La saggistica

"Pagine corsare"
La saggistica

Un film di Laura Betti
Pier Paolo Pasolini, la ragione di un sogno
2001



Recensioni e commenti

Corriere della Sera, 1 settembre 2001

È stato un evento molto applaudito ieri alla Mostra «Le ragioni di un sogno», lo straordinario, commovente, istruttivo film su Pasolini prodotto da Cicutto e Degli Esposti e diretto da Laura Betti. [...] Il suo documento è bello e straziante perché ci restituisce una figura complessa, attraverso spezzoni d’epoca, fra volti di intellettuali e di borgata, il giovane Bertolucci e Citti, e una lunga conversazione con l’amico Paolo Volponi; commovente perché si respira il dolore ai funerali, si sentono versi meravigliosi opposti alla visione del lugubre luogo dell’assassinio e alla visione dell’immensa spazzatura che avanza; istruttivo perché Pasolini aveva davvero previsto tutto, quando parlava dell’omologazione del consumismo: la sua voce ci rimanda tempi che sembrano lontanissimi, il resto è silenzio. «Ho fatto un film - dice l’estroversa regista - perché volevo vedere dove è lui veramente oggi, è un delirio sano che comprende la sua ironia. Ringrazio Sofri per l’immagine finale suggeritami, quando depongo la memoria del poeta vivo e salvo in un grande, luminoso cerchio solare: nessuno riuscirà a stanarlo da lì».

Si rivedono i suoi film e si riascolta anche il suo teatro, si risente parlare il corvo che annunciò la crisi ideologica, si parla di sviluppo e progresso, di omosessualità, di religione e dell’atrocità del dubbio, del marxismo e della famiglia. «E’ un Pasolini doppio, visto nella sua cupezza e nella sua solarità, mi è piaciuto moltissimo» dice Walter Veltroni. «E’ un Pasolini diurno e notturno» aggiunge l’onorevole Franco Grillini. Davanti alla regista svetta la Coppa Volpi vinta nel ’68 a Venezia per «Teorema», del «suo» Pasolini: «Una signora viaggia sempre con i suoi gioielli, io così passo alla Storia, voglio vedere le altre».

Tutto per amore? «Il mio film non è un omaggio è una bomba che metto a coloro che pensano si possa vivere senza poesia. Sono stata zitta per 26 anni, da quando è morto, ma molte vendette mi covano dentro, non perdono niente che riguardi Pasolini che invece, pur linciato senza sosta, era schivo e generoso. Gli dicevano di tutto, poi correvano a intervistarlo. Gli omosessuali sono stati i primi a non raccogliere le sue parole». Non era facile stanare una personalità così multiforme.

«Ma nelle sue parole si respira una tale aria di necessità, una tale forza di comunicazione del vero, che lui sta sempre avanti nel tempo con la poesia. Oggi c’è uno spettro, nuovi poteri e governi che vogliono eliminare la poesia, ma non ci riusciranno mai».