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Saggistica Una striscia lunga
come la vita
L’odio, invece, forse non fu mai netto, dichiarato, definito come quello di Catullo. Certo è che Naldini, per affermarsi come scrittore, poeta e intellettuale, dovette affrancarsi dal legame con l’imponente figura del cugino, non seguirlo a Roma ma lavorare a Milano, e trovare al di là di Pasolini fonti di ispirazione e maestri come Giovanni Comisso o Goffredo Parise nella letteratura, De Pisis nell’arte. È quello – assieme a altri, innumerevoli episodi e frammenti di una vita - che lo scrittore friulano, 80 anni, ha raccontato nella sua autobiografia pubblicata nel 2005 Come non ci si difende dai ricordi (edizioni Cargo) e che oggi conferma nell’antologia Una striscia lunga come la vita (Marsilio), che raccoglie il meglio della sua produzione letteraria dal 1942 a giorni nostri. Poesie e prose, friulano e italiano, liriche strutturate e schizzi narrativi si alternano nelle quasi 200 pagine del volume, a sottolineare la profondità di una ricerca stilistica e, più in generale, artistica, che non è possibile liquidare come frutto di una semplice frequentazione con un altro intellettuale. Anzi, nella maturità, Naldini aderisce piuttosto all’intimismo di Comisso che all’impegno civile del cugino Pasolini, trovando nell’indagine dei moti dell’animo più margini per la sua libera espressione creativa. Una striscia lunga come
la vita è per Naldini un’opera non definitiva, ma significativa,
che si sposa e anzi, si riflette come in un gioco di specchi, nella già
citata autobiografia, testimoniando, prove alla mano, il valore unico e
indipendente del suo autore.
* * * Questo volume offre la prima, ampia antologia di tutta la produzione poetica di Nico Naldini, uno dei più importanti scrittori e intellettuali del secondo Novecento italiano. Autore di notissime biografie e opere di narrativa, Naldini si è anche dedicato per tutta la vita alla scrittura poetica, con la quale ha esordito giovanissimo pubblicando alcune squisite liriche nelle riviste friulane fondate dal cugino Pier Paolo Pasolini. Come indica il titolo, scelto dallo stesso autore, possiamo leggere qui una sorta di autobiografia in versi, alternati a ispirate prose che completano il disegno “narrativo” o romanzesco’ della sua poesia. Vi trovano largo spazio soprattutto i lavori più recenti, e in particolare la trilogia formata da Meglio gli antichi castighi, Piccolo romanzo magrebino (2002) e I confini del paradiso (2006). Tema onnipresente in essa è quello erotico: la contemplazione e il godimento dei corpi maschili, le illusioni e le brucianti delusioni dell’amore, i “brevi romanzi” creati dall’eros omosessuale. Sullo sfondo di queste passioni c’è l’Africa, la costa nordafricana dove Naldini soggiorna spesso e di cui sono qui descritti gli straordinari paesaggi, la vita quotidiana, la gente con i suoi sogni e i suoi drammi. Tornano poi spesso come in una sorta di contrappunto i ricordi del Friuli nativo, della madre e dei grandi amici scomparsi: Pasolini, Comisso, Parise. Il volume è aperto da un saggio introduttivo di Francesco Zambon. -------------------
Naldini è autore di numerosi libri di poesia quali Seris par un frut – Sere per un fanciullo (Edizioni dell’Academiuta, Casarsa 1948), Un vento smarrito e gentile (Scheiwiller, Milano 1958), La curva di San Floreano (Einaudi, Torino 1988), Occasionalmente altro (Manni, Lecce 1999), Le case della memoria (Veneto Comunicazione, Treviso 1999), Houssem e le lucciole (Prova d’autore, Catania 2002) e Aymen Aymen (Nuova Dimensione, Portogruaro 2005). Le sue opere di narrativa rivelano una sottile e originale vena di evocatore di figure, paesaggi e storie della memoria: Gioia e monotonia di una casa nel Nordafrica (Cartotecnica veneziana, Venezia 1992), Il treno del buon appetito (Guanda, Parma 1995), Meglio gli antichi castighi (Guanda, Parma 1997), Piccolo romanzo magrebino (Manni, Lecce 2002), Alfabeto degli amici (Ancora del Mediterraneo, Napoli 2004). Come studioso e saggista, Naldini ha riunito una raccolta di saggi su Goffredo Parise (Con Goffredo Parise, Zoppelli, Treviso 1988); è il curatore delle edizioni di varie opere di Giovanni Comisso - Veneto felice: itinerari e racconti (Longanesi, Milano 1984), Il mio sodalizio con De Pisis (Neri Pozza, Vicenza, 1993), Al Sud (Neri Pozza, Vicenza 1996), Opere (Mondadori, Milano 2002) e del suo epistolario - Vita nel tempo - lettere, 1905-1968 (Longanesi, Milano 1989). Ancora a Comisso ha dedicato Cronache comissiane (Studi Trevisani, Treviso 1987), Album Comisso (Neri Pozza, Vicenza 1995) e ha curato un’antologia di Sandro Penna - Poesie scelte (TEA, Milano 1999) e l’edizione del diario di Orio Vergani (Misure del tempo : diario 1950-1959, Leonardo, Milano 1990). Significative anche le sue biografie, come La vita e le lettere - Giacomo Leopardi (Garzanti, Milano 1983), Vita di Giovanni Comisso (Einaudi, Torino 1985), Il solo fratello: ritratto di Goffredo Parise (Archinto, Milano 1989), De Pisis: vita solitaria di un poeta pittore (Einaudi, Torino 1991), Un’importanza privilegiata occupa nella sua opera la figura e l’arte del cugino Pasolini cui ha dedicato numerosi libri: ha curato (con Andrea Zanzotto) il prezioso Poesie e pagine ritrovate (Lato Side, Roma 1980), quindi la raccolta dell’epistolario (Lettere 1940 - 1954, Einaudi, Torino 1986, e Lettere 1955 – 1975, Einaudi, Torino 1988; Vita attraverso le lettere, Einaudi, Torino 1995); biografie (Nei campi del Friuli, La giovinezza di Pasolini, All’Insegna del pesce d’oro, Milano 1984; Pasolini, una vita, Einaudi, Torino 1989, tradotto in numerosi paesi; Pasolini, mio cugino, Bietti, Milano 2000), curatele di testi di narrativa e miscellanea come Un paese di temporali e di primule (Guanda, Parma 1993) e Romàns (Guanda, Parma 1994); atti di convegni, come Viers Pordenon e il mont (Provincia di Pordenone, 1997), Il maestro delle primule: dalla meglio gioventù alla nuova preistoria (Provincia di Pordenone, 1997). Naldini ha curato, inoltre, anche la ristampa anastatica della collezione delle riviste create da Pasolini negli anni friulani, L’academiuta friulana e le sue riviste (Neri Pozza, Vicenza 1994). Inoltre lo scrittore casarsese ha collaborato con il cugino alla preparazione di alcuni film, come Teorema (1968); ha lavorato per qualche anno come responsabile dell’ufficio-stampa della PEA di Alberto Grimaldi, la società di produzione degli ultimi quattro film di Pasolini (ha collaborato agli ultimi tre: I racconti di Canterbury, 1972, Il fiore delle Mille e una notte, 1974, e Salò o le 120 giornate di Sodoma, 1975). Mentre lavorava a Salò,
Naldini curava anche l’ufficio-stampa de Il Casanova di Federico
Fellini (1976). Di Fellini traccia un rapido ma intenso ritratto “privato”
anche nel libro Come non ci si difende dai ricordi.
Francesco Zambon insegna filologia romanza all’Università di Trento. Ha pubblicato numerosi studi sulla cultura medievale, in particolare sulla letteratura allegorica e religiosa. Nell’ambito della letteratura contemporanea ha scritto su Montale, Saba, Pasolini, Pierro e altri poeti italiani ed europei. In copertina: Pier
Paolo Pasolini, Ritratto di Nico Naldini, china su carta (1943)
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