono mai. Grazie, PPP: per ogni tuo momento. 

NELL'IMMAGINE: La partita di calcio, di Carlo Carrà (1934, olio su tela)

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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La lezione di Pasolini, di Darwin Pastorin

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