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"Pagine corsare"
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Corpo in opera: i tanti Pasolini
di Paolo Fichera
e il commento da me inserito all'articolo pubblicato [A.M.]
Rivista Pagina Zero - 23 febbraio 2007

Indagare la morte di Pasolini nel trentennio dalla morte per i più e da trent’anni per i pochi che vedono in quella morte un oltraggio alla loro stessa vita: politica, sociale, artistica, è una necessità di pensiero e di carne. Chi non lo ha letto lo ama nelle parole di chi ne ha fatto l’ossessione di aver visto la letteratura morta per terra. Noi abbiamo avuto il dono di vedere ciò che resta dopo la croce; non le membra bianche (di troppi quadri) ma quello che resta in questa immagine [si riferisce a un'immagine da lui pubblicata - e ora qui non riprodotta - del corpo martoriato di Pasolini assassinato, ndc]. Per noi, e dico italiani e scrittori, questa è l’immagine ultima, la violazione del sacrario della poesia, l’oltraggio estremo, ciò che oggi non ci appartiene più, che non può succedere perché caso unico previsto dall’opera, dal corpo che si faceva opera, che era opera e dal corpo che si è costruito, in opera, negli anni con l’accettazione della propria diversità, della propria intelligenza e del proprio talento. 

Oggi, ora, nel mondo tanti Pasolini muoiono: torturati, perseguitati, colpiti per la loro parola e per il loro corpo nel loro corpo. Decine di scrittori uccisi, come Pasolini. Chiedersi il perché di quella morte deve equivalere a chiedersi il perché della morte oggi di decine di Pasolini. Farsi degni di questa foto: annullare la distanza da questa foto equivale ad annullare la distanza dai corpi che oggi cadono. Rifarsi a questa immagine, a quel senso della letteratura, che è il senso di tutti, non può fermarsi a un’invocazione di similitudini (intenzioni, stile, impegno), a un dire “un tempo”. I Pasolini muoiono oggi davanti a noi e noi non ne sappiamo nulla e ci rifacciamo a questa immagine con il rispetto che si deve alla sacralità senza renderci conto che il tempo della morte è davanti a noi. 
 

Il mio commento

Angela Molteni, 26 febbraio: Penso si possa parlare di Pasolini in molti modi, resta a mio parere essenziale leggerlo (e possibilmente sforzarsi di comprendere ciò che egli ci ha detto), altrimenti si rischia soltanto di riportare l’opinione di qualcun altro, di parlarne per sentito dire, di rifarsi a immagini proposte anche trent’anni addietro per fare del mai abbastanza condannato sensazionalismo giornalistico (allo stesso modo in cui, oggi, si propongono i film di decapitazioni o impiccagioni…). Oppure, di ridurre la sua vita e le opere di Pasolini alla sua morte, anche quest’ultima terreno di commenti feroci, rabbiosi, ingenerosi, irresponsabili. O addirittura il rischio è di fare del sensazionalismo d’accatto, solleticando il voyeurismo e il conformismo dilaganti suggeriti dalla ormai imperante “società dei consumi”, l’esatto contrario di quello che Pasolini avrebbe auspicato. 

Allora, ciò che non comprendo - e che mi pare superficiale oltreché crudele e di pessimo gusto - è perché sia necessario esibire il corpo morto di Pasolini assimilandolo alla letteratura oltraggiata anziché rivisitare il percorso critico (più che oltraggiato…) che Pasolini fece rispetto alla società in cui viveva, magari per comprendere e contrastare, oggi, i più vieti e ormai dilaganti disegni prepotenti e reazionari da cui siamo letteralmente accerchiati. 

Io non voglio essere degna di una foto, vorrei essere invece degna di chiamarmi essere umano possibilmente pensante, che utilizza la propria testa anche per nutrirsi costantemente dell’insegnamento pasoliniano, sapendo che lui fu oltraggiato, odiato, perseguitato non soltanto in morte ma per tutta la vita (sarebbero sufficienti a dimostrarlo i trentatré processi subiti nel corso di venticinque anni) proprio perché testa pensante, che non si stancava di denunciare le brutture di una società orribilmente sporca, proprio quella in cui attualmente, e magari inconsapevolmente, molti, troppi sono irrimediabilmente sprofondati. [A.M.]
 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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Corpo in opera: i tanti Pasolini, di Paolo Fichera

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