Dal blog didascalie
- 3 febbraio 2007
Idroscalo '75
A Ostia han fatto strazio
di sua vita,
prive, le belve, di profilo
umano -
niente pietà - con
furia, odio feroce
per il suo canto, per il
suo sorriso,
per la sua non celata sofferenza
nel mondo infame che sé
tramutava.
Corpo ferito da selvagge
mani,
sfigurato dai colpi sulla
bocca,
sul capo, sulle braccia,
sul torace...
cuore scoppiato, costole
divelte...
La musica potrà mai
più colmare
un orecchio strappato e
il tuo pensiero
fuggito d’improvviso da quel
prato
da cui qualcuno presto ha
cancellato
l'orrore del tuo sangue
e l’urlo estremo.
Non curarti d’ipotesi malsane
che intendono stravolgere
di nuovo
le tue parole indirizzate
al mondo.
Vogliono, pensa, farti ancor
morire -
uso falsato delle tue parole
-,
qualcuno tenta ancora d’investirti,
macchine disumane sul tuo
corpo,
gelido acciaio schiaccia
il tuo intelletto;
nuovi assassini, barbari,
crudeli.
Amavi la scrittura e la pittura,
amavi i figli tuoi: frate
Ciccillo,
Alì dagli occhi azzurri,
e ancor Ninetto,
Emilia, Gennariello ed Accattone...
Altri soltanto adorano l’effigie
di se stessi, della propria
grettezza.
Su chi non ha che ignobili
parole,
sulle turpi, novelle profezie
scenda la notte eterna dell’oblio.
Vivi, poeta, in cuore a chi
ti ama,
in chi di tua parola insegnamento
fa nella dura vita d’ogni
giorno.
Vivi, poeta, in chi ti sa
ascoltare.