La saggistica
 

Pier Paolo Pasolini
IL PCI AI GIOVANI !!
(Appunti in versi per una poesia in prosa seguiti da una "Apologia")
(in Pasolini. Saggi sulla Letteratura e sull'Arte, Meridiani Mondadori tomo I)
commento di Angela Molteni
(2003)

Sul Sessantotto Pasolini scelse di scrivere in poesia. Ne nacque la famosa Il Pci ai giovani (Appunti in versi per una poesia in prosa seguiti da una "Apologia") il cui incipit è il seguente:

È triste. La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati...
Il brano, negli anni, è stato sottoposto a innumerevoli interpretazioni e vale la pena soffermarvisi. Molti fecero di questa polemica in versi un motivo di dissenso nei confronti di Pasolini (anche quando si sarebbe potuto cogliere quanto vi fosse di ironico nel testo pasoliniano), più che altro per motivi di opportunità politica poiché egli, uomo di sinistra, comunista, come più volte aveva ribadito, aveva scelto di pubblicare parte dei suoi versi anche su un periodico di ampia tiratura [il settimanale "L'Espresso"] proprio in un momento molto "caldo" della contestazione studentesca (e anche operaia), permettendo oltretutto in tal modo una plateale, delirante e sgangherata strumentalizzazione delle sue parole da parte della destra. Nel testo pasoliniano parrebbe che il poeta non tenga conto delle funzioni, ma non è così e lo vedremo.

A Roma, a Milano e in diverse città europee alcuni studenti furono uccisi per mano di polizia e carabinieri; a Città del Messico vi fu una vera e propria strage, sempre di studenti. Come si poteva dunque, da sinistra (dai partiti politici alle organizzazioni sindacali e ai loro militanti) - anche se si comprendeva fino in fondo che si trattava di provocazione - non criticare, e anche duramente, le parole di Pasolini, espresse in un momento tanto delicato e drammatico? Ma un fatto era comunque assodato: chi aveva la possibilità di affrontare studi universitari in gran parte proveniva da famiglia borghese, così come chi si arruolava in polizia proveniva da classi meno abbienti, dal proletariato e dal sottoproletariato.

Nessuno, infatti, ha mai contestato il poliziotto-sottoproletario. Quello che era aspramente contestato, se mai, erano le funzioni e il ruolo delle forze dell'ordine in quanto istituzione. Gli studenti sostanzialmente si opponevano, e a ragione, all'utilizzo delle forze di polizia e dei carabinieri da parte del potere che ne faceva strumento violento di repressione, questo è il punto. E in ciò erano perfettamente in sintonia con il pensiero di Pasolini.

Aldilà di degenerazioni che pure ci furono, nel '68 gli studenti, ("figli di papà") - in Italia e in molti altri Paesi del mondo - pretendevano di ottenere, con le loro lotte, profondi cambiamenti morali e politici; esigevano tra l'altro uno "svecchiamento" degli studi superiori e dell'università, invocavano condizioni che favorissero l'accesso agli studi anche ai meno abbienti ed eliminassero la selezione; volevano fortemente la fine delle "baronie" e dei privilegi. L'istituzione, contro tali rivendicazioni, forniva invece, utilizzando i "figli del popolo", una risposta mirata a stroncare una qualsiasi contestazione, evidentemente con ogni mezzo, anche il più antidemocratico. Che provocò anche dei morti. 

Anche in Cile, qualche anno più tardi, i carabineros, o meglio, molti di essi (provenienti da classi sociali ancor più disagiate di quelle sottoproletarie italiane), furono il braccio armato del colpo di Stato di Pinochet sostenuto dalla Cia. Non agivano individualmente o in quanto sottoproletari ma in quanto gruppo addestrato ad assolvere determinati compiti. E i primi a pagare con la vita o con la sparizione a causa di quell'orrendo delitto contro un Governo costituzionalmente eletto, quello di Salvador Allende, oltre allo stesso Presidente furono studenti (certamente in gran parte figli di borghesi) e lavoratori.

Ma Pasolini, a mio parere, non si schierò affatto dalla parte dei celerini. Proprio le strumentalizzazioni della poesia pasoliniana, letta superficialmente, sedimentate e poi alimentate da una certa stampa, non permisero, e forse non permettono ancora ai nostri giorni, di analizzare con la dovuta attenzione l'"Apologia", il testo che Pasolini fece seguire agli appunti in versi: occorrerebbe leggerla integralmente e con attenzione per comprendere i reali intenti del poeta, altrimenti risultano evidenziati soltanto gli stereotipi: "studenti figli di papà" "poliziotti figli del popolo", e su questi si innestano equivoci senza fine e si tentano ancora oggi strumentalizzazioni anche volgari. È ciò che è avvenuto anche in occasione dei fatti di Genova del luglio 2001, in occasione delle manifestazioni contro il G8 e della repressione poliziesca scientemente attuata dal governo di destra in carica in quei giorni.

Sono sufficienti, penso, alcune brevi citazioni dall'"Apologia" per chiarire il pensiero di Pier Paolo Pasolini:

"[...] Sia dunque chiaro che questi brutti versi io li ho scritti su più registri contemporaneamente: e quindi sono tutti 'sdoppiati' cioè ironici e autoironici. Tutto è detto tra virgolette. Il pezzo sui poliziotti è un pezzo di ars retorica, che un notaio bolognese impazzito potrebbe definire, nella fattispecie, una 'captatio malevolentiae': le virgolette sono perciò quelle della provocazione. [...]".
Ecco il punto: la provocazione. Provocando gli studenti ("in che altro modo mettermi in rapporto con loro, se non così?") Pasolini intendeva stimolarli ad analizzare, "al di fuori così della sociologia come dei classici del marxismo", la loro condizione di piccolo-borghesi; a togliersi di dosso tale loro condizione utilizzando la loro intelligenza in senso critico ("abbandonando la propria autodefinizione ontologica e tautologica di 'studenti' e accettando di essere semplicemente degli 'intellettuali'") e "operando l'ultima scelta ancora possibile [...] in favore di ciò che non è borghese".

Un ulteriore elemento di analisi ci è offerto ancora da Pasolini, che ne "Il Caos" su «Tempo» scriveva il 17 maggio 1969 [il neretto è mio]:

"[...] Proprio un anno fa ho scritto una poesia sugli studenti, che la massa degli studenti, innocentemente, ha "ricevuto" come si riceve un prodotto di massa: cioè alienandolo dalla sua natura, attraverso la più elementare semplificazione. Infatti quei miei versi, che avevo scritto per una rivista "per pochi", "Nuovi Argomenti", erano stati proditoriamente pubblicati da un rotocalco, "L'Espresso" (io avevo dato il mio consenso solo per qualche estratto): il titolo dato dal rotocalco non era il mio, ma era uno slogan inventato dal rotocalco stesso, slogan ("Vi odio, cari studenti") che si è impresso nella testa vuota della massa consumatrice come se fosse cosa mia. Potrei analizzare a uno a uno quei versi nella loro oggettiva trasformazione da ciò che erano (per "Nuovi Argomenti") a ciò che sono divenuti attraverso un medium di massa ("L'Espresso"). Mi limiterò a una nota per quel che riguarda il passo sui poliziotti. Nella mia poesia dicevo, in due versi, di simpatizzare per i poliziotti, figli di poveri, piuttosto che per i signorini della facoltà di architettura di Roma [...]; nessuno dei consumatori si è accorto che questa non era che una boutade, una piccola furberia oratoria paradossale, per richiamare l'attenzione del lettore, e dirigerla su ciò che veniva dopo, in una dozzina di versi, dove i poliziotti erano visti come oggetti di un odio razziale a rovescia, in quanto il potere oltre che additare all'odio razziale i poveri - gli spossessati del mondo - ha la possibilità anche di fare di questi poveri deglì strumenti, creando verso di loro un'altra specie di odio razziale; le caserme dei poliziotti vi erano dunque viste come "ghetti" particolari, in cui Ia "qualità di vita" è ingiusta, più gravemente ingiusta ancora che nelle università".

1968 - L'Università Statale di Milano
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Vedi anche, in "Pagine corsare":
Piero Sansonetti dal "manifesto" del giugno 2003
La polemica con Franco Fortini
Scambio di precisazioni tra Giuliano Ferrara ed Enzo Siciliano
Una nota di Walter Siti
L'intervento di Mauro Baldrati sul Forum di Repubblica
Rileggere Pasolini. Giugno 1968 - "Il PCI ai giovani"
La tavola rotonda organizzata dall'"Espresso" il 16 giugno 1968

Per leggere eventi e commenti relativi al '68 si veda:
http://www.informagiovani.it/30anni68/68home.htm

 

La saggistica - Il PCI ai giovani !!
 


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