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La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

Al Mestre
di Federico Tavan
www.carta.org

Al Mestre

Massacrât
fat a tocs
e stocât
pa la strada.
Tu tu n'à spiegât la storia
dei mûrs altz
mûrs altz
mûrs altz
dal "palazzo"
cjadènes
che tu volève rompe
ch'i devente
come flauries par chî prâtz.
Mestre
al tiô diviers
mout d'éisse
la tô muart
granda tal pantan.
Chist martiriu
cussì just
e nô ignorantz
puoçj restâtz.

Cuanche la lùs
a deventa scovatura,
cuanche un om al è
plen de sanc
a ne insegna la vita
e la muart.
Mestre,
jo te puarte
l'ultima rabia
strenta intal pugn
de la man
coma ultin salût:
al om de cultura
comunista
omosessuale
odiât dai dius de la tiera
l'uniçu ch'al à dit la veretât
e ch'al è finit
coma ch'al veva da finî,
"tra gli sghignazzi
della stampa"
dei mûrs altz, de li cjadenes
dal "palazzo".
Copât
intant ch'al tentava
par l'ultima volta
de vei coraju.
Par me reste uvì
poeta
par chialtres
un stupedu tentativu de recuperâte.
Jo che soi un por biât
no po fâ altre
che jôde incjamò
al "palazzo"
restât tâl e cual
cui mûrs altz
e li cjadenes
Jo che soi mat
e jôt li tô mans
plenes de sgrifades
ch'i tenta de jescî.
AL È NUOT
A OSTIA
DE UVIÊR
NON JOT NUA.
AL È NUOT
A OSTIA
D'UVIÊR
NO JOT NUA.
Al fâi freit
a Ostia
a novembre
mestre
ài FREIT.
 

Al Maestro 

Massacrato
fatto a pezzi
e schiacciato
sulla strada.
Tu ci hai spiegato la storia
dei muri alti
muri alti
del palazzo
catene
che tu volevi rompere
che diventano
come fragole nei prati.
Maestro
il tuo diverso
modo d'essere
la tua morte
nobile nel pantano.
Questo martirio
così giusto
e noi ignoranti
pochi rimasti.
Quando la luce
diventa spazzatura,
quando un uomo è
pieno di sangue
ci insegna la vita
e la morte;
Maestro,
io ti porto
l'ultima rabbia
stretta nel pugno
della mano
come ultimo saluto:
all'uomo di cultura
comunista
omosessuale
odiato dai potenti della terra
l'unico che ha detto la verità
e che è finito
come doveva finire,
"tra gli sghignazzi
della stampa"
dei muri alti,
delle catene
del palazzo.
Ammazzato
Mentre tentava
per l'ultima volta
di avere coraggio.
Per me resti il
poeta,
per gli altri
uno stupido tentativo di recuperarti.
Io che sono un povero diavolo
non posso far altro
che vedere ancora
il palazzo,
rimasto tale e quale,
con i muri alti
e le catene.
Io che sono matto
vedo le tue mani
piene di graffi
che tentano di uscire.
È NOTTE
A OSTIA
D'INVERNO
NON VEDO NULLA.
È NOTTE
A OSTIA
D'INVERNO
NON VEDO NULLA.
È freddo
A Ostia
a novembre
maestro
ho FREDDO.


* * *

Federico Tavan è nato ad Andreis (Pordenone) nel 1949. Ha studiato al collegio Don Bosco, dove ha imparato a leggere e a scrivere a 13 anni. Nello stesso tempo ha avuto le prime crisi che lo hanno portato in istituti psichiatrici. Nel '67, a 18 anni, ha ricominciato le medie. Ha pubblicato su giornali undreground e sul bollettino parrocchiale… fino a quando ha incontrato quelli del Menocchio.

Ha pubblicato:
Nei quaderni del Menocchio: Màcheri 1984, Lètera 1984, Cjant dai dalz 1985, 
La nâf spâzial 1985, J' sielc perávalis 1991.
Da màrches a madònes, 1994 Biblioteca dell'immagine,
Amalârs 2001 KV
Cràceles cròceles, Circolo culturale Menocchio 1997-2003
L'assoluzione, tradotto in teatro
Federico Tavan: la strega sulla testa di Maurizio Bait 1999, Biblioteca dell'immagine
Numerose sue poesie in diverse antologie oltre a numerosi video.

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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Al Mestre, di Federico Tavan

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