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Pasolini nei blog A commento del 23%
di Forza Italia
Pubblico qui un estratto di Acculturazione e acculturazione, di Pier Paolo Pasolini (Scritti corsari, Garzanti, Milano 1975). Data 9 dicembre 1973. (AB) - Seguono i commenti Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la “tolleranza” della ideologia edonistica, voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni.
Marco Saya, 13 aprile - “…il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata bruttata per sempre…”. Un grande anticipatore il Nostro. Le sue Lettere Luterane, un vangelo del terzo millennio. Tuttora siamo tanti Gennariello e manca l’educatore…e continuo a non vederlo a breve, purtroppo! Marco Saya, 13 aprile - dimenticavo: con il milione di voti che gli mancano…(il dittatorello-mancato pretende la verifica delle schede) sarebbe al 27%. plm, 13 aprile - Avevo 24 anni quando leggevo queste parole assimilandole e facendone un credo personale: ero militare di leva (in un battaglione di punizione per precedenti politici relativi a quegli anni) e passavo le ore di guardia in polveriera leggendole mimetizzate in riviste in cui l ‘Antonelli la faceva da padrona… La sensazione era che la profezia si sarebbe concretizzata ma che ci sarebbe potuto essere un “oltre” almeno nelle coscienze di una parte del paese. È amaro constatare invece che il fenomeno si è via via propagato inquinando tutto… e mi sembra che il vuoto culturale e morale abbia raggiunto anche chi (nominalmente) rappresenta il depositario delle attese, delle istanze, delle indignazioni di quanti alla verità di quelle parole avevano creduto e credono ancora… Massimo Villivà, 13 aprile - “Per chi è crocifisso alla sua razionalità straziante/ macerato dal puritanesimo, non ha più senso/ che un’aristocratica, e ahi, impopolare opposizione./ La Rivoluzione non è più che un sentimento.” santo, 13 aprile - Questa di PPP non è una profezia, ma un’analisi: difatti non è al futuro, ma al passato prossimo. da questo punto di vista è addirittura tranquillizzante, nel senso che dopo oltre 30 anni non siamo messi peggio. Robert Miradique, 14 aprile - Nel 1947 Elio Vittorini rilascia un’intervista a Edgar Morin e Jean Gratien per “Les Lettres Françaises”. Vittorini non è un profeta, però ha compreso il funzionamento di due o tre meccanismi, che il potere è in grado di ottimizzare. Si chiede: “Perché la cultura è “libera” nella società borghese?”. La risposta non tarda ad arrivare: “Perché vi appare senza importanza, senza influenza. Si trova tagliata fuori dalla realtà, non riesce ad agire su di essa. La borghesia non fa altro che tollerare la cultura, dal momento che la crede senza importanza. Il fascismo, invece, cioè la borghesia nella sua essenza, si rende conto che la cultura, anche borghese, può risultare importante. Prende coscienza della possibilità rivoluzionaria che vi è contenuta. Tenta quindi di distruggere con la violenza ogni cultura”. Questo nel 1947… Pasolini intuisce che questa violenza passa soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione. Tritolo, 14 aprile - Berlusconi è malato. Non lo dico per scherzo. È schizofrenico. Gli hanno diagnosticato la schizofrenia a 30 anni… spurio, 14 aprile - Chissà come mai l’operazione dei meridiani a 12 euro in edicola e poi in libreria non contemplava quelli di Pasolini. Qualcuno si è chiesto perché? Qualcuno si è chiesto come mai danno invece, che so, Calvino, che così uno si passa bene le serate con un bel libro pacificato, di intrattenimento, che non fa male a nessuno? E pensa di aver risolto il proprio debito con la letteratura? Paolopaoli, 14 aprile - Calvino non ha scritto solo “Il cavaliere inesistente” e “Marcovaldo”. spurio, 14 aprile - …è vero, ha scritto anche tante altre cose simili… Ma il mio non vuole essere un giudizio di “valore”, bensì una constatazione sulle scelte editoriali e su un’idea di letteratura che serve ed è utile a certi meccanismi. Inconsapevolmente. Non voglio accusare Calvino che può piacere o meno, ma la sua idea di letteratura (e di scrittura) ha vinto, è passata, è stata assorbita e resa indolore. Calvino entra nelle case senza che la cosa spaventi nessuno, anzi, te lo regalano quasi.. Diverso Pasolini, che invece non entra… Paolopaoli, 14 aprile - Scusa
ma io non riesco a vedere un complotto in tutto. “Calvino entra nelle case
senza che la cosa spaventi nessuno”: allora dovrebbe colpire più
di un Pasolini.
spurio, 14 aprile - Non ho parlato di complotto. Provo a dirla in parole povere per andare al punto. Pasolini fa pensare, stimola riflessioni, critiche, ribellioni, analizza in modo lucido la società e ne tocca i punti deboli. Calvino fa l’opposto e dà comunque l’impressione a chi lo legge di aver saldato il proprio debito con la cultura. “Ho letto Calvino, ho letto la letteratura, non ho letto cavolate, faccio parte di un universo culturale di qualità…”. Ma calvino non incide, non dice, non altera il rapporto con il mondo. La sua letteratura è debole (non sto dicendo, ripeto, bella o brutta). Leggere Calvino non è “pericoloso” e quindi Calvino sia lo scrittore più popolare di tutti. sia il suo meridiano a essere venduto in migliaia di copie. Attenzione però a non mettere in giro, a prezzo basso (ma più che a prezzo basso, in edicola, quindi con molti più acquirenti a disposizione di una libreria…) Pasolini. perché Pasolini è scomodo. Ora se sia un complotto non lo so, né mi piace la parola… però è un dato di fatto. Se non sapesse tanto di Moresco e famiglia, mi verrebbe da dire che questo è un esempio di come abbia vinto una letteratura depotenziata. "Aldo Biscardi", 14 aprile - spurio, queste cose qua ppp le pubblicava sul Corriere della Sera, mica su un blogghetino su splinder letto da quattogatti… spurio, 14 aprile - hai detto benissimo: “le pubblicava”. Il mio discorso è sul presente. Non so se non riesco a farmi capire… Parlavo di oggi, dei meridiani con tv sorrisi e canzoni (come esempio) e di come il presente rilegge (o non rilegge) i grandi del passato. demetrio, 14 aprile - La giornata di uno scrutatore e Palomar sono due libri profondamente politici e scomodi di Calvino. benedetto, 14 aprile - per
demetrio: anche certi libri di Arbasino e Parise? sono scomodi e politici
o civili anch’essi. senza dubbio. e siamo sempre tra gli ultimi anni ‘60
e il finire dei ‘70. ma come non pensare all’idea di letteratura che questi
autori, compreso Calvino, veicolano e predispongono per la loro stessa
esistenza di autori - come legittimazione per la loro comunicazione artistica
- e per il pubblico di lettori? e ciò non per riprendere il vecchio
binomio oppositivo ppp/calvino
Nicolò La Rocca, 14 aprile - Lo sguardo di Pasolini è interessante. Ha dimenticato di dire, però, che il posto che occupa la letteratura, in questa realtà da lui così lucidamente analizzata, è marginale. Nel senso che il sistema mediatico-televisivo-popolare le ha ritagliato un bel ghetto di lusso, sacralizzandola (sacralizzare significa sacrificare, cioè scartare) e assegnandole un luogo di resistenza. Chi propone luoghi di resistenza, ancora oggi, non fa altro che perpetuare l’approccio di Pasolini che se da un lato osservava con lucidità la realtà, dall’altro si autoemarginava esibendosi con la posa dell’artista martire. Il luogo di resistenza emargina chi vi abita, contribuisce a creare una riserva indiana e non una nazione indiana. Meglio la resistenza policentrica di Chomsky, o le azioni dei partigiani, o le proposte di Gramsci. Abbasso i luoghi resistenti e gli intellettuali che ostentano la resistenza perché non servono alla causa. In realtà, la più formidabile arma è la più antica: il Cavallo di Troia. tashtego, 15 aprile - “…l’approccio di Pasolini che se da un lato osservava con lucidità la realtà, dall’altro si autoemarginava esibendosi con la posa dell’artista martire.” Mi permetto di obbiettare che questa è davvero una cazzata, La Rocca, grossa come una casa. Pasolini non si atteggiò mai a martire, né ad emarginato. Faceva parte del sistema culturale e lì dentro aveva potere. Scriveva sul Corriere della Sera, in prima pagina. Avava un enorme seguito. Faceva film, interviste, documentari. Girava su macchine sportive, aveva i soldi. E soprattutto era ascoltato, anche, soprattutto, dalle cosidette classi dirigenti. gerry, 15 aprile - @tashtego: se mi permetti tashtego il concetto di martire (e di sacrificio) applicati alla figura di Pasolini non è affatto sconsiderato. come interpretare altrimenti la sua fede o culto del poeta alla Rimbaud, inciampato e trumatizzato dalla oscurità o dal caos del (tardo) moderno, e per questo sempre all’incrocio tra lucidità (ideologia) ed estetizzazione (le viscere, le passioni) della realtà? Sulla sua emarginazione (intesa come voce non ascoltata, non influente…): andrebbero riprese (già lo si è fatto) le pagine del Corsera del tempo: dopo la crisi e la svolta conservatrice del giorno, prima della nascita di Repubblica come tribuna liberaldemocratica, su quelle pagine scrivevano, e denunciavano, e cercavano di intervenire (sulla realtà italiana del tempo ) e dunque tentavano di essere ascoltati dalle cosiddette classi dirigenti, il Calvino più civile e Parise, Sciascia…. forse questo sta a significare ben di più della cronica svalutazione del ruolo intellettuale (oggi chi c’è che parla da quelle colonne? Magris, e l’effetto è lo stesso…). Sta a simboleggiare, come in filigrana, la realtà della diagnosi di Pasolini. Diagnosi. e basta. Senza indugiare sulla sua spinta profetica, magari per restare, nostalgici, alle sue parole, alla sua icona. e cioè, come mi sembra traspaia dal dibattito sulle ultime elezioni, bisogna esaminare ciò che accade sotto i nostri occhi (la resistenza di Berlusconi) in CONTINUITÀ con la nostra storia, e cultura, e realtà antropologica almeno dai secondi anni ‘60 in poi. Come aveva intuito Pasolini, appunto. e allora ciò chiama in causa la FUNZIONE reale di quegli intellettuali, e degli intellettuali, oggi. Ma cosa c’entra che girava con le macchine sportive ecc. e che aveva i soldi? Mi sembra il più retrivo giudizio di un Salinari, a scartare dai temi, per affondare facilmente sulle contraddizioni della sua vita (del resto, come sai, l’ossimoro è la cifra capace di leggere la sua FIGURA di intellettuale). forse anche la sua funzione. Alla Bourdieu: qual è secondo te il campo del sapere, oggi? e quale dovrebbe essere, come andrebbe organizzato un campo intellettuale alternativo? marco, 15 aprile - @ tashtego: Pasolini non si atteggiò a martire perché a tutti gli effetti lo era (33 processi in 30 anni). Pasolini non si atteggiò ad emarginato anche perché lo voleva (frequentava un certo tipo di ambienti). Non capisco la violenza di certe affermazioni, sempre così assiomatiche: “è una grossa cazzata”. Scusa.. per te. Tra l’altro, ci sono milioni di pagine che ci aiutano a riflettere proprio in questo senso, sulla sua automartirizzazione, sull’inevitabile emarginazione al quale andò incontro ANCHE (non solo..) per sua stessa volontà. E ricordo lettere strazianti di scuse, di autoanalisi di Pasolini spedite per esempio al suo amico-nemico (soprattutto nemico) Fortini. tashtego, 15 aprile - Non
ho tempo, adesso. Ribadisco che la seguente affermazione, “si autoemarginava
esibendosi con la posa dell’artista martire” mi sembra falsa e offensiva.
concetta, 24 aprile - Per
me ha perfettamente ragione Pasolini purtroppo.Le persone ormai valgono
solo per quello che consumano. Intere generazioni, anche gli istruiti,
nel senso che sono diplomati o addirittura laureati, vivono in funzione
dei vari reality show televisivi per cui si legge sempre di meno
e ci si interessa sempre di meno alla cultura. Così l’omologazione
impera e io più che ai libri di Pasolini penso al Grande Fratello
di George Orwell. Si, penso che in questi giorni si stia avverando proprio
la distopia orwelliana,soprattutto quella del suo romanzo 1984.
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