La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

Pasolini, la poesia è una colpa
Maurizio Cucchi, "La Stampa", 5 gennaio 2001

Nel 1971 Pier Paolo Pasolini pubblicava Trasumanar e organizzar, il suo ultimo libro di versi, un'opera segnata da una volontaria e persino eccessiva, eccentrica, negligenza formale. Era il ritorno provocatorio alla poesia di quel grande personaggio della nostra cultura diventato celebre, nel frattempo, per i suoi interventi giornalistici e per i suoi film. 

Dal progetto di Trasumanar rimanevano peraltro esclusi una ventina di testi, ora riproposti con il titolo di Poesie rifiutate 1968-1969 in un esile volumetto allegato a Poesia '99, il fiero almanacco diretto dal simpatico germanista e poeta Giorgio Manacorda. 

Certo, se Pasolini le aveva rifiutate, queste poesie, forse aveva le sue buone ragioni, e forse era il caso che i posteri le rispettassero. Comunque sia, il libriccino contiene vari elementi di interesse. 

L'Introduzione anonima ci segnala che brevi testi come Logos e Appunto furono verosimilmente esclusi perché lirici, e dunque estranei all'architettura «politica» di Trasumanar, che non poteva contemplare la tradizionale dimensione lirica. Ma se la riflessione problematica sul senso della lirica poteva risultare centrale e necessaria in quel tempo, ci appare oggi, per una perdita di energia del nostro tempo, inesorabilmente e tristemente lontana. 

In ogni modo, tra i venti testi rifiutati, quei due sono tra i pochi interessanti. Ne cito subito uno, che si intitola Logos: «Chi passa nel mio giardino? / Il giardiniere. Eppure non è lui. / La vita si stacca da sé, ne rimane l'illusione / di cui si parla in treno tra viaggiatori sudati.» Niente di speciale, d'accordo, ma sempre meglio di un componimento informe e banale come La maculata concezione, che apre la raccolta, e che sarebbe stato meglio lasciare tra le carte private di Pier Paolo Pasolini. Ognuno deve poter essere libero di prendere appunti senza che il pubblico se ne impossessi, sia pure dopo la morte. 

L'uscita di questo libro ha comunque un senso in quanto propone, anche, altri due o tre testi forti e di poetico valore, come Un re Lear della steppa, che dice: «Toglietevi il cappello davanti a chi finisce la vita; / e sappiate considerarne il peso / che il sapere di avere davanti a sé pochi anni soli da vivere / ha su un'anima; e quanto dunque sia santo anche il male che fa / e soprattutto il cumulo di errori che compie». 

E inoltre, tornando al discorso di cui sopra, per quell'amore a contrasto con la poesia lirica, sempre desiderata eppure vissuta in qualche modo come colpa, secondo l'intimo dissidio di un'anima implacata e grande come quella di Pasolini, come risulta da questi versi: «Perché esiste la poesia lirica? Perché solo io, / e nessun altro per me, sa quali lunghe tradizioni / ha il dolore nascente dalla tinta dell'aria che si oscura; / la sera e le nuvole annunciano, insieme, notte e inverno. / Che occhi si riempiono di questa triste luce se non i miei?»

LEGGI L'INTRODUZIONE
VEDI LE PAGINE DI "POESIE RIFIUTATE 1968-1969" DI PIER PAOLO PASOLINI IN GOOGLE-LIBRI

 
 
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Pasolini, la poesia è una colpa, di Maurizio Cucchi

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Pier Paolo Pasolini
POESIE RIFIUTATE (1968-1969)
Introduzione






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