La saggistica

"Pagine corsare"
Pasolini nei blog

Pasolini, il profeta
dal blog "Pensieri laterali"
6 dicembre 2009

Sto terminando di leggere Petrolio di Pasolini, romanzo che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere una summa del poeta, il suo capolavoro, purtroppo ce lo hanno portato via prematuramente, nel modo che sapete e con i fini che sapete. Il romanzo è incompiuto, frammentario, ma trasuda grandezza, purtroppo nonostante le sue oltre 500 pagine tanti, troppi capitoli sono solo accennati, abbozzati e da riscrivere secondo registri diversi, è un work in progress, pieno di note a margine, interessantissime perché ne svelano il meccanismo di scrittura e costruzione, un po’ come guardare i modelli e le fasi progettuali di automobile, insomma uno squarcio sotto il velo del romanzo, che purtroppo non sarà mai. Nonostante la sua incompiutezza, ci sono capitoli straordinari che purtoppo non si legano ancora in modo chiaro, in quanto mancano probabilmente passaggi logici importanti, resta comunque godibilissimo. 

Dopo questo cappello arrivo al focus del post, ovvero vi riporto un capitolo, l’Appunto 98a di pagina 411 ed. Einaudi tascabili, un inizio di capitolo che finisce in una paginetta e mezzo e non va oltre, ve lo riporto fedelmente, quelli che sembrano tagli sono vuoti del testo originale, vi faccio notare che Pasolini ha iniziato a scrivere Petrolio nel 1975, fate attenzione alla terza fine del mondo e alle date, io che sono del ‘76 provo un brivido di fronte a tanta visionarietà, 
d’altronde da una figura tale non potevo aspettarmi di meno (se qualcuno pensa che alluda al 2012 è esortato a non andare oltre):
 

«Come tutte le mattine, finito il suo lavoro all’ospedale, il dott.Tomoo Tsuschima uscí per andare in città. Da qualche mese ciò che, uscendo dall’ospedale, si presentava ai suoi occhi era perfettamente uguale: e del resto lí intorno, nulla, mai, per nessuna ragione, sembrava avesse la minima possibilità di cambiare. C’era stata una ‘fine del mondo’ alle origini, ed ecco, questa, non c’era dubbio, era un altra ‘fine del mondo’.

Aggiungo, quasi a prefazione di questo mio racconto, che del resto una ‘terza fine del mondo’ (ma questo il dott.Tomoo Tsuschima ancora non poteva saperlo) sarebbe cominciata da lí a una trentina d’anni.

Dunque, con simmetria quasi ragionata, i tre elementi da cui poteva |può| derivare la fine del mondo, si sono successi nella storia dell’umanità nel modo più semplice. I tre elementi sono: la pericolosità della natura, la pericolosità dell’uomo, e infine (ed ciò di cui il ott.Tomoo Tsuschima non poteva ancora avere coscienza) la finitezza della natura. Cosa quest’ultima, che pare […] naturalmente promettere una ‘fine del mondo’ definitiva. Per giorni, per anni, per secoli, la natura si presenta come fraterna all’uomo: cioè in realtà, paterna, materna (e quindi anche nella sua benevolenza, già in qualche modo pericolosa): tuttavia, nella coscienza umana, essa è sentita fraternamente: una cara, eterna abitudine. Il sole si alza, splende, crescono le erbe e i fiori, animali e pasci sono pronti a farsi uccidere e mangiare; si mangia, si dorme, si fa l’amore, si canta, si lavora, eccetera eccetera. Di tanto in tanto l’elemento della pericolosità mortale e definitiva, ‘viene introdotto‘ dal misterioso narratore della nostra storia, attraverso pericoli relativi (uragani, tifoni, terremoti, pestilenze, guerre): finché il pericolo assoluto viene esplicitamente presentato per quello che è e si ha appunto la ‘fine del mondo’.

Alla ‘fine del mondo‘ delle origini, l’uomo, come si sa, è stato capace di sopravvivere: con l’abilità, la pazienza, la previdenza; con le sue prime commoventi tecniche. Da allora in poi la ‘pericolosità della natura’, come elemento di potenziale fine del mondo, a quanto pare, è stata vinta e scongiurata.

Ma ecco (anch’esso ‘introdotto’ da un infinità di prefigurazioni relative di suicidio) il secondo elemento, cioè la ‘pericolosità dell’uomo’. Lo spettacolo che si presentava davanti agli occhi del dott. Tomoo Tsushima […] stava appunto lì spaventosamente a testimoniare la probabile realizzazione della pericolosità dell’uomo come ‘fine del mondo’. Niente lasciava sperare, in quei giorni, che non fosse così.

Quanto alla terza ‘fine del mondo’, quella che non ha a che fare con questo racconto perché era li da venire, e che, come abbiamo visto è dovuta alla ‘finitezza della natura’, […] staremo a vedere… Certo io non invidio quelli che oggi hanno vent’anni, e tanto meno i loro primi figli. Il dott. xxx […]»


 

.






 

Pasolini, il profeta, dal blog "Pensieri laterali"

Vai alla pagina principale