...
La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

"Intellettuale" (installazione)
Il Vangelo secondo Matteo di/su Pier Paolo Pasolini
Proiezione del film sulla camicia del suo autore
di Fabio Mauri
"Cineteca on line", febbraio 2002
Galleria Comunale d'Arte Moderna di Bologna, 1975
Foto: Antonio Masotti Collezione privata 
Il 31 maggio 1975 (poco prima della morte dello scrittore) l'artista proietta
Il Vangelo secondo Matteo alla GAM di Bologna, in una performance rimasta mitica:
il proiettore era rivolto verso Pasolini che fungeva da schermo per il film. 

.
Bologna, anni '70. Città di convivenza di realtà antitetiche e pronta a tutte le esperienze avanguardistiche. Il 31 maggio del 1975, nel corso delle attività inaugurali della Galleria d'Arte Moderna di Bologna, ha luogo la performance Intellettuale ideata dal regista Fabio Mauri. Pasolini si siede su una sedia e, di fronte a un pubblico allibito, si fa proiettare sul torace, fasciato da una camicia bianca, il proprio Vangelo secondo Matteo. A testimonianza di questa performance, le preziose immagini del fotografo bolognese Antonio Masotti. 

Documenti che raccontano il regista/poeta senza volto, attraversato da un raggio di luce che proietta sul suo petto, all'altezza del cuore, la ribellione solenne del Cristo Irazoqui e la straziata pietà della Vergine Susanna Pasolini. Lo stesso ideatore della performance, Mauri, dichiara di trovarsi a disagio, e a lungo fatica a discuterne: "Mi ha impedito di parlarne distesamente l'eccesso di identità dell'azione stessa. Ideata in laboratorio, si resta sbigottiti dall'evidenza di ciò cui si assiste, colpiti dalle sue evidenti implicazioni. La proiezione provoca un effetto singolare: possiede la precisione tecnica di una radiografia dello spirito. Comporta anche dell'altro: l'imposizione di una passione che l'autore subisce, per cui sembra rispondere corporalmente di quanto ha concepito".

Pasolini trafitto dalle proprie immagini, crocifisso dalla propria crocefissione, vittima di un'opera che trasuda di vocazione al martirio e pulsione di morte: solo un'ultima estate separa questa performance dalla tremenda scomparsa del suo soggetto. 

Ma la situazione agisce nei due sensi, e Pasolini contemporaneamente offre il proprio corpo alla pellicola, incarna in sé quella scrittura della realtà che il cinema per lui è sempre stato. 

In una lettera a Sandro Penna, scritta nel febbraio del 1970, Pasolini parla di una "poesia vissuta" che conterebbe di più della "poesia scritta". Nella performance di Mauri ci sono tracce di questa poesia vissuta di cui Pasolini è stato indubbiamente il maggior interprete nell'Italia dal dopoguerra a oggi. 

* * *

FABIO MAURI
Nota biografica

Nel 1939, a Bologna, conosce Pier Paolo Pasolini, con cui fonderà nel 1942 la rivista d'arte e letteratura "Il Setaccio". Nel 1959 collaboreranno nuovamente, questa volta per la rivista "Officina", di cui Mauri sarà segretario di redazione. Nell'anno della morte di Pasolini, il poeta sarà protagonista della performance Intellettuale (1975), ideata da Mauri. A partire dal 1956 l'artista opera nelle fila dell'avanguardia italiana. Pittura, mostre, conferenze, performance o teatro si costituiscono in Mauri come atti di un unico "luogo" espressivo.

Fabio Mauri, artista figurativo e drammaturgo (di lui si ricorda L’isola e Il benessere, scritto in collaborazione con Franco Brusati), è uno dei personaggi più appartati del percorso qui disegnato, ma balza prepotentemente in primo piano per una scelta precisa: quella di connettere la dimensione della performance allo spazio della Storia. Resta in ciò indimenticabile l’utilizzo del corpo come schermo ne Il vangelo di/su Pier Paolo Pasolini, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna poco prima dell’assassinio dello scrittore; ma ancor più centrale è Che cos’è il fascismo, straordinaria performance didattica presentata negli Stabilimenti Safa Palatino di Roma nel 1971, in coincidenza con un momento di grande tensione politica e sociale. La performance, ambientata lugubremente negli spazi che avevano visto i trionfi del cinema "romano" del Regime, ricostruisce il raduno a Firenze della Gioventù Italiana del Littorio e della Hitlerjugend (1939), a cui l’autore aveva partecipato con Pasolini discettando della centralità della poesia ermetica, e lo rivisita in una serie di tableaux terribili che ben illustrano la situazione di una generazione alienata a se stessa dalla retorica magniloquente del regime, tra acquiescenza e scatti di rivolta.

Fabio Mauri nasce a Roma nel 1926. Trasferito a Milano scopre presto l’arte contemporanea attraverso le opere di Carrà, De Chirico, Tosi, Savino, Tomea. Nel 1931 si trasferisce a Bologna dove conosce Pasolini e viene introdotto al Futurismo, avanguardia che avrà grande influsso sulla sua formazione. Dopo la guerra rimane profondamente colpito da immagini di campi di sterminio e vive una profonda crisi. A questo periodo risalgono i suoi primi dipinti, di natura religiosa e semi-figurativi, in stile espressionista. 

L’attività artistica di Mauri cambia direzione nel 1956, in seguito all’incontro con l’opera di Burri. Mauri inizia a produrre disegni, collage e Schermi, gettando le basi del suo percorso. Nel 1971 inizia la serie delle performance ideologiche e continua la sperimentazione di vari linguaggi espressivi, rimanendo tuttavia fedele al percorso avviato e, soprattutto, al concetto che ne guida la produzione: lo schermo. Nel 1994 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma gli dedica una grande retrospettiva.

Una storia a parte quella di Intellettuale, la performance che Fabio Mauri ideò in occasione dell’inaugurazione della GAM di Bologna. Fa un certo effetto vedere al centro dello spazio espositivo della Calcografia una sedia con una camicia bianca su cui è proiettato Il Vangelo secondo Matteo. Allora, in quel 31 maggio 1975 - pochi mesi prima del suo assassinio - su una sedia simile era seduto Pasolini in persona, come testimoniano le bellissime fotografie di Antonio Masotti. Mauri andava sperimentando da un po’ la velocità della luce, acuto interprete del linguaggio nato dall’impatto della proiezione dei film su oggetti e persone, da cui nasceva una sorta di “ibridazione ideolinguistica”. La novità di Intellettuale sta nell’aver usato come schermo lo stesso autore del film che veniva proiettato. 

Nelle intenzioni dell’artista che ne era l’ideatore, Fabio Mauri, quest’azione voleva
essere “una sorta di responsabilizzazione dell’autore del film, costretto a sperimentare sulla propria pelle gli effetti della sua stessa opera”. Pasolini ed il pubblico dichiararono di aver vissuto la performance con senso di disorientamento peggiorato dallo scollamento tra sonoro (ad alto volume) ed immagine. Ma aldilà delle intenzioni dell’autore, come mai Pasolini accettò di sottoporvisi? 

Nel 1975, Fabio Mauri e Pier Paolo Pasolini erano amici da molti anni. Fu possibilmente per questo che Pasolini consentì ad essere coinvolto in un’operazione che linguisticamente proveniva da un ambito per lui incomprensibile ed avverso. Scrive lo stesso Mauri: “Pasolini, Sandro Penna, Attilio Bertolucci, poeti interessati all’arte, persistono in un’antica tradizione italiana di predilezione figurativa, di diffidenza per l’irrazionale dell’avanguardia. Guttuso è l’unico di cui comprendono il linguaggio verbale e le immagini. Ma un’antica amicizia ci consente di intrattenerci al di qua, al di là di un concetto di realtà che io non vedo nella sua fiducia ideologica e linguistica e tantomeno lui, violento, acuto e di ora in ora più famoso, nella mia e dei miei amici”. O forse non fu solo per via di un’amicizia. Essere dentro la propria opera, con il corpo, essere guardati e guardare, esserci ma anche non esserci … tutti questi elementi ripropongono alcuni elementi essenziali che abbiamo visto essere in atto nel Calderòn pasoliniano. Furono forse queste suggestioni a fargli dire di sì.

La performance è descritta in Fabio Mauri, Opere e azioni 1954-1994, catalogo della mostra, a cura di Carolyn Christov-Bakargiev, Marcella Cossu, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, 21 giugno-5 ottobre 1994. Editoriale Giorgio Mondadori, Roma 1994.

VEDI ANCHE:
La pellicola, la telecamera, il corpo e la realtà
su una performance bolognese di Pier Paolo Pasolini, di Giacomo Manzoli

 

.


Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
.

 


"Intellettuale" (installazione) - Il Vangelo secondo Matteo di/su Pier Paolo Pasolini, di Fabio Mauri

Vai alla pagina principale