La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

UN ARTICOLO STORICO DAL "CORRIERE DELLA SERA"
Pasolini dalla parte delle donne.
Contro il potere
Vent' anni fa l' uccisione dello scrittore a Ostia. Tutto il mondo ricorda lo scrittore
e s' interroga sulla sua figura di ribelle, provocatore e profeta.
Prima delle militanti aveva capito che la liberazione sessuale femminile
equivaleva a quella del diverso. Marilyn, " povera sorellina cadetta"
di Maria Antonietta Macciocchi
Corriere della Sera, 2 novembre 1995

Maria Antonietta Macciocchi Pasolini è l'unico grande intellettuale che abbia parlato della questione tabù: la sessualità femminile, l'amore e l'aborto. Allora il suo complesso discorso venne trasformato rozzamente dal femminismo d'assalto come un'opposizione risoluta alla legge sull'aborto. Lo perseguitarono diligenti megere: lui era contro l'aborto perché omosessuale. Adesso il bel film di Marco Tullio Giordana (Pasolini, un delitto italiano) ha spinto l'onorevole Andreotti, rileggendo Pasolini, a credere a sua volta che P.P.P. si fosse schierato contro la legge, e si è rammaricato che la Dc non lo abbia seguito nel suo orientamento per votarle contro in Parlamento.

C'è un equivoco. "Il problema non è di essere contro o a favore dell'aborto - aveva scritto Pasolini - ma a favore o no della sua legalizzazione. Ebbene, io mi sono pronunciato contro l'aborto e a favore della sua legalizzazione". Pasolini, che aveva firmato il referendum di Pannella per la legge sull'aborto, diceva in sostanza: si faccia la legge, ma il problema della sessualità resta, e magari sarà gestito dalla tolleranza di Stato. Le leggi sono giuste, ma la frustrazione sessuale e la violenza contro le donne restano; e non sarà una legge sull'aborto ad abolirle. Perché le donne sono "cittadini inferiori".

Col suo discorso sulla sessualità, Pasolini fa avanzare il discorso femminista, monco, rituale, ortodosso. Altro che mammista! Si rende conto che quel che viene scongiurato dalla società consumista è il rapporto sesso amore, perché rompe il contratto e mette in questione il potere.

A rileggerlo oggi, Pasolini appare più "femminista" delle profetesse ufficiali, perché affronta l'indicibile: le donne sono concepite come puro strumento di riproduzione della specie. Lui si batte, invece, disperatamente per spezzare i tabù sessuali dell' "Italietta", dove la donna è tota mulier in utero. E quella parola d'ordine che le femministe storiche credevano liberatoria - l'utero è mio e lo gestisco io - "in verita', involontariamente, ricade nell' identificazione tra soggetto femminile e sesso riproduttivo. Mentre il coito continua a restare nell'oscurità come indecente, la donna col suo utero entra nell'ideologia della pianificazione riproduttiva. La verità del potere sta infatti nella impasse sessuale, nella regolamentazione del sesso, del piacere sessuale, come l' alcol sotto il proibizionismo". 

"Si ignora la causa, vale a dire il coito, in maniera così ontologica che lo si rende meccanico, banale, senza importanza, per eccesso di naturalezza. In questo c'è qualcosa che oscuramente mi imbarazza e mi pone davanti a una realtà terrificante. Io sono nato e vissuto in un mondo di repressione ciecamente clerico fascista" (lettere a Gennariello, maggio 1974, da Lettere luterane). E sempre a Gennariello, parlando d' aborto, invia quel tragico messaggio premonitorio: "Sono come un negro, vogliono linciarmi...". E le donne, per lui, a loro volta sono "negri". Anche loro sono delle "diverse". E la loro liberazione sessuale è quella del "diverso". La permissività licenziosa, sozza e sboccata della stampa italiana, anche di settimanali "colti" - coi sessi, le poppe, i glutei, in mostra sulle copertine - confermano la profezia di Pasolini: l'invito al coito come atto banale, anzi lecito, facile, quasi industrializzato... fino allo stupro!

In questa estate '95, i due fenomeni, stupro e fibrillazione erotomane di certi giornali, sono corsi avanti all'impazzata, di pari passo. Chi non vede il rapporto? Ed è qui che va inserito anche il caso abnorme della ragazza di Jesolo, che è stata stuprata all' uscita di una discoteca, e che oggi mette al mondo un figlio che disconosce, nato dalla violenza dello stupratore. E la preoccupazione costante di Pasolini fu proprio quella della violenza stupratrice.

Dopo il crimine contro di lui, Sartre parlò della miseria sessuale degli italiani sul Corriere della Sera (25 marzo 1977): "Pelosi, frutto di una società maschilista, come lo è quella italiana in particolare, considera che l'autorità è maschia e che la sessualità del maschio si esprime con le donne, sesso inferiore. Pelosi, uccidendo Pasolini, ha l'impressione di essersi sbarazzato del male, di avere risolto il proprio rapporto con l'omosessualità: l'ha distrutta. E lungi dall'essere trattato, Pelosi, come un criminale legato ad un oscuro complotto, per certa opinione pubblica, fa quasi la figura di eroe...". È tanto vero che Pelosi dà oggi alle stampe un libro, che la volonterosa Dacia Maraini introduce. Mentre il solito Espresso si chiede: "Fu vera gloria?", ridimensionando Pasolini. E in questo intenso traffico di cadaveri non è ancora arrivato il momento di riaprire il processo contro un assassinio del tutto mirato e voluto (chissà , forse, arriva una rivelazione di Buscetta...). Quanto a me, dopo aver visto il film di Giordana, implacabile requisitoria, non ho da ripetere che ciò che scrissi il 5 novembre 1975, sulla prima pagina di Le Monde, sotto il titolo: "Il crimine è politico". È la ragione per cui lo spettro di Pasolini fa paura, ancora.

Doveva arrivare Le Monde, che dedica due pagine all'anniversario della morte, per conoscere l'immenso peso di Pasolini nella cultura europea, mi chiedo dopo aver scorso con qualche ripugnanza l'analisi del neofascista Veneziani cui Repubblica dava ieri la parola per denigrare Pasolini?

Ero più che amica di Pasolini. C'era tra noi un'intesa assoluta, una complicità da "eretici". Accettò di tenere una rubrica settimanale, la prima sfida antidogmatica che si conosca nel campo della sinistra, su Vie Nuove, che allora dirigevo, con un "Dialogo coi lettori". Accettò , scrivendomi che lo avevo convinto... arrivando "dritta al suo cuore". Non volle mai un soldo di compenso, il che stupisce oggi davanti alla bulimia dell'oro che distingue certi scrittori e giornalisti "famosi", tra cui talora si annidano anche certi suoi detrattori. In verità lo commuoveva il fatto che un periodico importante fosse diretto da una donna. Lo perseguitavano con i processi, allora. Ma lui non me ne parlava. Arrivava quasi ogni settimana in via Sicilia, nel mio ufficio dalle alte vetrate. Entrava con passi leggeri, da gatto. Poi mi portava al caffeuccio dell'angolo, che c'è tuttora. Lo definivano un anormale. Era molto bello, giovane, elegante, con quei suoi jeans e il giubbotto. Nessuno mi sembrava più normale e dolce e attraente di questo... anormale.

Anni dopo, ero in difficoltà e in solitudine nera, per il mio libro Lettere dall'interno del Pci a Louis Althusser. Lui allora mi scrisse, era l'autunno del '69, una "Lettera aperta sul Tempo Illustrato". Le sue frasi dipanano quel complesso rapporto di "intelletto d'amore" che esisteva tra Pasolini e le donne: "Sono montato in macchina col tuo libro e me ne sono andato al mare, a Ostia. Sono disceso nella spiaggia libera, dove non c'erano che il sole e due tre pescatori, mi sono disteso sulla dura pietra del molo. Lì ho cominciato a leggerti e ho continuato fino a pranzo, anche mangiando gli spaghetti. Devo dirti subito che almeno una dozzina di volte mi sono trovato a ridere forte, da solo; e almeno tre o quattro volte mi sono trovato gli occhi umidi... Queste cose se le dico è perché le sento come mio primo dovere di letterato...".

Dietro i suoi elogi, sentivo la difesa accanita di un libro nella tormenta, ma anche gli accenti della più splendida delle passioni, quella intellettuale, tra uomo e donna. Ma tutta la vita di Pasolini è popolata da donne. Lui sembrava il solo a comprendere la fragilità disperata perfino di quelle chiamate "mostri sacri" del successo, le più traumatizzate tra "le donne oggetto": Bardot (che tenta di uccidersi), Callas (abbandonata da Onassis), Marilyn Monroe (suicida). In una poesia che doveva accompagnare la sequenza di Marilyn sul letto di morte, nel film La rabbia Pasolini la evoca: "Del mondo antico e del mondo futuro non erano restati che la bellezza e te... Povera sorellina cadetta".

 

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INVITO ALLA LETTURA:
BRANI DI PIER PAOLO PASOLINI


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DA OTTOBRE 1998








 


Pasolini dalla parte delle donne. Contro il potere, di Maria Antonietta Macciocchi

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