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La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

Il non-fantasma di Pasolini
ovvero del dialogo
di Emanuele Di Marco

La lettura della bellissima intervista di Angela Molteni a Pier Paolo Pasolini ha solleticato una corda della mia sensibilità che da tempo aspettava di emettere suono.

Per molti, anche per me all’inizio, accostarsi alla figura di Pier Paolo ha avuto una connotazione vagamente morbosa: l’omosessualità, gli scandali, la morte misteriosa. Tutti elementi che non possono e nemmeno devono essere dimenticati o divisi dalla sua esperienza vitale, ma che ne rappresentano, almeno così, “nudi e crudi”, solo aspetti marginali.

Pasolini può essere un autore difficile: tolti i romanzi “romani”, splendidi ma forse i più datati fra i contributi della sua letteratura, gli altri testi narrativi, poetici e critici potrebbero a prima vista scoraggiare, sembrare un po’ oscuri ed ostici. Ma è un’impressione. È l’impressione che ci si forma in maniera quasi naturale, se vogliamo conoscere Pasolini a partire dall’Idroscalo, dalla fine.

Basta in realtà poca pazienza per cercare la chiave di lettura di un’opera eccezionalmente vasta e ribollente di spunti: Pasolini è autore che più di chiunque altro nella letteratura italiana, parla al lettore, ed anzi quasi scompare se il lettore non ci mette il suo ascolto, la sua propria volontà di dialogo. Sa bene di cosa parlo chi ha letto, ad esempio Petrolio, dove Pier Paolo chiama e richiama il lettore in continuazione, lo vuole partecipe e lucido compagno di viaggio, lo vuole, direi quasi, co-autore.

Per non parlare degli scritti polemici e analitici della società italiana raccolti variamente ne Le belle bandiere, Il caos, Lettere luterane, Scritti corsari per citare i libri più famosi. Non basta leggere quelle righe, bisogna ascoltarle perché, alla faccia di tanti miopi e prezzolati soloni del culturame italico, quello che Pasolini diceva (dice) non è assolutamente passato insieme agli anni che gli facevano da contorno ma, anzi, è più facile da comprendere adesso che tante previsioni si sono (purtroppo) pienamente avverate, che abbiamo quegli strumenti di giudizio che Pier Paolo, profeticamente, inventava con la sua lucidità critica ineguagliabile.

E poi la poesia: potrei vivere con un solo libro sul comodino: Poesia in forma di rosa. Anzi, forse mi potrebbe bastare una sola poesia: “Una disperata vitalità”. Pier Paolo parla, dio mio se parla, e io lo ascolto come se fossimo sotto l’incannucciata di un baretto sul lungomare spelacchiato di Fiumicino: mi racconta la sua pena, le sue piccolezze e debolezze, la sua storia. Mi ha detto addirittura che gli piace correre in macchina e che senza un bell’optalidon non sarebbe capace di sopportare un’intervista! E il bello è che fra un sorso di birra e due patatine fritte io gli rispondo, gli racconto delle mie pene e della mia storia, chiedo qualche consiglio a lui che ne ha viste tante. E lui annuisce lentamente e fraternamente, e poi risponde, sempre.

Di più, ci sono i film e tutto il resto, ma credo di essere stato abbastanza chiaro: magari, fatevi un bel giro, con calma, per il sito e scoprite da soli questa enorme ricchezza.

Il punto è tutto qui: possiamo partire dall’Idroscalo, ma non dobbiamo rimanere lì, altrimenti avremo a che fare con un fantasma muto: muto perché non gli diamo modo di esprimersi. E, invece, con quello spirito combattivo che lo ha sempre contraddistinto, Pier Paolo, dopo 31 anni ha ancora una dannata voglia di parlarci, di metterci la proverbiale pulce nell’orecchio oppure di accarezzarci con la sua poesia. E un’inesauribile curiosità di ascoltare le nostre vite, di entrarci nel cuore, di sapere cosa ne pensiamo oggi di quello che lui raccontava ieri.

«Come dici Pa’? più moderno di ogni moderno?». Più moderno di ogni moderno.

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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Il non-fantasma di Pasolini - ovvero del dialogo, di Emanuele Di Marco

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