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Pasolini nei blog Leonetti ricorda l'esperienza
Poi, nell'immediato dopoguerra, nella letteratura e anche nel cinema, è sorto il movimento Neorealista, che veniva dalla grande "fame di realtà" di allora e che, perciò, immetteva, nel fiume in secca della produzione letteraria, problemi connessi con la vita, con l'attualità della guerra, del conflitto e della resistenza. Sappiamo che il Neorealismo è stato veramente importante nel cinema, con registi come Rossellini, De Sica, Visconti. Ma, in letteratura, non ha dato risultati altrettanto soddisfacenti, anche se abbiamo avuto scrittori come Fenoglio e Cassola. L’idea decisiva, allora, è stata di Pier Paolo Pasolini: bisognava rompere con l'ermetismo e rinnovare l'espressionismo della "Voce", rivista del primo Novecento. L‘espressionismo è un grande movimento anticlassico, comincia addirittura in Dante, lo ritroviamo nei grandi dialettali (Porta e Belli), negli Scapigliati e quindi nei Vociani: è in contrapposizione al purismo petrarchesco e noi, con "Officina", lo abbiamo ripreso, ne abbiamo dato un esito nuovo caricando la lingua colta di gerghi, termini tecnici, dialetti, asimmetrie... Noi abbiamo voluto approfondire questa situazione cambiandola, riesaminando i punti chiave della cultura tra Otto e Novecento in Italia. Per esempio, Pasolini ha cominciato con l'innovazione in Pascoli, perché anche Pascoli adopera delle parole da lui inventate, onomatopeiche, che sono i suoni degli uccelli e altri, e in più rompe la grammatica (ma c'era già stato, su questo, il famoso Manifesto di Marinetti, che proponeva di usare le "parole in libertà" e di sopprimere la punteggiatura, ecc...). Questa, così come te la dico, è l'idea di fondo. Alla fine, però, ha prevalso il punto di vista di Contini, grande storico e critico, e amico del maggiore critico d'arte italiano, Roberto Longhi. Gianfranco Contini scopriva, nel '53, l'espressionismo, come già i tedeschi avevano fatto, nei secoli precedenti e lo riferiva a Dante in contrapposizione con Petrarca. Questa è stata la forza dell'inizio, che riuniva i critici e poeti più vivi, dopo il '50. Ci si riuniva in varie città, e convegni, dal Nord finanche in Sicilia, con Sciascia e lì si faceva riferimento alla sua rivista, "Galleria". La rivista "Officina" usciva in pochi numeri, pagati dal critico e scrittore Roversi, che aveva una libreria antiquaria. La grande editoria, allora, non si faceva carico delle riviste.
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