"Pagine
corsare"
La saggistica
Una
disperata vitalità
un
filmato di Mario Martone con Laura Betti.
Testi
di Pier Paolo Pasolini.
Produzione
Rai Radio Televisione Italiana
(Premi
Pasolini 1996-98)
Intervento
di Mario Martone
Ho
filmato “Una disperata vitalità” basandomi sui principi che mi guidano
da alcuni anni nella ripresa dei lavori teatrali, miei o, come in questo
caso, di artisti che amo: filmo lo spettacolo senza “aggiungere” cinema
ma cercando, attraverso Il cinema, di restituire il teatro così
come è.
Questo
processo apparentemente elementare è grandemente aiutato se c’è
una frontalità oratoriale della messa In scena: e in questo caso
(coerentemente con il dettato teorico del teatro di Pasolini) la frontalità
è assoluta, trattandosi di un’attrice che non si sposta dal suo
leggio.
Questa
attrice è Laura Betti, cioè non solo un’attrice, ma la testimone
vivente di un mondo, di un’epoca e di una vita che mi stanno fortemente
a cuore. Il poeta non è solo “detto”, in questo monologo, ma rivissuto
attraverso l’amore: e se un po’ dell’amore che trasmette Laura quando legge
Pasolini in teatro attraverserà anche lo schermo, allora vorrà
dire che avrò reso un buon servizio a questo spettacolo.
[Lo
spettacolo è stato messo in scena in occasione dell’assegnazione
dei Premi Pasolini 1996-98: Piccolo Teatro di Milano, 12 dicembre 1998]
Intervento
di Laura Betti
Ho
passato anni interminabili a tentare di chiudere finestre, porte che si
aprivano immancabilmente su altre porte o su buchi nel muro o crepe nel
soffitto, e da quelle fessure, quel buchi o quelle crepe, finestre e ancora
porte, entravano a folate voci di ogni genere: insidiose, corrotte, pure,
brutali, fresche, dolci, invitanti e poi tanta gente, tanti eredi,
molti eredi e tutti con un Pier Paolo in mano o in cima ad una bandiera
o nel paniere della biancheria sporca o seduto su un libro… e sempre più
spesso, per allontanare quel fracasso veramente volgare, leggevo e rileggevo
un poema il cui titolo già chiedeva silenzio tanto si intuiva che
veniva da lui, che era lui “Una disperata vitalità”...
Quindi
ho cominciato a studiarlo perché avevo capito che là avrei
trovato molte chiavi per aprire o chiudere le porte, per decifrare molti,
troppi segreti. Avrei potuto ritrovare Pier Paolo nella sua integrità
e anche il nostro modo di sapere, di riconoscere la vita.
Poi
ho pensato che il silenzio, in fondo, è un’emotività “calda”
e che avrei forse potuto trasmetterla. “La morte non è nel non poter
comunicare ma nel non poter più essere compresi”.
Cominciai
a costruire lentamente uno spettacolo intorno a quel poema ed ero un po’
spaventata e in uno stato di ansia quasi vicina al panico.
Ero
certa che avrei potuto dare qualcosa di lui e di me insieme. Perché
sono comunque un’attrice ed ho una necessità fisica dl perdermi
nel profondo degli intricati corridoi dove si inciampa tra le bave depositate
da alieni, tele di ragno luminose e mani, mani che ti spingono verso i
buchi neri screziati da lampi di colore, infiniti, dove sbattono qua e
là le mie pulsionl forse dimenticate da sempre oppure taciute… per
poi ritrovare l’odore della superficie e rituffarmi nel sole dei proiettori,
nuova, altra.
Un’elaborazione
paziente. Ma non avevo dubbi sul fatto che dovevo cominciare – con prudenza
– dagli anni 60’… dalle canzoni di Pier Paolo e poi... poi, forte della
certezza che quegli anni che passammo insieme furono splendidi – e nessuno
me li potrà rubare –, trovare il coraggio dl “scendere” di perdermi
e proprio In questo, per questo, finalmente esistere.
Non
è uno spettacolo facile. D’altra parte nulla è stato mai
facile per me.
I
“corridoi” sono pieni di insidie, e non poche volte, svoltando l’angolo,
ti puoi ritrovare in una notte mai accettata, all’Idroscalo di Fiumicino...
Non
è facile perché le parole, con la loro ambiguità mi
invadono ogni sera nuove, inattese. Spesso, senza che me ne renda conto
io non sono più Laura ma Pier Paolo.
Ma
anche questo, in un certo senso è teatro.
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