La saggistica
 

Una ricerca sul linguaggio
nel cinema di Pier Paolo Pasolini
di Stefano Odorico

NOTE
 

(1) Lettera di Pier Paolo Pasolini inviata ad Allen Ginsberg. Appendice 2. 
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(2) Appendice 3. 
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(3) P. P. Pasolini, Sogno del centauro, cit., p.115.
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(4) Gli atti della prima Tavola Rotonda del Festival di Pesaro del giugno del 1965 sul tema Critica e nuovo cinema sono pubblicati nei nn. 19-22 di Marcatrè, Lerici, 1966; quelli della seconda Tavola Rotonda sul tema Per una nuova coscienza critica del linguaggio cinematografico sono pubblicati su Nuovi argomenti, n. 2, Roma aprile-giugno 1966. Una relazione completa su cinema di poesia è stata inserita nelle ultime edizioni di Empirismo eretico edito dalla Garzanti. 
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(5) G.P. Brunetta, Forma e parola nel cinema, cit., pagg.11-12.
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(6) P. P. Pasolini.Empirismo eretico, cit., pag.247. 
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(7) Tutte le sceneggiature sono contenute in: Pasolini per il cinema, a cura di Walter Siti, I meridiani, Milano 2000. 
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(8) Appendice 1. 
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(9) Pier Paolo Pasolini "Caos", Il Tempo n.43 a.XXX, 19 ottobre 1968. La parola Vietnam è stata nella maggior parte dei casi usata demagogicamente, ricattatoriamente, per obbligo, per moda, per moralismo, per necessità: al fine di strumentalizzare o di farsi strumentalizzare; con vanità, con superbia, con conformismo. Mentre in Europa si combattono false battaglie di avanguardia: laggiù, nel Vietnam, si combatte una guerra di retroguardia: cioè si combatte prima di tutto per quelle cose minime ed elementari che sono la libertà e l'indipendenza. Non voglio essere a mia volta ricattatore. Voglio solo invitare a essere realisti. E dico questo soprattutto agli uomini della mia età: a cui è capitato in sorte, come a me, di dover adempiersi in un'epoca diversa da quella in cui la loro vita è cominciata. 
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(10) Francesco Casetti, Analisi del film, cit., pag. 90. Distinguiamo tre categorie di suono: Il suono IN propriamente detto (il suono diegetico esteriore, la cui fonte è inquadrata), il suono OFF propriamente detto (il suono diegetico esteriore, la cui fonte non è inquadrata) e il suono OVER (il suono diegetico interiore, IN o OFF che sia, e il suono non diegetico). 
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(11) P.P. Pasolini, Per il cinema, a cura di Walter Siti, i Meridiani, Milano 2001, pagg. 1093-94-95. 
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(12) P.P. Pasolini, Le ceneri di Gramsci, Garzanti Milano. Pag.22. 
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(13) Ivi, p. 43. 
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(14) P.P. Pasolini, Empirismo eretico, cit., pag.252. E' dunque assolutamente necessario morire, perché, finché siamo vivi, manchiamo di senso, e il linguaggio della nostra vita è intraducibile: un caos di possibilità, una ricerca di relazioni e di significati senza soluzione di continuità. La morte compie un fulmineo montaggio della nostra vita: ossia sceglie i suoi momenti veramente significativi (e non più ormai modificabili da altri possibili momenti contrari o incoerenti), e li mette in successione, facendo del nostro presente, infinito, instabile e incerto, e dunque linguisticamente non descrivibile, un passato chiaro, stabile, certo, e dunque linguisticamente ben descrivibile (nell'ambito appunto di una semiologia generale). Solo grazie alla morte, la nostra vita ci serve ad esprimerci. 
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(15) Francesco Casetti, Analisi del film, cit., pag.93. "Il rumore rimanda a un mondo più naturale, meno direttamente capace di denominare significati precisi." E come per la voce si può dividere in IN, OFF e OVER. Nel primo caso avremo un rumore che riesce a compattare la situazione audiovisiva, a renderla più verosimile: in pratica a riprodurre il più fedelmente possibile quella che sarebbe una situazione reale; nel secondo caso avremo un rumore che può fungere anch’esso da tessuto connettivo fra varie immagini riguardanti la stessa realtà, oppure un rumore che può riempire un po' artificiosamente una situazione visiva di per sé poco significativa. Nel terzo caso, infine, avremo un rumore che può assumere una funzione narrativa più astratta, ad esempio funzionando da stacco tra una sequenza e l'altra. 
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(16) M. Luisa Carretto, www.cinemaimmagina.it. E' un luogo comune pensare che solo i film straniere siano doppiati, cioè in sala di registrazione attori-doppiatori italiani opportunamente scelti dal direttore di doppiaggio doppiano la voce degli attori stranieri perché in Italia non siamo abituati a leggere i sottotitoli in sovrimpressione. In Italia si doppiano anche i film italiani, sia quando la presa diretta a volte non "rende", sia quando si decide che il doppiaggio sia tutto in studio; caso forse estremo Fellini che faceva recitare gli attori quasi sempre facendo pronunciare durante le riprese solo dei numeri in successione casuale. Anche durante il neorealismo i registi che uscivano dagli studi per trovarsi in situazioni "vere" facevano doppiare i loro film; è la situazione filmica in questo caso che rende reale il doppiaggio. 
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(17) Affermerà Pasolini in vari suoi scritti che i valori che essa [la musica] aggiunge ai valori ritmici del montaggio sono in realtà indefinibili, perché essi trascendono il cinema, e riconducono il cinema alla realtà, dove la fonte dei suoni ha appunto una profondità reale, e non illusoria come nello schermo. 
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(18) S. Murri, Pier Paolo Pasolini, Il Castoro, Milano 1994, pag.82. L'immondezzaro, che puntualmente viene a prendersi i morti-marionette: una morte triste come può esserlo un innamorato che canta (con la voce di Modugno) parole che Pasolini ha riadattato dall'Otello shakespeariano. 
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(19) A puro titolo informativo, riguardo all'utilizzo del Veneto come registro "alto", è interessante notare come tutt'oggi in alcune zone del Friuli sud occidentale, gli anziani appartenenti a piccole comunità dialettali di lingua friulana utilizzino normalmente il veneto come lingua normativa, il registro "alto" è perciò impropriamente dato dall'utilizzo di un altro dialetto (in questo caso della regione adiacente per ovvie ragioni storiche). 
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(20) Lingua come identificatore sociale. 
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(21) W. Shakespeare, Otello, traduzione e note di G. Baldini, Rizzoli, Milano 1984.Inizio dell'atto quinto. 
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(22) Che cosa sono le nuvole?, scena 11. 
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(23) Che cosa sono le nuvole?, scena 14. 
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(24) Che cosa sono le nuvole?, scena 22. 
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(25) Che cosa sono le nuvole?, scena 7. 
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(26) Ivi, scena 8. .
(27) Ivi, scena 10. 
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(28) Ivi, scena 5. 
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(29) Ivi, scena 11. 
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(30) Ivi, scena 13. 
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(31) Ivi, scena 5.
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(32) Che cosa sono le nuvole?, scena 7. .
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(33) Dizionario di linguistica, Einaudi 1996, pag 25. Aferesi: Cambiamento fonetico che consiste nella caduta di un suono iniziale o nella soppressione della parte iniziale (una o più sillabe) di una parola. Apocope: Cambiamento fonetico che consiste nella caduta di uno o più suoni o sillabe in fine di una parola. Elisione: E' un fenomeno di fonetica combinatoria al confine di parola, secondo il quale una vocale finale atona sparisce davanti all'iniziale vocalica seguente. 
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(34) Che cosa sono le nuvole?, scena 6. 
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(35) Che cosa sono le nuvole?, scena 2. 
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(36) Ivi, scena 4. 
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(37) Ivi, scena 6. 
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(38) Che cosa sono le nuvole?, scena 5. 
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(39) Ivi, scena 11. 
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(40) Ivi, scena 11. 
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(41) Ivi, scena 11. 
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(42) Che cosa sono le nuvole?, scena 11. 
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(43) Ivi, scena 11. 
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(44) Che cosa sono le nuvole?, scena 15. 
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(45) Si veda nota 84. 
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(46) Gian Paolo Caprettini, Segni, testi, comunicazione, UTET, Torino 1997, pag. 281.  (...) A differenza di altri media di massa ad alto tenore tecnologico, come il cinema, il telefono, la radio, la televisione, il fumetto medium a bassa definizione (McLuhan)- ha avuto una data di reale diffusione assai prossima alla data della sua nascita culturale; ciò significa che esso perdurerà, magari in forme marginali, anche quando verrà decretata la sua obsolescenza, la sua scarsa redditività. Un'altra ragione della persistenza del fumetto dipende dalla profusione riproduttiva e dalla continua trasmutazione a cui sono sottoposte le icone dei comics. Tutto questo ha comportato vari effetti: dalla partecipazione emotiva del pubblico alle situazioni in cui i personaggi sono coinvolti a una vera e propria canalizzazione dell'immaginario lungo le strade previste dalle azioni di marketing dei prodotti di massa. 
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(47) Interessante notare come Pasolini, essendo questo il suo primo esperimento a colori, utilizzi solamente i colori primari della scala cromatica: verde, blu e rosso più, ovviamente, il bianco ed il nero (è presente anche il giallo perché è da considerato primario in pittura per un fattore di pigmentazione). 
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(48) Questa didascalia, nella sceneggiatura originale, va a sostituire l'inserimento di un sequenza di immagini. Questa sequenza viene così descritta: "Sulla crosta della terra vista dalla luna su cui sono apparsi i titoli di testa si disegna una freccia, che indica un luogo qualunque della superficie, granulosa come il parmigiano, del Globo Terracqueo. Sul punto indicato dalla freccia, tra oceani e continenti invisibili c'è una lapide, con la fotografia ovale di una signora".(Pasolini per il cinema, a cura di Walter Siti, I meridiani, Mondadori, Milano 2001, sceneggiatura de La terra vista dalla luna). 
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(49) Il collegamento con le comiche chapliniane è sempre presente in quest'opera. Paquito del Bosco, La terra vista dalla luna, Cinema e film, marzo '67. (...) Non tanto per la foto di Charlot trovata tra le cianfrusaglie e alla conseguente smorfia di Assurdina, quanto all'intero innamoramento e corteggiamento di Ciancicato ad Assurdina, che ha un illustre precedente proprio nell'idillio tra Charlot e la fioraia cieca di City Lights. Oppure nei balletti di Totò. 
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(50) La terra vista dalla luna, scena 1. 
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(51) Ivi, scena 2. 
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(52) Ivi, scena 1. 
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(53) Ivi, scena 1. 
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(54) Ivi, scena 5. 
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(55) La terra vista dalla luna, scena 1. 
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(56) Ivi, scena 4. 
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(57) Ivi, scena 12. 
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(58) Scritti sulla lingua nel cinema e sul rapporto immagine-parola con "orientamento" di tipo linguistico: A. Menarini, Il cinema nella lingua e la lingua nel cinema, Bocca, Milano 1955; A. Aprà, Il problema del parlato nel film contemporaneo, Filmcritica, A. XX, nn. 143-144. 
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(59) La saggistica sul cinema di Pasolini predilige gli studi semiotici: A. Miconi, P. P. Pasolini: la poesia, il corpo, il linguaggio, Costa&Nolan, Milano 1998; S. Murri, Pier Paolo Pasolini, Il castoro cinema, Roma 1994; A. Ferrero, Il cinema di Pier Paolo Pasolini, Marsilio, Venezia 1994. 
Testo fondamentale per un'analisi linguistica del cinema di Pasolini: G.P. Brunetta, Forma e parola nel cinema, Liviana editrice in Padova, 1970. 


 


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