La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

Poesia e dialetto.
Il friulano di Pier Paolo Pasolini
Il Canto delle Sirene, 11 luglio 2009

.

Casarsa, Fiume Sile

Le prime poesie di Pier Paolo Pasolini nacquero in dialetto, nella lingua della terra di origine della madre, il Friuli: fu lui stesso a dichiarare che questa scelta serviva a rendere la purezza rustica e cristiana di quel sistema linguistico. Del resto il mondo di Pasolini era quello contadino, che rifletteva con la sua diversità sociale i tormenti del giovane poeta. E quel mondo che di per sé era costretto ad una vita difficile, era sconvolto anche dalla bufera della guerra. Pasolini parla la sua lingua, comincia a intravedere il bisogno di sperimentare in letteratura servendosi di quelle parole arcane e al contempo così chiare, discese dai padri.

Ma, come rileva anche Gianfranco Contini, nella sua Letteratura italiana, l'uso del dialetto è assolutamente simbolistico, ben lontano dal verismo ottocentesco: «Egli può tradurre in friulano da Rimbaud o da T.S. Elliot o far tradurre da Juan Ramón Jiménez, ed esperire squisite variazioni in vernacoli di singole località, sempre sullo sfondo di un dialetto non identico al friulano "ufficiale"».

«Ogni immagine di questa terra, ogni volto umano, ogni battere di campane, mi viene gettato contro il cuore ferendomi con un dolore quasi fisico. Non ho un momento di calma, perché vivo sempre gettato nel futuro: se bevo un bicchiere di vino, e rido forte con gli amici, mi vedo bere, e mi sento gridare, con disperazione immensa e accorata, con un rimpianto prematuro di quanto faccio e godo, una coscienza continuamente viva e dolorosa del tempo», scrisse Pasolini, che aveva girato l'Italia ma che lì ritrovava le proprie radici. 

DILI
Ti jos, Dili, ta li cassis 
a plòuf. I cians si scunìssin 
pal plan verdùt. 
Ti jos, tai nustris cuàrps, 
la fres-cia rosada 
dal timp pirdùt.
DILIO 
Vedi, Dilio, sulle acacie 
piove. I cani si sfiatano 
per il piano verdino. 
Vedi, fanciullo, sui nostri corpi 
la fresca rugiada 
del tempo perduto. 
(da Poesie a Casarsa
 

AGRESTE N. 3 
A sgrìsulin, a ùitin, a piulin 
als, als, als, tal sèil i usiei. 
La neif tai mons a brila 
alta tsal sèil. I usiei 
in-t-al çaldùt dal nul 
a clamin 
tan prin soreli a clamin 
la primavera. 
Trillano, cinguettano, pigolano, 
alti, alti, alti nel cielo gli uccelli. 
La neve sui monti brilla 
alta nel cielo. Gli uccelli 
nel calduccio del nuvolo, 
chiamano, 
nel primo sole chiamano, 
la primavera. 
(da Poesie disperse)

 
.






 

Poesia e dialetto. Il friulano di Pier Paolo Pasolini

Vai alla pagina principale