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All along the watchtower "Il Mucchio Selvaggio", pubblicazione
della STEMAX Soc. Coop. a.r.l.
L'Italia
sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura,
pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Pier Paolo Pasolini, Vie Nuove n. 36, 6 settembre 1962
La critica sociale come capacità di ritrovare i punti di rottura, di risalire alla genesi dei mali attuali, di scandire le tappe di un processo di decadenza o di corruzione. Sfatare il mito lineare del progresso. Non credeva in Dio, ma (nonostante Marx) non aveva neppure nessuna fiducia nella Storia. Per lui “politica” voleva dire principalmente abuso di autorità, oppressione e potere, coercizione. Ci sono nuove figure in scena e la scena cambia. L’alienazione, gli uomini dell’organizzazione, i persuasori occulti, l’industria culturale, la folla solitaria. Dirà: “Stiamo vivendo al tempo delle invasione barbariche”. Ma i nuovi barbari non sono i selvaggi calati dal Nord, che tanto terrorizzavano i Romani, o gli americani. Sono gli oggetti che iniziano a vivere autonomamente e impongono un’altra forma di vita, strutturano una sensibilità diffusa, segnano il clima. L’omologazione è agli occhi di Pasolini anche una forma di globalizzazione ante litteram. Progionieri di un feroce meccanismo. Un mondo in cui gli uomini parlano, vestono, agiscono o si comportano allo stesso modo, schiacciato nella categoria del “consumo” e la perfetta, compatta adesione di un intero paese, di una società nel suo complesso. La società come un “tutto” schiacciato in termini totalitari, la percezione che la nostra vita sia ormai ridotta a una forma pura di ripetizione, di corsa a vuoto in un perfetto “sistema paranoico”. Marcuse e Goodman presentano, in confronto, modelli più tollerabili. In Pasolini non c’è parvenza di libertà e democrazia, nessuna retorica dei diritti può far dimenticare che l’avvento dell’omologazione sia una mutazione irrimediabile. Ma Pasolini ci dà una speranza. Nella certezza che ha vinto il Sistema (perché nessuno è mai stato fuori dal Sistema) non si può più combatterlo con le armi tradizionali dell’azione collettiva o della protesta. La soluzione è l’autonomia, la capacità costante di critica e indipendenza. L’intelligenza che non si piega al corso del tempo. Le sue pagine più belle sono un elogio alla disobbedienza. Per Pasolini la Storia andrebbe sempre letta al contrario, dal punto di vista di chi si sottrae alla tirannia degli eventi, alla retorica dell’inevitabile. “Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali, i pochi che hanno fatto la Storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali”. Pasolini era atterrito dalla prospettiva di farsi usare, di essere strumentalizzato, di diventare il buffone di corte al potere. Ma l’unica alternativa stava in questa sua capacità permanente di ridefinirsi, fino anche a spiazzarsi e a perdersi. La capacità di inventare tutti i giorni il linguaggio della protesta, di non codificare la rivolta. Il compito del critico della società è tracciare la strada e mantenersi sempre sulla “linea del fuoco”. Quel che disperatamente manca oggi è un Pasolini. Il rimpianto, quando non vedi nessuna autorità culturale che abbia il coraggio di pronunciare certi “no” doverosi e indispensabili, quando lui non avrebbe esitato un istante… Ma bisogna convenire che Pasolini ha dato, e detto, tutto. La “fine della nostra storia”, cioè della speranza politica, annunciata da Pasolini venti anni prima, e ora davvero definitiva, non poteva che coincidere con quella della sua privata esistenza. Oggi di Pasolini è
più serio e onesto (e impegnativo) ricordare questo invito a ricreare
ogni giorno il linguaggio della protesta e a misurarsi col presente senza
mai allentare la presa o indugiare nel compiacimento. All along the
watchtower.
Questo e molto altro nello speciale dedicato a Pier Paolo Pasolini, nell’anniversario della sua scomparsa, dalla rivista Il Mucchio Selvaggio (n. 598). In edicola a partire da martedì 2 novembre… non perdetelo! |
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