|
Sezioni La saggistica di e
su Pier Paolo Pasolini
Libri
su P.P. Pasolini
* * *
. Profeti, poeti, ribelli ad ogni forma di potere o di dominio dell'uomo sull'uomo... hanno colto le difficoltà di convivenza tra le genti... hanno percepito menzogne, trappole o patiboli dei potentati prima che i popoli potessero comprendere chi scavava loro le fosse comuni (in nome di un Dio. di uno Stato o di una Democrazia apparente). Il loro peccato mortale è stato quello di non avere nessun desiderio di dominio sugli altri e di denunciare l'esercizio del potere come una forma degradata di civiltà. Esperti in estreme unzioni, impiccagioni o restauratori di ogni potere... hanno vessato/inquisito Pasolini per tutta la vita. Servi di ogni cosca politica, di ogni banda religiosa, di ogni bordello del sapere cattedratico (e non)... hanno inutilmente cercato d'impedire che il fuoco o lo spirito prometeico pasoliniano sbordasse fuori campo e andasse a contaminare o infrangere la commedia (per niente divina) del pensiero/mercanzia istituzionale. Quell'altrove senza confini pasoliniano ha fatto paura. [...] . Pasolini è stato uno di quelle anime creative che hanno disvelato le truccherie dei potenti, dicendo ovunque che il potere coincide sempre con la stupidità. Le sue opere contengono quello spirito utopistico che annuncia i ribaltamenti di un'epoca e rimanda ad un'Età del pane dove ciascuno è re in un regno senza servi. [...] La rêverie pasoliniana è come la fiamma della candela [...] La sua poesia, il suo cinema, le sue idee di amore, libertà e fraternità tra i popoli... sono state messe al servizio degli emarginati, dei picchiati, dei dannati della terra e la sua pietà arcaica, insieme a un certo comunismo libertario, quasi mistico, hanno proiettato le sue opere in quella terra così vicina così lontana che è l'Utopia.. Un'esistenza che non figuri una qualche follia è priva di valore. Ci sono uomini che hanno espresso tutta la loro stupidità istituzionale, ridendo... altri che hanno sconfinato la loro rapacità di potere nel sangue... qualcuno ha fatto del fuoco interiore della poesia, l'apologia dell'incoscienza ladra, si è fatto cospiratore dell'utopia e ribelle ad ogni forma di ordine costituito. Uno di questi è stato Pier Paolo Pasolini. Il poeta di Casarsa della delizia è un Anarca che si è attirato le ire e gli strali della classe politica, religiosa e culturale del proprio tempo. Per la sua "diversità" non celata è stato considerato un ospite scomodo nella - loro - società e per lo "scandalo" (non solo dell'omosessualità) che si portava addosso era tenuto a distanza come un lebbroso. Anche a lui non piacevano i salotti e le terrazze borghesi. I suoi amici erano pochi. Quelli che lo avevano conosciuto povero. Quando arrivarono i soldi e il riconoscimento culturale internazionale, le sue abitudini non cambiarono. Stessi amici, stesse trattorie, stesse partitelle domenicali nei campetti di periferia. L'indecenza di lavorare e amare disperatamente, il successo di pubblico e della critica più illuminata, non gli sono perdonati da nessuno. Nelle sue opere emerge il popolo delle periferie del mondo e i senzavoce divengono portatori di un malessere di vivere più largo. La disuguaglianza sociale figurata nell'opera pasoliniana esce fuori dalla letteratura d'intrattenimento o dal cinema d'avanguardia artistica... l'insieme dei suoi lavori contiene il grido degli esclusi che chiedono vita, libertà e amore. Per Pasolini e non solo per lui, la povertà in cui versa una grande parte di umanità non è innocente né naturale. I poveri sono sfruttati e ridotti in povertà da qualcuno profondamente inumano.. A vedere a fondo alle parole/immagini che Pasolini ha disseminato ai quattro venti della terra... è evidente la sua posizione contro le ideologie/economie totalizzanti e il riconoscimento dell'altro come ritorno alle culture originarie, che significa riscatto dell'identità e della dignità dell'uomo, qualunque colore di pelle abbia e qualunque fede religiosa professi. Compreso l'ateismo. Ad una teologia della servitù, Pasolini ha opposto i diritti dei popoli all'autodeterminazione esposti nella Dichiarazione universale dei diritti umani, promulgata dalle Nazioni Unite nel 1948: "Tutti gli uomini nascono liberi e uguali quanto a dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono comportarsi gli uni con gli altri con spirito di fratellanza". La sua lotta contro le élite dominanti è stata continua. Il dissidio profondo. Ai privilegi dei ricchi e dei potenti ha preferito i sorrisi dei bambini poveri che nessuno poteva comprare. Quando Pasolini sarà massacrato a bastonate da un marchettaro alla periferia di Roma, pochi avvertiranno il vuoto culturale e politico della sua persona. Qualcuno gli riconoscerà il merito di avere osato fondare sul dialogo e l'azione, l'educazione alla giustizia e alla pace, dove educando ed educatore sono soggetti a un interscambio culturale/politico che si inserisce autorevolmente nei processi di sradicamento delle ingiustizie. Pasolini aveva capito che non ci può essere felicità di nessuno, fino a quando anche una sola persona nel mondo viene costretta all'infelicità.. L'utopia della felicità sta al fondo di ogni opera pasoliniana e l'erotismo, la sacralità dei corpi o una teologia della gioia... scaturiscono oltre i bordi del dicibile e riflettono fino all'estremo della comunicazione, una sorta d'imbarazzo: quello di fare della felicità dell'istante anche l'apologià del dolore di esistere. [dalle
prime pagine del libro di Pino Bertelli, disponibile nelle librerie italiane]
* * * * * * Il Libro: Il libro cerca di ricostruire la mappa degli itinerari (poetici, cinematografici, polemici, artistici) pasoliniani, i più disperatamente e rabbiosamente coerenti che la letteratura del Novecento ha saputo consegnarci. Pier Paolo Pasolini fu autore "senza dialetto" e "senza casa". Studiare le sue opere significa inseguire il suo itinerario umano alla ricerca di una lingua con cui esprimersi ed un paesaggio dove radicarsi. Dal Friuli della sua mitica gioventù alla Roma suburbana non ancora violentata dall'omologazione capitalista. Per poi, a "genocidio" avvenuto, fuggire, disperdere il centro, verso nuovi suoni, volti, corpi, luoghi: quelli (ma per quanto ancora?) incontaminati del terzo e quarto mondo. L'autore: Gianni Biondillo (Milano, 1966), architetto e saggista, vive e lavora a Milano. Per la collana Universale di Architettura, diretta da Bruno Zevi, ha pubblicato i volumi Carlo Levi ed Elio Vittorini. Scritti di architettura (1997) e Giovanni Michelucci. Brani di città aperti a tutti (1999). È autore di soggetto e sceneggiatura del film A casa di Irma. (realizzato con il contributo del Dipartimento dello Spettacolo della Presidenza del Consiglio). La presentazione: Il libro è stato presentato il 22 giugno 2001 presso Libreria Einaudi, Via Festa del Perdono 12, Milano - tel. 02.58307076 fax 02.58303858 - ospiti Vincenzo Consolo, autore della prefazione al volume e Silvano Tintori, ordinario di Urbanistica, Politecnico di Milano - addetto stampa: valeria gibellini * * * Vi segnalo un bel libro su Pasolini Professore, gli anni di Ciampino, scritto da Giordano Meacci e edito da Minimum Fax, Improvviso il Novecento. È come dicevo un libro molto bello in cui il tessuto della testimonianza è cucito dalla personale avventura dell'autore, giovane studioso della letteratura italiana contemporanea - anzi attuale, tra coloro che hanno conosciuto Pasolini insegnante nella scuola media di Ciampino (città dove Meacci è nato e abita) negli anni del dopoguerra fino al '54 - tra questi Vincenzo Cerami che è stato alunno e compagno di giocate al pallone come tutti gli studenti del Professor Pasolini, e poi suo allievo (ben riuscito) per la più stretta (e quindi sconfinata) lezione letteraria; e tra i molti che pur non avendolo conosciuto direttamente (come l'autore stesso, nato solo nel '71) avvertono tuttora che Pasolini è vivo soprattutto nelle conferme che la situazione italiana ha dato alle previsioni pasoliniane sparse ovunque nella sua opera. Un libro importante che riesce a inquadrare la grande lezione morale pasoliniana e la pregnanza della sua opera letteraria a tutto campo anche, forse soprattutto, nell'Italia di oggi. Questo libro ha soprattutto un merito: riesce a non ridurre la reazione emotiva che pure viene naturale nei confronti di Pasolini a un qualsivoglia schieramento manicheo pro o contro di lui; riesce inoltre a far coincidere quella insopprimibile reazione in adesione emotiva all'etica purissima connaturale a tutta la produzione pasoliniana e alla sua stessa presenza di intellettuale. Finalmente, specie attraverso l'intensa conversazione di Giordano Meacci con Sandro Veronesi, si dà atto della statura alta e profondissima di Pasolini e della impossibilità di ridurre al silenzio la sua voce o alla invisibilità il suo sguardo dritto e inflessibile - lo stesso che guarda i visitatori da questo sito. Neanche aver cancellato quel volto, come fecero i massacratori di Ostia, riesce a piegare quello sguardo, a neutralizzarlo perché ormai il fatto stesso che sia stato sparso sul mondo impedisce che si possa mai più spegnerlo. * * * C'è una parola che dall'inizio del 2000 siamo veramente stanchi di sentire: è la parola "millennio". E non poco tedio ci ha dato, sul finire dell'anno passato, la moda imperante di eleggere il "qualcosa" del secolo. Un gioco che è stato fatto su quasi tutto: giochi a premi per stabile quale sia stata la canzone più bella del '900, il calciatore del secolo... il personaggo del secolo... se non addirittura del miillennio. Questo per citare solo le "elezioni" più reclamizzate. Noi ci siamo astenuti da tutto questo ma adesso vogliamo salutare il 2000 letterario chiedendo un tardivo ma necessario riconoscimento per quella che ormai in molti considerano la figura più importante del nostro secolo in campo letterario e culturale... quantomeno nel nostro Paese: Pier Paolo Pasolini. Questo grande isolato della nostra cultura e della nostra storia per la verità è ormai considerato da tutti un classico, ma è ancora lontano il riconoscimento vero della sua statura: quella cioè dell'unico grande classico italiano per gli anni 2000. Certo il nostro secolo ha avuto altri grandi scrittori che lasceranno un segno importante nell'avvenire ma riteniamo che nessuno avrà il peso di Pasolini, tra le voci culturali del ?900 del Bel Paese. Ed è grande il dolore che si ha leggendo il libro incompiuto del poeta di Casarsa, quel Petrolio che è un "non libro", che è stato stampato sulla base di appunti e di un primo più che sommario abbozzo di quello che doveva essere il suo capolavoro, la "summa di tutte le sue esperienze". Si, il Petrolio di Pasolini non è un libro... al momento della sua morte lo aveva iniziato da pochi mesi e prevedeva di lavorarci per anni, ma in esso si respirano già le atmosfere del grande classico, la scrittura che è destinata a rimanere per le generazioni future... Insomma chi lo ha ucciso ci ha privato della più preziosa voce culturale e spirituale del '900 Italiano e ha privato la nostra letteratura di una di quelle perle che si trovano davvero di rado. Certo ci rimangono le poesie, i romanzi, i film, il suo impegno sociale e profetico sui giornali dell'epoca... in una parola il suo definitivo e insostituibile insegnamento che ci auguriamo venga presto valorizzato nella giusta misura. L'autrice affronta l'insieme dell'opera pasoliniana, dalla produzione poetica ai romanzi, dal cinema alla pittura, dal teatro agli scritti giornalistici e teorici. La prima parte comprende uno studio sulla poesia in friulano, l'analisi dei primi romanzi e delle pagine autobiografiche, lo studio dei romanzi romani e la descrizione del percorso verso il linguaggio allegorico dell?ultima produzione romanzesca. La trasformazione dello stile poetico dell'autore si sviluppa in rapporto alla sua evoluzione ideologica: dalle forme poetiche tradizionali fino alla trasgressione linguistica. Il poeta approda alla negazione stessa della scrittura poetica, poiché dichiara polemicamente che vuole ormai scrivere attraverso l'azione (Il poeta delle ceneri). Lo studio riguarda anche gli scritti di critica letteraria e di critica d'arte che fanno trasparire il particolare sguardo di Pasolini sulle opere determinato dal suo duplice statuto di poeta e di critico. Il saggio prende in considerazione il teatro pasoliniano che si riferisce esplicitamente alla tragedia classica: nel Manifesto per un nuovo teatro, l'autore formula la sua concezione del teatro di parola che si oppone al teatro del gesto (Artaud) e della chiacchiera (teatro borghese). La questione della scrittura teatrale è strettamente legata al problema della lingua e della sua evoluzione nell'ambito della società italiana. Pasolini s'inventa un linguaggio cinematografico fondato sulle pitture degli artisti del Rinascimento italiano: la creazione cinematografica deriva da una contaminazione dei linguaggi artistici e soprattutto da una passione antropologica. Il suo cinema di poesia rivela l'intima relazione tra mito e storia. Vengono analizzati nel volume i dipinti e i disegni di Pasolini, meno noti al grande pubblico: la sua espressione figurativa traduce, in un certo senso, il linguaggio poetico delle poesie friulane. Attraverso i saggi sulla politica e la società, Pasolini critica le nozioni di sviluppo e progresso: la presenza dello scrittore nei dibattiti pubblici e nella stampa a larga diffusione trasforma la sua figura di intellettuale. A partire da diversi fenomeni sociali, lo scrittore giunge a cogliere le mutazioni interne di una società e pone l'accento sulla questione della distruzione di mondi culturali: al centro di tutta la sua produzione - letteraria, teorica e cinematografica - vi è una preoccupazione per la trasformazione dei valori culturali nell'ambito di una comunità definita. Il saggio contiene una storia della ricezione dell'opera pasoliniana dal 1943 al 2003 e presenta un'antologia dei testi critici più significativi. .
Angela
Biancofiore, Università di Montpellier III
141 rue Alain Colas, 34070 Montpellier. Edizioni
Palumbo, via Ricasoli, 59 - 90139 Palermo Italia tel. (0039)
091 588850 - e-mail: amministrazione@palumboeditore.it
* * * Cette monographie sur l'écrivain et cinéaste italien aborde l'ensemble de son oeuvre, de la production poétique aux romans, du cinéma à la peinture, du théâtre aux écrits journalistiques et théoriques. La première partie contient une étude sur la poésie en frioulan, l'analyse des premiers romans et des pages autobiographiques, l'étude des romans en dialecte romain et la description du parcours vers le langage allégorique de la dernière production romanesque (Teorema, La Divina Mimesis, Petrolio). La poésie en langue italienne de Pasolini est étudiée à partir de Le ceneri di Gramsci. L'évolution du style de l'auteur se développe en relation avec son évolution idéologique: des formes poétiques traditionnelles jusqu'à la transgression linguistique. Le poète aboutit à la négation même de l'écriture poétique («sarò poeta di cose»), car il déclare, de manière polémique, qu'il veut désormais écrire à travers l'action (Poeta delle ceneri). Le théâtre pasolinien est étroitement lié à la tragédie classique: dans son Manifesto per un nuovo teatro, l'auteur présente sa conception du théâtre de parole qui s'oppose au théâtre du geste (Artaud) et de la «chiacchera» (théâtre bourgeois). La question de l'écriture théâtrale est d'emblée mise en relation avec le problème de la langue et de son évolution au sein de la société italienne. L'essai concerne également les écrits de critique littéraire et de critique d'art: l'écrivain, par son double statut de créateur et de critique, acquiert un regard particulier sur les textes et sur les oeuvres. Pasolini invente un langage cinématographique fondé sur les peintures des artistes de la Renaissance : la création cinématographique pasolinienne dérive d'une contamination des langages artistiques et, surtout, d'une passion anthropologique. Son cinéma de poésie révèle l'intime relation entre le mythe et l'histoire. Les peintures et les dessins de Pasolini, moins connus du grand public, sont analysés dans le volume: son expression figurative traduit, d'une certaine manière, le langage poétique des poèmes frioulans. Les premiers dessins représentent en effet l'univers paysan dans lequel a grandi l'écrivain. A travers ses essais sur la politique et la société, Pasolini formule une critique des notions de développement et de progrès: l'écrivain fait une analyse lucide de la société italienne à partir des années 60 jusqu'à sa mort, survenue en 1975. Sa présence dans les débats publics et dans la presse à large diffusion transforme sa figure d'intellectuel : Pasolini ébauche un dialogue avec ses auditeurs, mais reste fondamentalement isolé à cause de son indépendance théorique et politique. A partir de différents phénomènes sociaux, l'écrivain arrive à saisir les mutations internes d'une société, et il attire l'attention sur la destruction de certains mondes culturels. Toute sa production, littéraire, théorique et artistique, exprime une préoccupation pour la transformation des valeurs culturelles. La dernière partie de l'essai contient une histoire de la réception de l'oeuvre de l'auteur de 1943 à 2003 et présente une anthologie des textes critiques les plus significatifs. . Angela
Biancofiore, Università di Montpellier III
141 rue Alain Colas, 34070 Montpellier Edizioni
Palumbo, via Ricasoli, 59 - 90139 Palermo Italia tel. (0039)
091 588850 - e-mail: amministrazione@palumboeditore.it
|
. |
|