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Pasolini nei blog
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di Enrico Cerquiglini 24 gennaio 2007 intervento [parziale] sul blog “La poesia e lo spirito” […]
Quando parlando dell’opera di Pasolini la si decontestualizza si cerca inevitabilmente di ridurla a frammento, magari altissimo, magari sublime, ma sempre frammento. Non vorrei che si ricadesse, come a volte mi sembra succeda in questi ultimi tempi, nella mania crociana di separare ciò che è poesia da ciò che non lo è, perché filosofia, politica, ecc. Sarebbe il classico regredire e chiamarlo progresso. Pasolini, che piaccia o meno, ha aperto una strada: ha saputo entrare nella vita, fin nei suoi gradi più infimi (non è un valore morale che si esprime!), e coglierne un sacro respiro. Che i suoi toni spazino dall’oratoria alla “profezia” all’idillio mi sembra assolutamente normale (se non sbaglio anche un tale Alighieri…), che abbia cercato di utilizzare la poesia per commentare il reale, o come strumento di indagine credo che sia quanto di meglio ci ha lasciato il Novecento. Meglio forse il formalismo di taluni ermetici? O il rifugio in un sogno-eros penniano o la speculazione delle avanguardie? Quello che Pasolini, come altri citati in questi commenti, ci ha involontariamente insegnato è che in questo paese dire la verità può costare caro. E questo credo che in troppi, non solo tra gli intellettuali, l’abbiano imparato. Se davvero vogliamo “ri-ammazzare” Pasolini collochiamolo tra Che Guevara, Camillo Torres e magari Marilyn Monroe e James Dean.
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