"Pagine
corsare"
La saggistica
Pier Paolo Pasolini,
Scritti corsari,
24 giugno 1974
Garzanti 1975
"Il vero fascismo e quindi
il vero antifascismo"
(già sul "Corriere
della Sera" con il titolo
"Il Potere senza volto")
Un Pasolini
"profetico", inquietante e più che mai "attuale": se si legge, o
si rilegge, questo brano, si può, oggi dare un volto a questo Potere
di cui parla Pasolini?
«Che cos’è la cultura di
una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte,
che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori,
dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura
dell'intelligencija. Invece non è così. E non è
neanche la cultura della classe dominante, che, appunto, attraverso
la lotta di classe, cerca di imporla almeno formalmente. Non è infine
neanche la cultura della classe dominata, cioè la cultura
popolare degli operai e dei contadini. La cultura di una nazione è
l'insieme di tutte queste culture di classe: è la media di esse.
E sarebbe dunque astratta se non fosse riconoscibile - o, per dir meglio,
visibile - nel vissuto e nell’esistenziale, e se non avesse di conseguenza
una dimensione pratica. Per molti secoli, in Italia, queste culture
sono stato distinguibili anche se storicamente unificate. Oggi - quasi
di colpo, in una specie di Avvento - distinzione e unificazione storica
hanno ceduto il posto a una omologazione che realizza quasi miracolosamente
il sogno interclassista del vecchio Potere. A cosa è dovuta tale
omologazione? Evidentemente a un nuovo Potere.
[…]
Conosco, anche perché le vedo
e le vivo, alcune caratteristiche di questo nuovo Potere ancora senza volto:
per esempio il suo rifiuto del vecchio sanfedismo e del vecchio clericalismo,
la sua decisione di abbandonare la Chiesa, la sua determinazione (coronata
da successo) di trasformare contadini e sottoproletari in piccoli borghesi,
e soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di attuare fino
in fondo lo "Sviluppo": produrre e consumare.
L'identikit di questo volto ancora
bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti "moderati",
dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente;
ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza
è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai
dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto
all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto
con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque questo
nuovo Potere […] è in realtà - se proprio vogliamo conservare
la vecchia terminologia - una forma "totale" di fascismo. Ma questo Potere
ha anche "omologato" culturalmente l’Italia: si tratta dunque di un’omologazione
repressiva, pur se ottenuta attraverso l'imposizione dell'edonismo e della
joie
de vivre.
[…]
il nuovo fascismo non distingue più:
non è umanisticamente retorico, è americanamrente pragmatico.
Il suo fine è la riorganizzazione e l'omologazione brutalmente totalitaria
del mondo.
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SCRITTI
CORSARI
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