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Saggistica Vi odio cari studenti
Al dibattito, diretto
da Nello Ajello, parteciparono, oltre a Pasolini, Vittorio Foa all'epoca
segretario della Cgil,
L’argomento di questo dibattito è una poesia di Pier Paolo Pasolini dal titolo “Il Pci ai giovani”, che pubblichiamo in questa stessa pagina e che uscirà fra una decina di giorni su “Nuovi Argomenti”. Al dibattito, diretto da Nello Ajello, partecipano, oltre a Pasolini, l’on. Vittorio Foa segretario della Cgil, e Claudio Petruccioli, segretario nazionali della Federazione giovanile comunista. Due delegati del movimento studentesco, da noi invitati nella sede dell’“Espresso” per partecipare a questa tavola rotonda, si sono limitati a leggere una dichiarazione in risposta alla poesia di Pasolini, rinunciando per il resto a intervenire nella discussione. Ecco la loro dichiarazione. Primo studente. A parere del movimento studentesco, un discorso ed un’azione politica rivoluzionaria dovrebbero svolgersi non nella sede dell’“Espresso”, ma sulle barricate e nelle fabbriche occupate. Il movimento studentesco è, pertanto, dispostissimo ad incontrarsi con Pasolini ma nelle sedi per cui passano il discorso e l’azione politica rivoluzionaria. Secondo studente.
Abbiamo deciso di non infierire su Pasolini dato che la sua poesia è
stata smentita dalla storia. Tuttavia pensiamo che Pasolini, prima di scriverne
un’altra, debba conoscere un po’ meglio i giovani di cui parla, andando
per esempio sulle barricate (le occasioni non mancano, in tutta
Dal punto di vista della posizione sociale, i fondatori del socialismo scientifico contemporaneo, Marx e Engels, erano degli intellettuali borghesi. Anche in Russia, la dottrina teorica della socialdemocrazia sorse del tutto indipendentemente dallo sviluppo spontaneo del movimento operaio. Essa sorse come risultato naturale e fatale dello sviluppo del pensiero tra gli intellettuali socialisti rivoluzionari. Nell’epoca della quale ci occupiamo, cioè verso il 1895, non soltanto questa dottrina ispirava completamente di sé il programma del gruppo “Emancipazione del lavoro”, ma aveva conquistato la maggioranza della gioventù rivoluzionaria della Russia». Vorremmo inoltre che Pasolini rivolgesse speciale attenzione a questa frase: «Avevamo dunque contemporaneamente un risveglio spontaneo delle masse operaie, risveglio alla vita ed alla lotta cosciente, e la presenza di una gioventù rivoluzionaria che, armata della teoria socialdemocra- tica, nutriva il desiderio ardente di avvicinarsi agli operai». Qui finisce la citazione. Quanto ai poliziotti, beh,
Pasolini dovrebbe sapere che cos’è lo Stato. E se non lo sa, dovrebbe
leggersi “Stato e rivoluzione”, di Lenin, dove si spiega
Ajello. La poesia
di Pasolini chiama in causa il movimento studentesco, la classe operaia
e il partito comunista. Il movimento studentesco ha risposto
Foa. La poesia non
mi piace, la trovo molto brutta. Però essa è anche interessante:
non tanto per ciò che dice sugli studenti o sul movimento operaio,
ma per ciò che rivela su Pasolini. Pasolini ha una visione immobilistica
Pasolini parla di operai
che non sanno l’inglese e il francese, e al massimo si danno da fare per
imparare qualche parola di russo; io vorrei ricordare che oggi,
Petruccioli. Più
che non capire la classe operaia, a mio parere Pasolini la ignora. Nel
pensiero di Pasolini la classe operaia non c’è e non c’è
mai
Gli sfugge un fatto importante,
cioè questo: che il ruolo politico degli strati sociali non è
legato alla loro “miserabilità” ma alla loro collocazione concreta
Per lo stesso motivo Pasolini
sbaglia il giudizio sugli studenti, i quali non si possono giudicare dal
loro status d’origine, dal fatto che sono in gran parte figli di borghesi,
ma solo dal ruolo che assumono oggi nella dialettica sociale e dai loro
concreti comportamenti. Insomma Pasolini concepisce le classi sociali come
entità poetiche contrapposte: i Poveri e i Ricchi. Vede la classe
operaia
Pasolini. Tutto quello
che avete detto a proposito della mia poesia dipende dal fatto che si tratta
d’una poesia brutta, cioè non chiara. Questi brutti versi io li
ho scritti su più registri contemporaneamente: e quindi sono tutti
“sdoppiati”
Ajello. Allora, niente di quello che c’è in questa poesia va preso alla lettera, né il pezzo sui poliziotti, né quello sugli operai… Pasolini. Il pezzo
sui poliziotti è un pezzo di “ars retorica”, che un notaio bolognese
impazzito potrebbe definire una “captatio malevolentiae”: le virgolette
Mi spiego meglio: il vero bersaglio della mia collera non sono tanto i giovani, che ho voluto provocare per suscitare con essi un dibattito franco e fraterno; l’oggetto del mio disprezzo sono quegli adulti, quei miei coetanei, che si ricreano una specie di verginità adulando i ragazzi. Pubblico questi brutti versi per significare quanto segue: ho passato la vita a odiare i vecchi borghesi moralisti, e adesso precocemente, devo cominciare a odiare anche i loro figli, non robot ma ribelli, detraendo dal loro numero solo quei pochi che avranno il mio disgraziato destino, e forse un destino ancora peggiore, dato che i loro compagni di vita moltiplicheranno per mille il moralismo dei loro padri… Foa. La poesia una
volta pubblicata, è una cosa che va per conto suo, e chi la legge
non sa nulla dei canoni interpretativi del suo autore. La sua poesia,
Ajello. A me pare
che la poesia “Il Pci ai giovani” sia perfettamente in linea con la precedente
produzione letteraria di Pasolini. Il suo idolo, la sua materia
Foa. Ma anche il sottoproletariato
cambia, Pasolini dovrebbe saperlo. Quei giovani operai del Nord che vanno
a scuola, e che ancor prima degli studenti hanno affrontato la polizia,
a Milano, a Torino, a Valdagno, quegli operai che occupano da venti giorni
le ferriere di Bari sono in buona parte ex sottoproletari meridionali.
Sono coscienti che la loro condizione di sfruttati pone un problema
Petruccioli. È
in corso una manovra pericolosa: basta guardare i giornali della grande
borghesia. Io mi fido dei giornali della grande borghesia: individuano
Ajello. Pasolini, lei è stato definito “il poeta del progrom”. Come si difende? Pasolini. Che la mia
poesia venga fraintesa non m’importa niente. Fraintesa o no, intanto noi
siamo qui a parlare, e in termini non canonici. Almeno io, voi non so.
Nella mia poesia io dico: voi studenti, siete figli di papà, e vi
odio come odio i vostri papà. Ma questo perché lo dico? Ecco:
fino alla mia generazione
Petruccioli. Come
si fa, oggi, a dire che la borghesia tende a coincidere con la storia del
mondo? Guardiamo il Vietnam e i popoli del Terzo mondo, la Francia e la
classe operaia europea, i neri d’America, gli studenti. Sono queste le
forze che attualmente fanno la storia con le loro idee e le loro lotte:
e sono
Ajello. E lei, Foa? Pensa anche lei che il neocapitalismo abbia, come Pasolini, un’enorme capacità di assorbire e neutralizzare le energie e le coscienze? Foa. Sì, lo
penso anch’io, e so che la scuola è uno degli strumenti a disposizione
del neocapitalismo, forse il più importante. Ma il movimento studentesco
e quello operaio lottano contro questa situazione. È qui la vera
novità di oggi rispetto a ieri. Oggi noi assistiamo a un processo
rivoluzionario, o almeno ne cogliamo i sintomi, iniziali ma chiarissimi;
e vediamo che a questo processo la classe operaia e il movimento studentesco
partecipano concordemente. Quando gli operai francesi occupano la fabbrica,
chiudono a chiave il direttore (non perché sia cattivo, anzi dicono
che è un brav’uomo e non
Pasolini. No, lasciatemi
chiarire. Io sono decisamente dalla parte degli operai francesi che hanno
occupato la fabbrica e chiuso a chiave il direttore. Ma mentre l’operaio
quando si muove ed occupa una fabbrica fa la rivoluzione, lo studente,
quando occupa una università, fa soltanto la guerra civile. Bisogna
Ajello. Sarebbe forse opportuno che Pasolini precisasse meglio perché la rivolta degli studenti si trasforma in guerra civile e non in rivoluzione. Pasolini. Perché
la massa degli studenti “dissenzienti” vogliono fare le riforme in un giorno
anziché in un decennio, e vogliono che siano mille anziché
una. Questi nobilissimi Pierini non vogliono accettare pedissequamente
il sistema, pretendono di comandarlo. E questo che cosa significa? Significa
che la borghesia si schiera nelle barricate contro se stessa, che i “figli
di papà” si rivoltano contro i “papà”. La meta degli studenti
non è più la rivoluzione ma la
Foa. Pasolini, mi
permetta di rivolgerle, ancora una volta, una critica personale. Lei si
lamenta dello strapotere presente e futuro della borghesia, teme i mostruosi
inganni del neocapitalismo che cattura e corrompe tutti. Ma contemporaneamente
scrive una poesia contro gli studenti e la presenta come
Pasolini. Mi è
difficile rispondere. Dovrei fare un processo a me stesso, stendere un’autoconfessione.
Dovrei spargere le viscere su questo tavolo.
Ajello. Vogliamo vedere allora se e fino a che punto il movimento studentesco l’ha fatta, questa autocritica? Lei, Petruccioli, cosa ne pensa? Petruccioli. Secondo
me tutti i problemi che abbiamo discusso finora sono presenti all’attenzione
del movimento studentesco. Tranne qualche piccola frangia, nessuno nel
movimento afferma che la rivoluzione prima la facevano gli
Pasolini. Io sbaglierò, la mia sarà una visione poetica, ma mi pare che questo non sta avvenendo. In Francia, da una parte vedo gli operai, dall’altra gli studenti. Con qualche caso isolato di contaminazione. Ajello. I rappresentanti
del movimento studentesco che abbiamo invitato a commentare la poesia di
Pasolini hanno citato due brani del “Che fare? ” di
Pasolini. Le citazioni che fanno gli studenti sono sbagliate, il piccolo-borghese di cui parlava Lenin esisteva mezzo secolo fa. Oggi non c’è più. Il piccolo-borghese di oggi non ha più nonni contadini ma bisnonni e forse trisavoli; non ha vissuto un’esperienza antiborghese, rivoluzionaria, ma sperimentato la vita neo-capitalistica, i problemi dell’industrializzazione totale. I giovani di oggi non si rendono conto di quanto sia repellente un piccolo-borghese di oggi… Ajello. Vorrei chiedere a Petruccioli, che è un comunista, che effetto gli ha fatto leggere sulla “Pravda”, due settimane fa, una dura scomunica degli studenti ribelli di Parigi, dei seguaci di Marcuse e così via. Petruccioli. Ho già
commentato sull’“Unità” l’articolo della “Pravda”. Il suo errore
fondamentale era di non tener conto del clima politico in cui cadeva, del
fatto che proprio in quei giorni, ad esempio, il “Corriere della Sera”
pubblicava
Pasolini. Allora, voi comunisti, siete d’accordo con me che esiste una differenza sostanziale, quasi di natura, tra studenti e operai? Petruccioli. Il movimento
operaio organizzato ha mezzo secolo di vita, il movimento studentesco è
appena nato. C’è una differenza di linguaggio, di
Foa. Non c’è soltanto questa differenza storica di cui parla Petruccioli, c’è anche un’azione dell’avversario di classe, specifica, costante, insistente, demagogica, per operare la frattura tra studenti e operai. La sua ode, Pasolini, si unisce al coro. Pasolini. Ma io non seguo nessuna tattica politica. Se sbaglio non me ne importa nulla. Non sono mica un uomo politico, io. Ajello. Ma lei, Pasolini, non diceva poco fa che tutta la sua opera in versi è poesia politica? Pasolini. È la politica di un non-politico, di uno scrittore non iscritto a partiti. Petruccioli. Ma insomma,
che cosa vuol dire Pasolini con la sua poesia? Che gli studenti devono
uccidersi come movimento studentesco? Che il piccolo-
Pasolini. Questa è
la loro volontà. Questo è quello che vogliono. Quello che
sono in realtà è molto diverso: sono dei borghesi, dei figli
di papà rimasti tali
Petruccioli. Mi sembra
un po’ inutile mettersi a discutere sulle parole. A Roma, nei giorni successivi
ai fatti di Valle Giulia, un rappresentante del movimento studentesco tenne
una specie di comizio rivolto ai poliziotti. «Noi vogliamo un’università
in cui possano andare anche i vostri figli», questo era il
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di Pier Paolo Pasolini ll Pci ai giovani |